Yamada Murasaki: femminismo nei manga

25 marzo 2025 - Emily Iachi Bretto

Nel paese dei fiori di ciliegio la scelta del nome è un processo molto significativo e spesso ha la volontà di riflettere desideri, speranze e valori della famiglia.

È un momento sacro, quasi profetico e si basa principalmente su due punti: 
1) scelta dei kanji e della loro combinazione (ognuno di essi ha un proprio significato);

2) suono del nome, importante per l’armonia e la facilità di pronuncia;

山田 三津子 – Yamada Mitsuko

三津子 può essere interpretato come “bambina del porto“/”bambina di tre porti“, ed è questo il nome che hanno scelto i genitori di Yamada Mitsuko, nel lontano 15 settembre 1948. Una donna che ha vissuto la sua vita tentando un’impresa quasi impossibile, un viaggio arduo nel secondo novecento giapponese: aprire gli occhi sulla condizione delle donne in una società patriarcale come quella giapponese.

YAMADA MURASAKI – YAMADA MITSUKI

Yamada è stata un’artista, poeta, saggista, mangaka e insegnante Giapponese. Nata alle porte del “miracolo economico giapponese”, anni in cui il paese del sol levante riuscì a risollevarsi dalla situazione disastrosa provocata dalla seconda guerra mondiale, dove aveva perso oltre un terzo della ricchezza nazionale. Orfana di padre visse con i nonni, separata dalla sorella e dalla madre. 

Forse, proprio il contesto sociale ed economico nel quale è cresciuta e l’infelice primo matrimonio hanno portato Yamada ad avvicinarsi a temi come il femminismo, la parità di genere e all’emancipazione femminile e a decidere di fare qualcosa di mai fatto prima: inserirli all’interno di un manga. 

Il percorso artistico della donna cominciò con la pubblicazione di alcune opere poetiche e decise di adottare un nome d’arte: “Murasaki Yamada” (山田 紫), in onore alla celebre scrittrice dell’epoca Heian (794-1185) Murasaki Shikibu (紫式部), scrittrice del Genji Monogatari. Una seconda spiegazione per la scelta del nome “Murasaki” è per via di un vegetale chiamato così e di cui Yamada amava il colore, come ricorda la figlia. 

Come vi anticipavo nell’incipit dell’articolo, per il popolo giapponese i nomi sono estremamente importanti.

Oltre al suo lavoro come mangaka, Yamada ha intrapreso anche la carriera accademica, insegnando negli ultimi anni della sua vita nella prestigiosa facoltà di manga della Kyoto Seika University, contribuendo alla formazione di nuove generazioni di artisti. 

Morì nel 2009, all’età di 60 anni a causa di un’emorragia intracerebrale. 

YAMADA MURASAKI – ESORDIO

Yamada Murasaki esordì nel mondo del fumetto nel 1969, sulla famosa rivista COM (コム) creata nel 1967 da Osamu Tezuka (il leggendario autore di Astro Boy, Pluto e di tanti altri titoli consacrati nella storia del fumetto asiatico), era una rivista creata con l’obiettivo di offrire uno spazio più sperimentale agli autori, soprattutto per racconti maturi (anticipando il genere gekiga, manga drammatici per adulti). Il suo primo lavoro per questa rivista fu un racconto breve ひだり手の… (Hidari te no…), nel medesimo anno pubblicò anche: 鳳仙花 (Hōsenka); あれわわたしの (Are wa watashi no); e un anno dopo una raccolta di poesie con illustrazioni (Sore e no uta).

Nonostante il prestigio, la rivista faticava a competere con le grandi riviste commerciali e  cessò la pubblicazione nel 1972, costringendo Yamada a rivolgere il suo sguardo altrove. Così iniziò la sua collaborazione con il megazine GARO (ガロ) , anche questo come COM, puntava a essere un terreno fertile per la pubblicazione di storie sperimentali, con contenuti politici, sociali e filosofici.

I primi lavori della mangaka su GARO furono: “Oh, the Ways of the World“, in originale: ああせけんさま (Aa Seken-sama) del 1971 e “When the Wind Blew”, in originale: 風の吹く頃 (Kaze no fuku koro), quest’ultimo vinse una menzione d’onore al Big Comic Award (premiazione associata alla rivista Big Comic).

Dopo questi primi passi nel mondo fumettistico nipponico, decise di mettere in pausa la carriera per potersi dedicare al meglio al marito e ai figli. Uso questo termine proprio perchè, purtroppo, ancora oggi la società giapponese è ancora irrimediabilmente e profondamente patriarcale, i ruoli di genere sono scatole che imprigionano gli esseri umani in stereotipi dai quali è difficile uscire (le donne in casa a occuparsi dei figli e gli uomini stacanovisti).

“Invidia.
Ecco cosa provo.
Invidia verso la libertà degli uomini
”

Soltanto anni dopo (1978) tornerà a pubblicare all’interno delle pagine di Goro saggi, illustrazioni e poesie: 性悪猫 (Shōwaruneko); わたしの青い星, (Watashi no aoi hoshi), una storia autoconclusiva; ゆらりうす色 (Yurari Usuiro) una serie pubblicata dal 1983 al 1984, pubblicata su Comic Morning, adattata in un film intitolato “Bed In” nel 1986.

Tante altre opere riempiono la bibliografia dell’autrice, tra cui quella più celebre しんきらり (Shin Kirari), in Italia “Tenui bagliori”, una serie manga femminista che tratta dell’essere una casalinga, di un matrimonio fallito e del ruolo cruciale di un genitore nella crescita dei figli. Questi sono gli anni anche della sua separazione e del divorzio dal primo marito. 

YAMADA MURASAKI – TENUI BAGLIORI 

“Tenui Bagliori”, è stato pubblicato da Einaudi nella collana stile libero manga nel 2024, finora è l’unica opera apparsa in Italia della maestra Yamada. Si tratta del suo lavoro più famoso, una serie pubblicata in Giappone tra il 1981 e il 1984 sulla rivista Garo. Un inno al femminismo, alla parità di genere e all’emancipazione femminile, temi molto cari all’autrice.

È doloroso sfogliare il volume, vedere e leggere situazioni che ancora oggi sono dolorosamente attuali. 

Yamada  racconta la vita quotidiana di Chiaru (una vita che potrebbe essere quella di una qualunque casalinga) una giovane donna di 32 anni, sposata e madre di due bambine e, agli occhi del marito e dell’intera società non è altro che questo: madre e sposa. 

Infatti le sue giornate si dividono tra le pulizie della casa e la cura delle due figlie, lasciata sola dal marito, che più che un compagno sul quale fare affidamento sembra un figlio/padrone: è completamente assente, lavora tutto il giorno e non si fa scrupoli a rimanere a dormire fuori, usando la scusa del troppo lavoro, o a tornare a casa a notte fonda ubriaco dopo le bevute con i colleghi. Un uomo capace solo di abbaiare ordini e non ha mai una parola dolce per la moglie.

“… ma te ne freghi di fare il padre. processore di sostantivi: ecco come mi consideri. “Té!”. “Posacenere!”. “Tagliaunghie!”. Anche un computer privo di emozioni direbbe “per favore” qualche volta. Non t’importa se le bimbe stanno bene, quando le vedi?”

Le sue figlie, Sachi e Chika, rappresentano le uniche ancore di salvezza per Chiharu, dando un senso alla sua vita. Nei momenti in cui si dedica loro con affetto, la solitudine sembra svanire, seppur temporaneamente. Tuttavia è proprio quando cala la sera e le figlie sono addormentate nei loro letti che Chiharu deve fare i conti con un mostro più grande di lei: la solitudine. 

Il racconto si snoda in 36 brevi episodi, ciascuno incentrato su un frangente della vita di Chiharu dove si sente sola, in balia degli eventi, ma anche con una grande voglia di scrollarsi di dosso quel ruolo di angelo del focolare che le è stato cucito addosso. 

Uno dei primi racconti, è dedicato alle figlie di Chiharu, le sue “ancora di salvezza” che si rivelano essere un’arma a doppio taglio, infatti, in Camminando da sola la donna è consumata da un dubbio. Uscita di casa per un appuntamento è convinta di essersi dimenticata qualcosa, osserva più volte le mani ma la borsa e il regalo sono proprio lì, poi l’illuminazione: si rende conto che ciò che le manca sono proprio le sue figlie. 

E da qui nasce la consapevolezza che “Le bimbe sono cresciute in fretta…Troppo in fretta… […] Me lo aspettavo, il giorno in cui non le avrei tenute più per mano. […] Però non mi aspettavo i giorni della solitudine”, ed ecco che ritorna quella malinconica sensazione, quella solitudine che sembra sempre essere in agguato e pesarle come un macigno sulle spalle. 

Chiharu è una donna di soli trentadue anni, eppure si sente già intrappolata in un ruolo che la soffoca. Il peso delle aspettative sociali e familiari la schiaccia: è sempre disponibile, sempre accogliente, ma a costo di perdere sé stessa, i suoi sogni, la sua identità.

Eppure, dentro di lei arde ancora il desiderio di vivere, di provare gioia autentica. Ama la libertà, la spensieratezza di correre a piedi nudi sotto la pioggia, il senso di sé che nasce dalle sue capacità e dai suoi talenti. Non vuole dissolversi nel sacrificio per gli altri.

Così, decide di compiere un primo passo verso l’indipendenza: trovarsi un lavoro. Una scelta che, per quanto piccola, inizia a scuotere gli equilibri della sua famiglia. 

“io ho paura che tu diventi indipendente … nel senso … non ti servirò più a nulla ..”
“Avrei detto il contrario … mi è capitato di pensare che tu volessi abbandonarmi in questa scatola che abbiamo costruito insieme […]”

Chiharu ottiene un lavoro part-time ma, in quel momento di benessere per essere riuscita a riconquistare qualcosa di sé, il marito si sente minacciato nel suo ruolo di capofamiglia, ammette che teme l’indipendenza della donna. 

“Ma ora che il sogno ha avuto fine, dimmi, cosa dovremmo fare?”

YAMADA MURASAKI – FAME DI VITA

Murasaki Yamada adotta uno stile minimalista, essenziale ma potente, per raccontare con ironia la prigione in cui molte donne, come Chiharu, si ritrovano senza nemmeno accorgersene. Donne che mettono in pausa la propria vita per dedicarsi esclusivamente ai figli e al marito, finendo per essere date per scontate.

Chiharu potrebbe essere una qualsiasi donna dei nostri tempi: noi stesse, nostra madre, nostra sorella. È il ritratto di chi si trova intrappolata nel ruolo di moglie e madre, senza vie d’uscita apparenti, mentre il suo lavoro domestico resta invisibile, non riconosciuto né apprezzato.

Ma la sua storia è anche un grido di speranza. Chiharu trova la forza di spezzare queste catene, di riconquistare una parte di sé e della propria libertà. Tenui bagliori diventa così un inno alla forza femminile, alla capacità di riscoprirsi e di reclamare il proprio spazio nel mondo.

Bibliografia

La società giapponese – caratteristiche e vita quotidiana – ROPPONGI

La condizione femminile in Giappone: dall’antichità ad oggi – Universo letterario

In Giappone l’uguaglianza di genere nel lavoro è ancora lontana – Il Post

Tenui bagliori di Yamada Murasaki – L’Armadillo Furioso

Tenui bagliori: fame di libertà di una casalinga giapponese – Universo letterario