Sabine Weiss: pura poesia
1 marzo 2022 - Sonia Chabbi
«Per essere potente, una fotografia deve parlarci di un aspetto della condizione umana, farci sentire l’emozione che il fotografo ha provato di fronte al suo soggetto».
Il 30 dicembre 2021 ci lascia Sabine Weiss, una delle ultime fotografe del così detto movimento umanista ed una delle mie fotografe preferite.

Capace di una prosa fotografica disarmante, di cristallizzare in uno scatto la semplicità dell’essere umano, Weiss ha svolto molti lavori su commissione, navigando tra moda, reportage e pubblicità. Inizia successivamente a perseguire una ricerca più personale, che illustri la condizione umana e leghi il suo lavoro alla corrente della fotografia umanistica.
Le sue immagini sono state oggetto di numerose mostre in tutto il mondo. Si trovano in collezioni prestigiose (MoMa e Metropolitan Museum of Art di New York, Centre Georges Pompidou, Art Institute di Chicago, Museum of Modern Art di Kyoto, ecc.).
Ufficiale delle Arti e delle Lettere dal 1999, Sabine Weiss ha ricevuto nel 2010 le insegne di Cavaliere dell’Ordine al Merito.
Originaria della Svizzera, Weiss si è trasferita a Parigi nel 1946, dove per la prima volta ha assistito il fotografo di moda Willy Maywald imparando molto sulla composizione e sugli aspetti tecnici della fotografia.
Il suo incontro con Robert Doisneau nel 1952 negli uffici di Vogue fu decisivo, poiché la portò a unirsi all’influente agenzia Rapho che avrebbe esposto i suoi lavori e firmò un contratto di nove anni come fotografa di Vogue.

Durante quel periodo svilupperà la sua attenzione permanente sull’umanità, rendendola una delle poche fotografe di reportage il cui lavoro combinava la poesia quotidiana con un’attenta osservazione sociale.
Ed è proprio in quell’osservazione del quotidiano, della vita di tutti i giorni che Sabine Weiss decide di inserirsi, tramite la sua fotografia che diventerà la rappresentante di un momento storico cruciale: quello del dopoguerra francese: un periodo storico in cui speranza, gioia, povertà, amarezza si confondono nelle strade della capitale.
Le immagini di Weiss della Parigi degli anni ‘50 parlano di un periodo del dopoguerra in cui una sensazione di speranza e gioia di vivere si poteva sentire nelle persone che popolavano i caffè, le piazze, le strade della città e in tutti gli angoli di Parigi.
Weiss fotografava gli individui impegnati nella loro vita quotidiana catturando le loro emozioni e creando uno stile che combinasse spontaneità e informalità, supportato dall’intuizione del fotografo e dall’abilità di vedere e celebrare le semplici gioie della vita.


Come lei stessa ha affermato:
“Scatto fotografie per aggrapparsi all’effimero, catturare il caso, conservare l’immagine di qualcosa che scomparirà: gesti, atteggiamenti, oggetti che ricordano le nostre brevi vite. La telecamera li riprende e li congela nel momento stesso in cui scompaiono. Amo questo dialogo costante tra me, la mia macchina fotografica e il mio soggetto, che è ciò che mi differenzia da certi altri fotografi, che non cercano questo dialogo e preferiscono prendere le distanze dal loro soggetto”.
Fonti:
https://awarewomenartists.com/artiste/sabine-weiss/
https://www.treoci.org/it/2013-02-05-10-08-35/in-programmazione/588-sabine-weiss-la-poesia-dell-istante
https://www.holdenluntz.com/artists/sabine-weiss/