Rosvita di Gandersheim – La voce delle donne

31 maggio 2023 - Paola Crippa

Rosvita di Gandersheim, considerata la prima poetessa tedesca, pur avendo sempre  scritto i propri versi esclusivamente in latino, è stata una delle figure più notevoli della cosiddetta “rinascenza ottoniana”.

Nata verso il 935 e morta attorno al 974, di lei non possediamo molti dati biografici certi, se non quello che attorno ai 23 anni entrò nell’abbazia di Gandersheim, in Bassa Sassonia allieva prima di Riccardia e quindi di Gerberga, iI nipote dell’imperatore Ottone I di Sassonia.

Albrecht Dürer, “Rostiva presenteia o Imperador Otto, o Grande, com sua Gesta Oddonis“, 1501

Rosvita – “Virgo non Velata”

Il monastero di Gandersheim era una struttura conventuale di tipo particolare, guidata da donne nobili dedite alla lettura, allo studio, alla meditazione dei testi classici e cristiani, “un piccolo, orgoglioso, indipendente principato guidato da donne” (Dronke P., Donne e Cultura nel Medioevo, in Scrittrici medievali dal II al XIV secolo, Il Saggiatore, Milano 1986, p. 83).

Sotto la guida della nobile badessa Gerberga II, Rosvita divenne in seguito canonichessa, cioè una « ancilla Dei canonica », distinta dalle vere e proprie monache, le « virgines velatae », per il fatto di essere soggetta ad una regola meno rigorosa, che le imponeva i sette uffici giornalieri, nonché i voti di castità e di obbedienza, ma non quello di povertà, che le consentiva quindi di mantenere proprietà personali, di entrare ed uscire dal convento senza particolari permessi da parte della madre superiora, di formarsi una vasta e solida cultura, di acquistare e possedere libri, di avere al suo seguito una propria servitù privata. 

Die Stiftskirche Bad Gandersheim

Voce altisonante di Gandersheim

La formazione letteraria di Rosvita include larghe conoscenze d’autori classici e cristiani ed è proprio grazie a Gerberga II, donna intelligente e attiva promotrice di cultura nel monastero, che Rosvita trae lo stimolo a coltivare la poesia e la letteratura. 

In un primo momento la giovane scrittrice nasconde addirittura le sue prime opere nella cella, ma sarà la badessa Gerberga a scoprirne il talento incoraggiandola al punto che la stessa Rosvita, nella prefazione delle sue opere teatrali, si autodefinisce «clamor validus Gandershemensis» (“Voce Altisonante di Gandersheim”).

La sua produzione letteraria comprende innanzitutto un ciclo di otto composizioni poetiche di carattere agiografico e leggendario: Maria (La storia della vergine Maria), De Ascensione Domini (L’ascensione del Signore), Passio sancti Gongulfi (Il martirio di san Gongolfo), Passio sancti Pelagii (Il martirio di san Pelagio), Lapsus et conversio Theophili vicecomitis (Caduta e ravvedimento di Teofilo), Basilius (Un miracolo di Basilio), Passio sancti Dionisii (Il martirio di san Dionigio), Passio sanctae Agnetis (Il martirio di sant’Agnese).

Compone anche due poemi storici: i Gesta Ottonis imperatoris e i Primordia coenobii Gandersiani. Il primo poema composto tra il 965 e il 968, su richiesta di Gerberga, fu presentato all’arcivescovo di Magonza Guglielmo, figlio dello stesso Ottone. Celebra le gesta di Ottone I ed è pervaso da uno spirito cristiano di tradizione carolingia. Nel secondo poema Rosvita racconta le origini del suo monastero.

Queste opere sono certamente di alto livello, ma la sua notorietà ed il suo riconoscimento come autrice, tra le più importanti dell’Alto Medioevo, sono dovute alla composizione dei suoi drammi.

I Drammi

I drammi di Rosvita, scoperti nel monastero di S. Emmerano a Ratisbona da Conrad Celtis nel 1494, furono pubblicati per la prima volta nel 1501 e sono sei: Gallicanus o Conversio Gallicani principis militiate (Gallicano o la conversione di Gallicano, comandante dell’esercito), Dulcitius o Passio sanctarum virginum Agapis, Chioniae et Hirenae (Dulcizio o il martirio delle sante vergini Agape, Chionia e Irene), Callimachus o Resuscitatio Drusianae et Calimachi (Callimaco o la resurrezione di Drusiana e Callimaco), Abraham o Lapsus et conversio Mariae naptis Habrahae heremicolae (Abramo o caduta e ravvedimento di Maria nipote dell’eremita Abramo), Pafnutius o Conversio Thaidis meretricis (Pafnuzio o conversione della prostituta Taide), Sapientia o Passio sanctarum virginum Fidei Spei et Karitatis (Sapienza o martirio delle sante vergini Fede, Speranza e Carità).

Questi sei scritti di Rosvita rivelano un’approfondita conoscenza del commediografo latino Terenzio e della sua stilistica.

Terenzio — Fonte: Getty-Images

Rosvita, però, attraverso l’esaltazione della castità e delle virtù delle vergini cristiane e dei martiri, condanna il contenuto libertino di Terenzio facendo dei suoi drammi una sorta di “rimedio” alla licenziosità dei testi classici. Rosvita scrive e crea qualcosa di unico per il suo periodo, una contaminazione che concilia in sé con ingenuità e semplicità il teatro classico e le sacre rappresentazioni: un unicum nel panorama del X secolo, una teatralità drammatica che punta alla modernità.

La voce delle donne

Entrando nel vivo dei suoi drammi quello che certamente spicca è il suo punto di vista, evidentemente e profondamente femminile. I personaggi che predilige sono le donne, esaltate nelle loro qualità.

Le sante martiri, in particolare, appaiono forti, agguerrite, capaci di sfidare l’autorità e il potere maschile pur di mantenersi virtuose. La donna, per Rosvita, rappresenta il polo positivo; l’uomo è invece il detentore del desiderio, della corporeità negativa, del peccato. 

Di certo l’opera di Rosvita non può essere letta come femminista – farlo sarebbe quantomeno anacronistico –, tuttavia è indubbio che, pur permeata della cultura fortemente religiosa del suo tempo, la nostra autrice abbia dato voce all’universo femminile. 

Artemisia Gentileschi, Autoritratto come santa Caterina d’Alessandria, 1615-1617, National Gallery, Londra

BIBLIOGRAFIA
Vinay, Rosvita: una canonichessa ancora da scoprire, in Id., Alto Medioevo Latino, Liguori, Napoli 1978.
Bettini, Il teatro di Rosvita, Genova 1979.
Rosvita di Gandersheim, Leggende e Drammi Sacri, Castelvecchi 2017.
Rosvita, Dialoghi drammatici, a cura di Ferruccio Bertini; introduzione di Peter Dronke, Garzanti, Milano 1986.
Armando Bisanti, UN VENTENNIO DI STUDI SU ROSVITA DI GANDERSHEIM, Fondazione Cisam, 2005.