Sonita Alizadeh: rapper e attivista per i diritti delle donne
8 aprile 2024 - Enrica Sirigu
“Credo che il cambiamento inizi con la decisione di essere coraggiosi e audaci, di realizzare qualcosa di concreto. E i giovani lo stanno già facendo”
Queste le parole di Sonita Alizadeh, rapper afgana e attivista per i diritti delle donne, che da anni ormai si batte contro i matrimoni forzati, attraverso la sua musica.
I primi anni
La cantante nasce nel 1996 a Herat ma, per scappare dai talebani, la sua famiglia va via dall’Afganistan e si rifugia in Iran. Qui Alizadeh è costretta a lavorare per sopravvivere, pulisce i bagni negli uffici ma, nei momenti liberi, impara a leggere e scrivere. In questi anni si appassiona anche alla musica e in particolare si avvicina al rap, non soltanto ascoltandolo, ma anche componendo lei stessa canzoni e registrandole. I temi trattati nei suoi testi hanno sempre fatto riferimento ai problemi che ha vissuto o che hanno vissuto le persone a lei vicine: la guerra, la scomparsa di alcune sue amiche, le spose bambine e il lavoro minorile.

Promessa sposa
Sonita Alizadeh viene venduta ad un uomo per la prima volta quando aveva dieci anni ma, per una serie di coincidenze e grazie al trasferimento dall’Afganistan all’Iran, il matrimonio non viene celebrato. La bambina non capisce in quel momento cosa le sarebbe potuto succedere ma purtroppo, anni dopo, la stessa situazione le si ripresenta davanti. All’età di 16 anni il fratello vuole riportarla in Afganistan per venderla ad un altro uomo e incassare la somma di novemila dollari, che sarebbero poi serviti al fratello stesso per comprare sua moglie.
Per fortuna, anche questa volta, la cantante riesce a non essere venduta e comincia un percorso sempre più consapevole di denuncia di ciò che stava accadendo a lei e a tante altre bambine e ragazzine.
In quegli anni, riesce ad incidere alcuni dei suoi brani, nonostante il divieto al canto, vigente per le donne in Iran. La sua musica viene ascoltata e particolarmente apprezzata dalla regista Rokhsareh Ghaem Maghami, che decide di girare un documentario sulla sua vita, seguendola per bene tre anni. Il film-documentario Sonita riscuote un buon successo di critica e pubblico e vince nella categoria World Cinema del Sundance 2016.

Brides for sale
“Lasciatemi gridare. Sono stanca del silenzio
Toglietemi le mani di dosso. Mi sento soffocare”
Questi sono due versi del brano più famoso di Sonita Alizadeh, Brides for sale, grazie al quale non solo ha denunciato a gran voce questa terribile pratica, ma ha potuto anche ricavare denaro utile per fondare una sua organizzazione, Sonita’s dream, che supporta economicamente tutte quelle famiglie che, costrette dalla povertà, vendono le loro figlie per ricevere un compenso in denaro.
Il videoclip ottiene un grande successo su Youtube e viene notato da un’organizzazione no-profit, Strongheart Group, che decide di mettere a disposizione di Alizadeh una borsa di studio negli Stati Uniti. La ragazza accoglie la proposta e si trasferisce nello Utah, dove studia e continua a impegnarsi tramite la sua musica.
“Lasciate che vi sussurri le mie parole,
cosicché nessuno oda che parlo della vendita di ragazze.
La mia voce non dovrebbe essere ascoltata, dal momento che è contraria alla sharia.
Le donne devono rimanere in silenzio. Questa è la tradizione della mia città.Io grido per rimediare al silenzio delle donne, lungo una vita.
Io grido a nome delle ferite inferte al mio corpo.
Io grido per un corpo esausto chiuso in gabbia
Un corpo che si è spezzato sotto il prezzo che vi avete impresso.
Ho quindici anni, vengo da Herat.
Sono venuti per comprarmi e io sono sconvolta.
Non riesco a capire questa tradizione.
Vendono ragazze per denaro. Nessun diritto di scegliere.Mio padre si preoccupa del costo della vita.
Chiunque paghi di più, la ragazza è sua.
Se avessi saputo che avreste calcolato quanto vi costo,
Se avessi saputo che avreste contato i miei bocconi,
Mi sarei alzata dalla tavola ancora affamata
O avrei mangiato i vostri avanzi.Come tutte le altre ragazze, io sono chiusa in gabbia.
Come una pecora allevata solo per essere divorata.
Dicono che è giunta l’ora di vendermi.
Anche io sono una persona, questi sono i miei occhi e le mie orecchie.
Avete mai visto una pecora lamentarsi della morte?
Avete mai visto una pecora piangere come me?Oh Dio, non posso vivere lontana da voi,
non posso accusarvi di niente, anche se sarebbe giusto.
So che mi avete dato la vita, come posso ripagarvi?
Lasciatemi gridare. Sono stanca del silenzio
Toglietemi le mani di dosso. Mi sento soffocare
Non mi avete parlato per così tanto tempo
Che continuo a chiedermi se sono viva.
Non ho voce, e sono piena di dubbi.
Se fossi morta, come potrei sentire le frustate?
Questa è la tradizione della mia città per le ragazze: rimanere in silenzio.Poi ditemi, come posso provare di essere una persona?
Forse la fuga ed il suicidio sono terribilmente stupidi
Ma cosa posso fare se non ho alcun sostegno?
Eppure, perfino se mi strappate tutti i capelli
Non farò nulla per mettervi in difficoltà.Se vendermi vi porterà la felicità,
Proverò a mentire: “è tutto fantastico”
Spero che Dio conservi i vostri sorrisi
E i miei sorrisi li scambierò con il vostro dolore.
Però vorrei che rivedeste il Corano.
Vorrei che sapeste che non dice che le donne sono in vendita.Aspettate, ho bisogno di un po’ di pace.
Lasciatemi sola. È inutile che mi truccate,
Il mio volto ammaccato non guarirà.
Io me ne vado, ma lascio la mia bambola qui per voi.
Non lasciatela piangere come me.”
La musica è politica, tutta l’arte è politica
Lasciatemi fare un’ultima riflessione, in un momento in cui in Italia troppo spesso si sente dire che le artiste e gli artisti devono occuparsi di arte e non di ciò che avviene nel mondo. Soprattutto in ambito musicale, si tende a rimettere gli artisti e le artiste al loro posto – quale sarebbe il loro posto? – dicendo loro che sono autorizzatə a parlare solo di musica. Se intervistatə non possono commentare eventi o fatti e non possono portare dati a supporto delle loro idee e convinzioni – vedi Sanremo.
Ma non penseremo veramente che la musica sia solamente un susseguirsi di note cantate o suonate? Se riteniamo che la musica sia un’arte, è necessario dire con fermezza che, come tale, descrive la nostra esistenza e le azioni che compiamo.
Proviamo a comprendere che l’arte e quindi anche la musica, che è arte essa stessa, non è avulsa dalla realtà e che arte non per forza è sinonimo di bellezza né di apatia. Quando la musica è stata solo bellezza invece che presa di posizione? Forse mai. L’arte può essere bellezza ma è anche politica, è un faro sulla vita, sulle problematiche come sulle meraviglie. Chi fa arte ha quindi il diritto e il dovere, prima come cittadinə e poi come artista, di occuparsi del mondo, anche con le sue incongruenze e atrocità.
Sonita Alizadeh è un esempio virtuoso, come tantə altrə artistə, di come la musica possa e debba smuovere le coscienze.

Bibliografia
Mannoia, “Quello che le donne dicono”, 2022, Feltrinelli.
Sitografia
https://it.gariwo.net/dlV3/GiustiAlFemminile.pdf
https://www.greenme.it/lifestyle/costume-e-societa/sonita-alizadeh-la-rapper-afghana-che-denuncia-con-la-musica-il-fenomeno-delle-spose-bambine/
https://www.youtube.com/watch?v=vzx8RhPrXGc
https://www.youtube.com/watch?v=n65w1DU8cGU
https://www.rollingstone.it/musica/news-musica/brides-for-sale-la-storia-della-rapper-afghana-sonita-ex-sposa-bambina/309001/