Una rivoluzionaria Anguissola riemerge dal restauro di Domenico Cretti

24 novembre 2021 - Nicoletta Torri

Costa Volpino. Io e Domenico Cretti ci sentiamo telefonicamente per circa un’ora e un quarto. Ho  scoperto per caso che il restauratore della Madonna dell’Itria, opera che apriva la mostra Le Signore dell’Arte a Palazzo Reale a Milano, era un mio compaesano, che ora vive e lavora a Lodi.  Ciò che ho trascritto in questo articolo è il frutto di una lunga chiacchierata che mi ha permesso non solo di confrontarmi con un professionista che ha toccato – letteralmente – con mano l’opera di Sofonisba Anguissola, ma che mi ha consentito anche di avere una nuova visione di questa pittrice straordinaria. Siamo in un periodo di profondo cambiamento per la considerazione di questa artista e chi meglio di Domenico Cretti poteva raccontarmi questa svolta che porterà la Anguissola ad avere la propria mostra a Cremona, la primavera dell’anno prossimo.

È risaputo che il restauro è un lavoro complesso e il più delle volte si deve agire su opere che hanno strati di interventi precedenti e che quindi bisogna cercare di salvare il salvabile. Come si è svolto il recupero della Madonna dell’Itria di Sofonisba Anguissola? 

Sofonisba 1
Il dipinto prima dell’intervento di restauro.

«Le sovrammissioni applicate sulla superficie policroma originale nei restauri precedenti non sono un problema, mai. La difficoltà subentra quando l’opera viene pulita troppo. Questo vuol dire arrivare a togliere una porzione di dipinto che ha fatto il pittore e questo chiaramente crea una situazione di degrado irreversibile. 

Per quanto riguarda la Madonna dell’Itria, è stata riconosciuta e attribuita a Sofonisba Anguissola 4/5 anni fa. Il Dott. Alfio Nicotra, appassionato d’arte, l’aveva attribuita alla pittrice già circa 7 anni fa, ma nessuno gli aveva creduto perché, secondo gli storici, non era lo stile di Sofonisba, dato che era conosciuta fino a quel momento per la pittura ritrattista. Sappiamo infatti che dipingeva prevalentemente ritratti e opere di piccolo formato ed è stata definita, per lungo  tempo appunto, una miniaturista. In realtà la grande pala d’altare, riscoperta a Paternò in Sicilia, stravolge tutto.

Ti dirò di più: è stata trovata un’altra opera simile, sempre a Paternò, che restaurerò questo inverno, sempre nel museo di Cremona, che è probabilmente un altro dipinto di Sofonisba sempre  delle stesse dimensioni, anzi leggermente più grande, che cambia ancora una volta la prospettiva sulla pittrice.  

La conferma dell’esattezza dell’attribuzione riguardante l’esecuzione della Madonna dell’Itria è arrivata quando nell’Archivio di Stato di Catania è stato ritrovato un documento scritto da Sofonisba stessa che cedeva quest’opera ad un convento francescano, di Paternò. Rimasta vedova, lascia la Sicilia con l’intento di tornare a Cremona e l’opera, probabilmente ancora in suo possesso custodita nel palazzo dove abitava, viene lasciata ai frati francescani. L’atto contiene la descrizione dell’opera e la cessione al convento, quindi è da qui che è arrivata la certezza assoluta che l’opera fosse della Anguissola.  

Il problema di questa pala è che ha subito tre pesanti restauri prima del mio, con estesi e pesanti ritocchi eseguiti per nascondere le lacune di pellicola pittorica. In questo modo, l’opera era praticamente ridipinta, tranne per il viso della Madonna che non era stato toccato. È proprio grazie a questo piccolo dettaglio che il Dott. Nicotra è riuscito a riconoscere la mano di Sofonisba. Questa attribuzione ha fatto partire poi tutto il lavoro di restauro e studio che abbiamo svolto a Cremona».

Parlando dei restauri che sono stati compiuti sull’opera, in quali epoche sono stati fatti e come? 

«Consideriamo che l’opera nel 1693 subisce un primo sfregio dato dal catastrofico terremoto della Val di Noto, che investì la Sicilia in quell’anno. La pala fu danneggiata dal crollo dell’edificio dove era custodita, rimanendo per mesi sotto le macerie ed è davvero un miracolo che si sia salvata. Nei mesi successivi, riuscirono a tirarla fuori e la spostarono facendo partire il primo restauro.  Successivamente, viene collocata nella chiesa dell’Alto, vicina a quella del convento che, crollata per il terremoto, verrà ricostruita solo nel ‘900.  

Chiesa Sofonisba
La chiesa del convento dei Francescani in un foto del secolo scorso prima della ricostruzione.

Sul secondo abbiamo un po’ di dubbi sulla data: dovrebbe essere intorno alla seconda metà del ‘700 quando il dipinto viene rimosso dalla Chiesa dell’Alto per il rischio di crollo della copertura. Il tetto viene ripristinato e l’opera viene ricollocata nella stessa chiesa. Viene trasferita di nuovo, probabilmente all’inizio del ‘900, nella Chiesa dell’Annunziata a Paternò dove avviene il terzo intervento». 

Il restauro che hai compiuto a Cremona invece come si è svolto? Qual è stato il metodo di intervento? 

«Nei vari interventi la struttura, che è in legno, è stata continuamente modificata. Questo perché, a causa del terremoto del 1693, la pala si è spaccata e le 3 assi, che la compongono, si sono separate: le traverse originali, poste dietro di essa, sono state tolte e si è cercato di unirle mettendo delle nuove traverse, snaturando così l’assetto originale. Il danno però è rimasto permanente perché le 3 assi tendono sempre a separarsi. La causa è data proprio dal legno, materiale vivo, che fa muovere i tre pezzi sempre in modo diverso.  

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Le assi che compongono la tavola separate tra loro.

Durante il mio restauro a Cremona, ho trovato le 3 assi separate più di un centimetro l’una dall’altra. All’interno della giunzione erano stati inseriti dei listelli di legno e stucco, per cercare di riempire la fessura che continuava a crearsi. Il lavoro più complesso è stato quello di fermare questa situazione di degrado, quindi ho agito in questo modo: ho separato le tavole, ho rimosso tutti gli elementi – listelli, stucchi, colle – e ho riavvicinato le assi, eseguendo un nuovo e più corretto incollaggio delle stesse. Ho successivamente eliminato le traverse e ho provveduto alla loro sostituzione con una nuova traversatura in alluminio, ancorata alla tavola con un sistema ammortizzato, in modo tale che le assi si possano muovere in maniera più controllata, grazie alle molle inserite negli elementi di fissaggio al supporto ligneo originale».  

Per la parte anteriore della pala, invece, come hai agito? 

«La pellicola pittorica non aveva particolari problemi di consolidamento, questo grazie all’intervento relativo all’ultimo restauro fatto nel ‘900, realizzato con colla proteica. La superficie presenta però una situazione non perfettamente planare: sono evidenti alcune sconnettiture della stessa con la formazione di scaglie apparentemente sollevate. La causa di questo difetto è data sia dal supporto ligneo, che in alcuni punti muovendosi ha provocato una sconnettitura della superficie pittorica, sia dall’operazione di consolidamento realizzata nel precedente intervento. 

Dopo aver fatto penetrare la colla sotto le scaglie di colore sollevate, non si è proceduto correttamente alla successiva normale operazione di appianamento dei sollevamenti.  Questa fase avrebbe permesso la fuoriuscita della colla nelle parti dove le scaglie risultavano sollevate e quindi non planari. Il successivo essiccamento del consolidante impiegato e il conseguente suo indurimento, ha creato uno spessore solido al di sotto delle scaglie. Questo degrado estetico poteva essere parzialmente ridotto agendo sul residuo di colla, facendolo rigonfiare con l’apporto di acqua. Ma, le indagini eseguite prima dell’intervento, hanno evidenziato una rilevante sensibilità all’acqua dello strato preparatorio – gesso e colla – su cui è ancorata la pellicola. 

Il conseguente rischio di creare danni agli strati policromi, agendo sia chimicamente che meccanicamente sui residui della colla, ci ha portati alla decisione di non intervenire, lasciando inalterato lo stato di fatto. È importante sottolineare che, una corretta illuminazione del dipinto, azzera completamente alla vista questo degrado estetico».

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La fase di pulitura con la rimozione di tutti gli strati aggiunti nei precedenti interventi.

Mi hai accennato ad una seconda opera dipinta da Sofonisba: com’è avvenuta la riscoperta?  

«La seconda opera, chiamata La Madonna del Riparo di Santa Maria dell’Alto, proviene sempre da Paternò e si potrebbe dire che è quasi una novità, come lo è stata la Madonna dell’Itria, esposta nella mostra le Signore dell’Arte a Milano. Nessuno, come abbiamo detto poco fa, aveva riconosciuto in quest’opera la mano di Sofonisba.

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Madonna della Raccomandata – anche nota come Madonna del Riparo o del Popolo.

Durante una visita a Paternò, per indagini da effettuare sulla Madonna dell’Itria con un cospicuo gruppo di esperti locali tra i quali il Dott. Nicotra e il Dott. Mario Marubbi – conservatore del Museo di Cremona – a seguito di un sopralluogo presso la Chiesa di S. Maria dell’Alto, è stata identificata un’altra opera pittorica: la tela della Madonna della Raccomandata – anche nota come Madonna del Riparo o del Popolo.

Il dipinto, appeso ad una parete della chiesa, ha suscitato in noi molta curiosità. Alcune sue caratteristiche, in particolare la fisionomia dei volti delle figure rappresentate, hanno permesso di formulare una prima ipotesi sull’attribuzione della tela alla pittrice. Rimane però tutto da confermare, previa la realizzazione dell’intervento di restauro. L’opera infatti, anche in questo caso, presenta numerose sovramissioni realizzate in interventi precedenti, che non consentono la sua corretta visione. Le indagini che verranno effettuate durante e dopo l’operazione, potranno confermare, in modo più scientifico e stilistico, la veridicità di questa teoria. 

Nonostante svariati articoli* che danno per certa questa ipotesi, ritengo più opportuno ridiscutere successivamente di tale attribuzione. Il dipinto, come detto, risulta poco leggibile e, inoltre, è eseguito a tempera magra, tecnica che non si trova nella produzione artistica della Anguissola. La conferma di questa “scoperta” sicuramente permetterebbe di ampliare ulteriormente le conoscenze e la capacità tecnica di questa grande artista. La mia apparente perplessità sulla Madonna del Riparo è dovuta unicamente alla mia prudenza nel dare per certo un’affermazione così importante». 

Pensi che queste due nuove opere porteranno ad una nuova considerazione del percorso artistico della pittrice cremonese? 

«Sicuramente, anzi ti dirò di più: ci sarà un grande evento che coinvolgerà la pittrice e metterà in luce una parte del suo percorso artistico, ancora oggi poco conosciuto e approfondito: la mostra che si svolgerà a Cremona, nella primavera 2022, sul periodo siciliano.  

I dipinti esposti saranno un’ulteriore novità che porteranno ad una nuova comprensione della pittura della Anguissola, soprattutto per quanto riguarda il suo stile, che era inusuale all’epoca».

In che senso il suo stile pittorico era inusuale? 

Sofonisba 5

«Il restauro della Madonna dell’Itria mi ha permesso di comprendere quale fosse la tecnica pittorica di Sofonisba, che partiva da un disegno preparatorio eseguito con colore nero steso a pennello sulla preparazione bianca, delineando i contorni dei visi e i tratti dei panneggi. Continuava poi spargendo alcune basi di colore eseguite a tempera grassa e alcuni dettagli già ben definiti con colori ad olio. Infine, esegue gli ultimi dettagli con velature di vernice, probabilmente ambra, che può presentare tonalità trasparenti, che possono essere grigie, gialle e rosse. Maggiore è lo spessore della vernice, maggiore è l’intensità e la coprenza del tono voluto.

Quasi sempre i pittori, dal ‘600 in poi, hanno usato le vernici colorate per finire i dipinti. Succede che poi arrivano i restauratori e i ritocchi che vengono fatti sono, per la maggior parte, a olio o a vernice, quindi si hanno strati su strati di vernice e/o oli.  

La difficoltà maggiore, che dicevo anche prima quando si parlava di salvare un’opera d’arte intera, è quella di pulire la vernice che mette il restauratore ma lasciare invece quella che ha usato il pittore, perché con questa vengono fatte le velature finali, le ombre più sottili e i dettagli. Puliture non attente possono eliminare in modo irreversibile velature a volte infinitesimali, che sono ciò che fanno di un dipinto un’opera d’arte.

Sulla Madonna dell’Itria, fortunatamente, ho trovato tutte le pennellate e i tocchi di Sofonisba, perché nessuno prima l’aveva mai pulita. Sopra la pellicola, c’erano 3 ridipinture quasi complete, ma togliendole, sono riuscito a trovare quello che la pittrice ha voluto fare, cioè tutte le velature finali, dipinte appunto con le vernici colorate. Per questa ragione, possiamo dire che Sofonisba Anguissola è stata, nella tecnica di esecuzione, una rivoluzionaria e ha fatto scuola per molti artisti che sono venuti dopo di lei.

Non ultimo, il giovane Van Dyck, che incontrò Sofonisba a Palermo nel 1624, un anno prima della sua morte. Di quell’incontro rimane un ritratto della pittrice disegnato su un foglio, su cui sono segnati alcuni appunti sui consigli “su come illuminare un viso sulla tela”. Lo stesso pittore eseguì poi un dipinto su tela con il ritratto vero e proprio di Sofonisba, e pare abbia affermato di aver imparato più da una anziana donna ormai cieca che da altre conoscenze pregresse sulla pittura». 

Van Dyck Sofonisba
A. Van Dyck, ritratto di Sofonisba Anguissola, 1624.

Questo passaggio sulla pittura è un ulteriore tassello che darebbe nuova importanza al lavoro della Anguissola. Secondo te, il periodo siciliano, come ha cambiato il suo percorso artistico?

«Negli ultimi anni il lavoro della pittrice è stato riscoperto e ha ricevuto una nuova considerazione da parte degli studiosi. Sicuramente la mostra di Cremona darà un’ulteriore svolta. Questa esposizione passerà poi a Catania, nell’estate del 2022. Nel frattempo verranno probabilmente organizzati una serie di convegni che si focalizzeranno sulla figura di Sofonisba, per dare una nuova visione sulla sua conoscenza storico-artistica. 

Il ritrovamento di opere dell’artista in Sicilia permette di sfatare il pensiero di chi sostiene che Sofonisba non abbia dipinto durante la sua permanenza a Paternò. Durante il periodo spagnolo, la pittrice cresce come artista e perfeziona la sua tecnica pittorica e questo bagaglio professionale lo porta anche in Sicilia, dove le opere, appena ritrovate, testimoniano che la sua carriera artistica era in evoluzione.  

dettaglio Sofonisba

Forse a Paternò viene fatto un passaggio ulteriore: dai ritratti di piccolo formato, Sofonisba si sposta su opere di grandi dimensioni e di materiale completamente diverso. La pala della Madonna dell’Itria dimostra la crescita di un’artista che continua a sperimentare, ad approfondire la sua tecnica, sempre alla ricerca di nuovi stimoli. La sua pittura si evolve nella costruzione di un dipinto così grande. Infatti, se lo analizziamo più nel dettaglio, notiamo che, nonostante i difetti dal punto di vista della costruzione, ci sono dei dettagli in miniatura straordinari, come le barche sullo sfondo, che vengono descritte minuziosamente, tanto da comprendere anche i personaggi dipinti con precisione lenticolare. La Anguissola quindi non perde mai il suo tratto da miniaturista, che l’ha resa famosa e, in questo caso, lo applica su un’opera di 3x2mt. Al pari dei suoi colleghi uomini, ha avuto un percorso di crescita straordinario e, per questo, c’è bisogno che oggi le venga dato il giusto riconoscimento di artista completa». 

Come conclusione di questa intervista, posso aggiungere che la considerazione che oggi abbiamo di Sofonisba Anguissola è ancora piuttosto frammentata e forse troppo poco approfondita. Ciò che però sta venendo alla luce dalle recenti scoperte, in particolare quelle del periodo siciliano, è che ci troviamo di fronte ad una pittrice completa, che ha attraversato, nella sua lunga vita, un processo di maturazione artistica inaudito. L’idea che Sofonisba si sia fermata agli autoritratti e ai ritratti delle persone che la circondavano, dalle sorelle alla moglie del re di Spagna per fare degli esempi, forse è diventata ora troppo limitante, incompleta e ingiusta. Quello che si sta scoprendo è un’artista variegata, che si è approcciata a diversi tipi di opere, sperimentando e anticipando tecniche nuove e che soprattutto, come molti artisti uomini della sua generazione, ha raggiunto una maturità pittorica molto importante. Per l’epoca, si parla di tutto il ‘500 dato che morì molto anziana, Sofonisba è stata una rivoluzionaria, una donna che ha cercato la propria indipendenza nell’arte e che ha oltrepassato i confini imposti alle donne, che fino a quel momento non potevano accedere al mondo dell’arte. Sofonisba ha dato il via ad un cammino lungo, necessario per l’autodeterminazione femminile e, con il suo lavoro, ha messo le basi per una nuova generazione di artisti che le succederanno nel Seicento. Senza la sua arte, forse, nemmeno Caravaggio sarebbe diventato il grande pittore che oggi tutti conosciamo.  

Madonna dell'Itria
*Vedi articolo https://www.yvii24.it/paterno-attribuito-a-sofonisba-anguissola-il-dipinto-della-madonna-del-riparo/