Produzione artistica femminile: a Bologna un Centro di Documentazione promuove la valorizzazione dell’identità storica delle artiste.

4 febbraio 2021 - Sonia Chabbi

Bologna città universitaria vanta sin dal Medio Evo, la presenza attiva di donne all’interno della sfera culturale. É ben noto che ad una ristretta schiera di fanciulle, appartenenti all’aristocrazia, fu riservato il privilegio di una istruzione mirata all’acquisizione di competenze connesse alla capacità di amministrare economicamente il patrimonio familiare. La presenza di un’antica università ha dunque incoraggiato giuriste, filosofe, accademiche, nella docenza universitaria, ma si è dimostrata aperta anche in ambito di attività artistica favorendo pittrici e scultrici.

Questo ha reso possibile una felice accettazione nei confronti di una cultura della diversità che le rese esperte in campi destinati prevalentemente all’operatività maschile. 

La fortuna femminile è ricca di un’ampia bibliografia al riguardo: spesso ricollegabile ad un apprendistato e ad una attività presso il padre o il marito, evidentemente allo scopo di facilitare la produttività familiare, contribuendo in modo considerevole all’incremento del bilancio economico.

Come osserva Fabia Zanosi in “Docenti universitarie, artiste virtuose e animatrici di salotti culturali in Bologna dal Medio Evo al XIX° secolo”:

«In una città universitaria, quale era Bologna durante il medio evo, il mercato librario rappresentava un’impresa fiorente, offrendo copioso lavoro a calligrafi e miniatori; naturalmente le ricevute di pagamento fino a noi pervenute registrano una maggioranza di nomi maschili, ma non mancano i riferimenti a una certa Donella miniatrice, ad Allegra, impegnata a ricopiare per un carmelitano un’intera Bibbia, o alla calligrafa Flandina di Tebaldino. Queste donne dobbiamo solo immaginarle e non siamo in grado di apprezzare la loro valentia, è infatti da un certo modo di dipingere o di scolpire, rilevabile dalle opere, che siamo in grado di intuire i segni della personalità, gli umori, le passioni e quasi l’impronta della femminilità. E’ dunque l’opera il codice da interpretare, quantunque i biografi delineino i profili delle artiste con tratti sempre distintivi, quasi a mettere in risalto l’eccezionalità del temperamento.»

Questo dimostra come il ruolo della donna a Bologna sia stato particolarmente significativo, sia nel campo delle arti figurative, che in quelli della letteratura e delle scienze.

La ricostruzione storiografica di Bologna ha dato vita a numerosi studi monografici ed ampie mostre dedicate ad artiste come Caterina Vigri, Properzia de’ Rossi, Lavinia Fontana, Elisabetta Sirani, Ginevra Cantofoli e Anna Morandi Manzolini

Lavinia Fontana, Giuditta e Oloferne 1590-1600 circa Bologna, Museo Civico Davia Bargellin

Gli approfondimenti su queste artiste e le continue ricerche sono state possibili inoltre grazie alla nascita nel 1994  del “Centro di documentazione sulla storia delle Donne Artiste in Europa dal Medioevo al Novecento”, diretto dalla Professoressa e Storica dell’Arte Vera Fortunati.

In foto: Archivio del Centro di Documentazione delle Donne Artiste

Dal 1994 il Centro di documentazione ha iniziato un censimento, partendo dalla mappatura compiuta sul territorio di Bologna dal Medioevo all’Unità d’Italia e le figure di artiste segnalate erano 149.

Oggi il Centro di documentazione comprende 6224 voci di donne artiste ( pittrici, scultrici, miniatrici, disegnatrici, incisore, ricamatrici, et al.) attive in Europa dal Medioevo al Novecento, documentate dalla bibliografia esistente e dal materiale documentario reperito attraverso le ricerche d’archivio.

Comprende inoltre una fototeca, che contiene 1811 immagini (fotografie, diapositive, microfilm) di opere realizzate da artiste e conservate in Musei, Gallerie, Collezioni sia in Italia che all’estero.

Ne sono esempi significativi:

  • le riproduzioni fotografiche delle pagine degli scritti autografi di Caterina Vigri, fonti di consultazione: gli originali, conservati in teche presso il monastero del Corpus Domini di Bologna, sono infatti inaccessibili agli studiosi;
  • le riproduzioni fotografiche dell’Album di disegni di Lavinia Fontana ora alla Pierpont Morgan Library di New York, per lo più inediti;
  • le riproduzioni fotografiche dell’Album Vallardi che riunisce i disegni realizzati da Angelica Kauffmann durante il suo viaggio in Italia (originali presso il Victoria & Albert Museum di Londra);
  • le riproduzione fotografiche delle incisione realizzate da Veronica Fontana nel volume del Museo cospiano di Lorenzo Legati (1677; Bologna, Biblioteca Comunale dell’Archiginnasio), anch’esse per la maggior parte inedite;

L’attività didattica e l’attività di ricerca sono alcune delle finalità del Centro di Documentazione, ma inoltre è bene considerare anche la finalità di promozione culturale che si svolge in collaborazione con i Comuni della provincia di Bologna.

Questo ha permesso la valorizzazione del patrimonio artistico locale attraverso la segnalazione delle donne artiste presenti nel territorio e la valorizzazione dell’identità storica femminile attraverso cicli di conferenze  sul ruolo e sull’attività delle artiste in rapporto a tematiche culturali, sociali anche attuali.

Dal 2019 il progetto ha trovato nuovo vigore grazie al sostegno della Fondazione Del Monte di Bologna e Ravenna, che ha permesso di rivitalizzare l’attività gli studio, ricerca e divulgazione.

Il ciclo di conferenze “Il Genio della Donna” viene promosso dalla Città Metropolitana di Bologna in collaborazione con il Dipartimento delle Arti dell’Alma Mater Studiorum: questo ha permesso di far acquisire conoscenze specifiche sulla cultura figurativa prodotta da personalità artistiche femminile anche a studenti e studentesse dell’Università stessa.

In Foto: Locandina conferenze “Il Genio della Donna”.

Questi studi sulla storia delle artiste fanno emergere una memoria ancora in gran parte da scoprire ed insieme ad una varietà di modelli culturali e sociali sperimentati e adottati dalle artiste a seconda delle contingenze e delle vicende biografiche, dal loro ingresso nell’insegnamento: ruolo di difficile accesso in quei tempi.

La rilettura e decodificazione delle fonti, possibile anche grazie al diffondersi degli Women’s Studies ha aperto una nuova interpretazione dell’artista libera dai topoi e dagli stereotipi radicati nella storiografia.

I casi delle artiste bolognesi, che avevano consacrato la loro esistenza allo studio, possono essere rappresentativi del grande sforzo necessario alle donne per affermarsi in ambiti, che erano esclusivamente riservati agli uomini.

Queste storie sono determinanti per riscrivere condegnamente una storia dell’arte, che miri ad una resa universale e che possa comprendere finalmente anche i numerosi contributi delle artiste, rese troppo spesso silenti dalla critica e dai manuali.

Le presenze femminili che risultavamo frammentarie o stavolta addirittura assenti, riescono finalmente ad entrare nuovamente nella storia.

Come ricorda Vera Fortunati:

“Nella storia dell’arte non è raro imbattersi in artisti la cui fortuna critica sfuma molto presto in un’aurea leggendaria che li priva di ogni consistenza storica fino a ridurli a volte a un solo nome.”

Fonti:

Centro di Documentazione sulla storia delle Donne Artiste in Europa dal Medioevo al Novecento: consultabile al sito https://www.cittametropolitana.bo.it/pariopportunita/Home/donne_artiste.

Fortunati, I. Graziani “Properzia de’Rossi: una scultrice a Bologna nell’età di Carlo V, 2008, Ed. Compositori.

Pulini, “Ginevra Cantofoli. La nuova nascita di una pittrice nella Bologna del Seicento”, Ed. Compositori; risorsa consultabile online al sito https://issuu.com/designpeople/docs/cantofoli . 

Zanosi in “Docenti universitarie, artiste virtuose e animatrici di salotti culturali in Bologna dal Medio Evo al XIX° secolo”; risorsa consultabile online al sito  https://www.homolaicus.com/uomo-donna/donne_famose.htm.