Signe Hornborg: un primato da rivendicare

10 dicembre 2024 - Stefania Abegaille

Secondo il Global gender gap report 2020 del World Economic Forum (Wef) per colmare il divario di genere nel mondo potrebbe volerci ancora un secolo, 100 anni di lavoro costante, in cui ognuno e ognuna di noi farà del proprio meglio per cambiare politiche, leggi, usi e costumi.

Arrivare fino ad oggi non è stato facile e le rivoluzioni, che ci sembra segnino dei punti fissi, sono, spesso, più labili di quello che potremmo immaginare – basti ricordare che la storica sentenza, Roe v Wade, che regolamentava il diritto all’aborto negli Stati Uniti dal 1973, fu ribaltata dalla Corte Suprema nel 2022, sentenza Dobbs contro Jackson Women’s Health Organization.

I momenti di svolta, ricordati dalla storia, sono quasi sempre il culmine di processi ben più articolati e lunghi, che partono, anche, da discussioni casuali tra amici dopo aver bevuto troppo o anche tentativi di riscatto personale, che, casualmente, hanno anche valore sociale e diventano importanti per collettività.

Alla voce Architettura la Treccani recita:

s. f. [dal lat. architectura]. – 1. L’arte di formare, attraverso mezzi tecnico-costruttivi, spazî fruibili ai fini dei bisogni umani: edifici, autostrade, ponti o altre opere di ingegneria, giardini e anche monumenti (obelischi, colonne onorarie, ecc.), considerati nella loro funzione spaziale: a. civile, militare, sacra; a. idraulica, ecc.; e come branca di studi universitari: facoltà di a., studiare a.; laurea, laureato in architettura. A. del paesaggio, disciplina che ha per oggetto la tutela e la strutturazione dell’ambiente urbano per renderlo sempre più funzionale e rispondente alla crescente concentrazione sociale nelle città. A. navale, il complesso delle scienze tecniche e applicate che riguardano le caratteristiche proprie della nave e la sua propulsione, comprendendo talvolta anche l’applicazione della scienza delle costruzioni allo scafo (costruzione navale propriam. detta). A. industriale. 2. a. Opera di costruzione architettonica, e il modo con cui è ideata ed eseguita: ammirare le a. antiche; studiare l’a. di un palazzo; Una devota e venerabile chiesa, Che su colonne alabastrine e rare Con bella a. era sospesa (Ariosto). b. Il complesso delle opere costruttive in quanto appartengono alla storia delle arti figurative: l’a. italiana del sec. 15°; e lo stile seguito: a. araba, gotica, rinascimentale, barocca, ecc. 3. fig. a. Composizione, struttura, modo con cui sono congegnate e distribuite le varie parti di un organismo o di un’opera: la mirabile a. del corpo umano; l’a. del poema dantesco; romanzo, poema di a. difettosa; l’a. di una carta costituzionale. In informatica, a. di un calcolatore elettronico, la struttura a blocchi funzionali dei circuiti logici (unità di calcolo, memorie, registri, ecc.), ciò che correntemente si chiama lo hardware del calcolatore. b. Analogam., in tipografia, a. grafica, la progettazione di una composizione a stampa, coordinata nelle sue parti in base a criterî pratici ed estetici atti a conferirle equilibrio, ritmo, funzionalità.

Ne consegue che chi fa architettura è un architetto, un’architetta o un’architettrice, come nel caso di Plautilla Bricci, di cui abbiamo già scritto in un precedete articolo, titolo che in Italia si ottiene dopo una laurea quinquennale ed il superamento di un esame di abilitazione. 

Ad oggi, nei paesi che noi consideriamo occidentali, non c’è nessun tipo di interdizione legale per le donne a tale professione ma, come è facile immaginare, non è stato sempre così.

Permane ancora l’idea per cui ci si immagina le donne inadatte a certi ambiti. Signe Ida Katarina Hornborg fu la prima donna a laurearsi in architettura nel 1890, presso il Politecnico di Helsinki, grazie ad una dispensa speciale che le fu concessa per ottenere il titolo ufficiale, in un contesto in cui le donne erano spesso interdette allo studio e/o indirizzate verso studi umanistici, considerati più adatti al genere femminile.

Signe Hornborg 1878

Altre studentesse furono ammesse al politecnico in quegli anni, prima fra tutte Ida Meller, ma nessuna di loro riuscì ad ottenere il titolo di architetta.

Nonostante ciò, di lei si sa davvero poco: nata a Turku nel 1862 era figlia di un vescovo luterano progressista che le diede un’ottima istruzione e le permise, non sono di essere ammessa all’università, ma anche di laurearsi. Fu fortemente ostracizzata da una società chiusa che non amava questo genere di cambiamenti e da colleghi che la ritennero inadatta alla professione, sorte che toccò anche a molte altre colleghe in seguito, tanto da spingerle a creare una rete di supporto al femminile.

Una delle riunioni di Architecta, in cui raccontavano i nuovi progetti, si organizzavano viaggi ai cantieri e in giro per l’Europa, si teneva nota del lavoro e dei curriculum di tutte le socie, attivo fino al 1990.

Si aveva e, purtroppo, in alcune circostanze si ha ancora, l’idea che le facoltà e le professioni tecniche non fossero l’ideale per le donne, la cui presenza era ed è sempre stata vista, come una concessione alle quali assegnare lavori meno remunerativi. Dopo la sua laurea, Signe Hornborg lavorò presso lo studio dell’architetto Lars Sonck e, in seguito, con l’architetto Elia Heikel, senza però riuscire mai a firmare i propri progetti in autonomia.

Dal punto di vista stilistico, fortemente influenzata dagli architetti presso cui collaborò, e da una più generale tendenza finlandese, che cercò di affermare una propria autonomia artistica, si rifece alle costruzioni medievali in pietra, a chiese e abitazioni tradizionali in legno. Il tentativo fu quello di realizzare opere legate al territorio e alla tradizione.

Tra le poche architetture che progettò e disegnò, degne di menzione, sono il prospetto dei Sepänkatu Apartment (1887) e il prospetto di Newander House a Pori (1892).

Signe Hornborg, prospetto Newander House, 1892, Pori
Signe Hornborg progetto Newander House, 1892, Pori (1)
Signe Hornborg progetto Newander House, 1892, Pori (2)
Signe Hornborg progetto Newander House, 1892, Pori (3)

Doverosa è, però, la comprensione del contesto storico in cui ci troviamo. La Finlandia fu un Granducato dell’Impero russo, con un elevato grado di autonomia, dal 1809 al 1917.

Cartografia del Granducato dell’Impero Russo, 1796

Nel 1863, alle donne paganti le imposte, venne concesso il suffragio comunale nei villaggi, mentre nel 1872 la stessa riforma venne ampliata anche alle città. Nel 1906 fu istituita la legislazione unicamerale del Parlamento Finlandese e le donne ebbero il diritto di voto e di candidatura; divenendo in tal modo il primo paese al mondo a disporre dei diritti senza alcuna restrizione in campo di voto e di elezione parlamentare.

1906 diritto di voto e di candidatura

Nel 1864 le donne non sposate aventi 25 anni di età furono considerate emancipate dalla tutela paterna, potendo così scegliere la propria professione, amministrare i propri beni e, nel caso delle architette, firmare i propri progetti.  Diversa sorte ebbero le donne sposate, in quanto la tutela passava al marito, almeno fino al 1930 anno in cui, grazie a nuove leggi entrate in vigore, anche chi aveva contratto matrimonio poté amministrare i propri beni. 

Era quindi cosa rara, in un contesto del genere, vedere donne del tutto indipendenti e, nonostante tutto, Signe Hornborg, che morì nel 1916, resta una pioniera nel mondo dell’architettura.

Signe Hornborg firma

Sitografia:

https://www3.weforum.org/docs/WEF_GGGR_2020.pdf

https://www.mfa.fi

https://finnisharchitecture.fi/newanders-house-signe-castle

https://www.bioedilprogetti.com/magazine/signe-hornborg-prima-donna-con-laurea-in-architettura

https://www.unadonnalgiorno.it/signe-hornborg

https://www.architempore.com/prima-donna-laureata-in-architettura-signe-hornborg