Zaha Hadid: l’architettura è un mestiere da donne
14 marzo 2023 - Stefania Abegaille
“L’architettura non è un mestiere da donne” me lo disse per la prima volta un professore, durante il suo esame in cui, poi, presi pure 30, alla fine del terzo anno alla facoltà di architettura. Era il 2011 e ancora questi pregiudizi esistevano.
Qualcuno avrà pure il coraggio di dire che in parte è anche vero, citando esempi a caso dell’amica, della cugina, della zia dimenticandosi che il problema dei pregiudizi non è che siano falsi ma che siano parziali, raccontano solo una parte di realtà, quella che fa più comodo alla nostra narrazione e non dicono nulla delle cause per cui avviene un certo fenomeno.
Se il numero di architette famose è così esiguo non è perché non è un mestiere per loro, o meglio per noi, ma perché vengono costantemente scoraggiate dal sistema, che ricorda loro in ogni momento che quello non è il loro posto.
Tra quelle che ce l’hanno fatta, se così si può dire, c’è Zaha Hadid unica donna a vincere il premio Pritzker nel 2004 e ad essere considerata a tutti gli effetti un’archistar.

Zaha Hadid è stata un’architetta irachena, naturalizzata britannica, che ha firmato numerosissimi progetti non solo architettonici. Il grande merito della nostra artista è stato quello di riuscire a spaziare in più ambiti mantenendo sempre uno stile visionario e futuristico perfettamente riconoscibile, è sarà proprio questa sua caratteristica a renderla l’architetta più famosa al mondo prima ancora di morire.
Zaha Hadid Mohammad nasce a Baghdad nel 1950 e pensate un po’ crescerà in un edificio ispirato al Bauhaus e grazie allo status della sua famiglia (il padre fu un importante imprenditore edile e politico mentre la madre fu un’artista) avrà rapporti con il mondo dell’arte e dell’architettura fin da giovanissima.
Ha studiato presso l’Università americana di Beirut e nel 1972, dopo essersi laureata, si è trasferisce a Londra per frequentare i corsi dell’Architectural Association prima come studentessa e poi come docente. In seguito, sempre a Londra, si fa conoscere come progettista e dopo il successo ottenuto tramite l’esposizione di numerosi dipinti che descrivevano ambienti d’ispirazione costruttivista fonderà nel 1979 Zaha Hadid Architects.

Tutte le opere di questo periodo sono accumunate dal tentativo di ridurre l’architettura nei suoi elementi essenziali, con linee sinuose e pulite, ben integrate alla topografia del territorio anche tramite sistemi tecnologicamente complessi creando nuovi paesaggi in cui naturale e artificiale si fondono in armonia. Lo straordinario studio teorico The Peak di Hong Kong (1983) e i progetti sul Kurfürstendamm di Berlino Ovest (1986) ci restituiscono un immaginario creativo fatto di forme taglienti e linee spezzate che volano, si incrociano, esplodono per diventare altro. Nasce così una nuova idea di architettura multi-prospettica.

A partire dagli anni ’90 c’è però un cambiamento, infatti la parola chiava delle progettazioni di questo periodo è movimento inteso come flussi che attraversano spazio e superfici e si traducono in forme nuove come la caserma per i vigili del fuoco di Weil Am Rhein in Germania del 1993 e la stazione di interscambio modale di Hoenheim-Nord di Strasburgo realizzata tra il 1999 ed il 2001.


Degno di nota anche i progetti per il Rosenthal Contemporary Arts Centre di Cincinnati ed il Maxxi. Entrambi luoghi pensati per l’arte e la cultura in cui si adoperano soluzioni progettuali diverse.
Nel 2003 viene inaugurato il Rosenthal Contemporary Arts Centre di Cincinnati il primo museo realizzato da una donna negli Stati Uniti. L’edificio che nasce per ospitare performance artistiche di vario genere, si presenta esternamente composto da volumi scatolari aggettanti che bene si integrano nel contesto urbano mentre internamente lo spazio si apre verso l’alto.

Il MAXXI, il Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo di Roma, realizzato tra la fine degli anni ’90 ed il primo decennio del 2000, è una complessa struttura polifunzionale, in cui l’area dedicata all’arte è separata da quella per l’architettura. Il complesso è caratterizzato da spazi articolati che si intrecciano, in cui esterno ed interno si alternano e le scale diventano punti di connessione sospesi nel vuoto.

Ma Hadid non è solo un’eccezionale architetta è anche un’artista e lo dimostrerà con la sua partecipazione alla Biennale di Venezia, dimostrando quanto possa essere poliedrica e versatile presenziando sia alla biennale di architettura che a quella d’arte.

Inoltre, nell’ultima parte della sua vita, si è dedicata alla progettazione di calzature, elaboratissime ed originali, oggetto del desiderio di molte amanti della moda che, con l’architettura, non avevano mai avuto a che fare.

Queste sono solo alcune delle opere in cui Zaha Hadid spazia in campi diversi, sempre tramite uno stile perfettamente riconoscibile, fautrice di una corrente sempre più apprezzata e studiata, anche al di fuori della propria bolla.
Nota bene: le opere menzionata sono state scelte in base ai miei personalissimi gusti e non tramite una gerarchia. L’unica classificazione considerata è quella temporale, che ci da l’idea dell’evoluzione dello stile dell’artista.

Bibliografia e Sitografia:
https://www.zaha-hadid.com/
https://www.pritzkerprize.com/
https://youtu.be/-6QI6kUiJqU
P. Jodidio, Zaha Hadid. Complete Works 1979 – today, Taschen, 2020