Phillis Wheatley, la prima poetessa afroamericana

10 dicembre 2023 - Viola Frassi

Non è così scontato pensare a chi è stato il primo poeta afroamericano. Ebbene, il primo poeta afroamericano fu una donna: la poetessa Phillis Wheatley.

La sua è una storia particolare, in quanto si scontrò con il dramma della schiavitù, ma allo stesso tempo visse in un ambiente che le permise di sviluppare le sue doti letterarie. Nel corso della sua vita scrisse più di cento poesie e venne invitata a conoscere Re Giorgio III d’Inghilterra e George Washington.

Phillis Wheatley

Di Phillis Wheatley, come purtroppo successe a molte persone schiavizzate, non si conosce con esattezza né il luogo né la data di nascita, ma sappiamo che è probabilmente nata nel 1753 nell’odierno Senegal o Gambia. Fu rapita da bambina, nell’Africa Occidentale, e venduta ad una ricca famiglia americana: gli Wheatley, da cui prese il cognome. Phillis, invece, è il nome della nave con cui è arrivata negli Stati Uniti, andando a sottolineare ancora di più la disumanizzazione di una persona che diventa a tutti gli effetti un oggetto, una proprietà.

Ricordiamo che il viaggio dall’Africa all’America era quanto di più disumanizzante che un essere umano potesse provare: gli spazi all’interno delle vaste navi erano grandi quanto una bara, dove una persona doveva rimanere per tre mesi, mentre chi non riusciva a sopravvivere veniva gettato in mare. Si stima che oltre undici milioni di africani neri – ai quali i bianchi si riferivano come black cattle, ovvero “bestiame nero” – siano stati forzatamente trasportati attraverso l’Atlantico durante il periodo della tratta degli schiavi.

Una bambina prodigio

Phillis Wheatley arriva a Boston nel 1761, quando aveva quasi otto anni. La famiglia Wheatley cercava una schiava che fosse coetanea dei figli e, nonostante la principale mansione di Wheatley fosse lavorare per la famiglia e venire educata come schiava, al contempo riceveva anche un’istruzione da parte degli stessi Wheatley, un fatto molto inusuale per una persona schiavizzata. Fin da subito Wheatley si dimostra una bambina molto intelligente e, avendo accesso alla libreria di famiglia, impara velocemente a leggere e a scrivere, sia in inglese che in latino, e infine anche in greco. Inizia poi, da adolescente, a scrivere poesie, arrivando a tradurre anche un racconto da Le Metamorfosi di Ovidio, causando sgomento tra gli accademici di Boston.

Phillis Wheatley si ispira ai poeti neoclassici del Regno Unito, come Alexander Pope – suo modello stilistico – e scrive spesso di temi come la libertà, la religiosità e la moralità. La famiglia Wheatley era molto impressionata dalle sue capacità, così, nel 1767, la aiutano a pubblicare per la prima volta una sua poesia: On Messrs. Hussey and Coffin, la quale in realtà non le fa guadagnare popolarità. La notorietà arriva invece nel 1770 quando viene pubblicata An Elegiac Poem, on the Death of That Celebrated Divine… George Whitefield, un tributo al predicatore George Whitefield, in occasione della sua morte.

L’ultima casa dove ha vissuto Phillis Wheatley, a Chicago

La poesia di Phillis Wheatley

Wheatley ha dovuto scontrarsi da subito con il razzismo prorompente di quell’epoca; infatti, quando nel 1772 tenta di pubblicare il suo primo libro, la gente non riesce a credere che quelle poesie siano “opera di una schiava”: Wheatley impiegava forme poetiche troppo prestigiose e complesse, tant’è che si pensava che le sue poesie non fossero altro che mere imitazioni. Viene quindi interrogata da figure prominenti della Boston dell’epoca, le quali non hanno potuto far altro che confermare l’originalità dei suoi scritti.

Nel 1773, il suo primo libro Poems on Various Subjects, Religious and Moral viene finalmente pubblicato, diventando il primo volume di poesie scritto da una persona afroamericana. Poems on Various Subjects rivela il suo stile poetico: la sua forma prediletta era il distico, sia giambico che eroico, e più di un terzo delle sue opere sono elegie dedicate a persone importanti o amici. 

Nonostante Wheatley eviti di esplicitare il tema della schiavitù all’interno delle sue poesie, non rifiuta mai la sua identità di donna schiavizzata, anche se la sua esperienza di schiavitù è stata atipica. Ad esempio, nella sua poesia più celebre On Being Brought from Africa to America (trad. Sull’Essere Portata dall’Africa all’America), nella quale racconta il suo vissuto di schiava, si riferisce in modo diretto alla tematica della schiavitù filtrandola attraverso il simbolismo cristiano:

‘Twas mercy brought me from my Pagan land,

Taught my benighted soul to understand

That there’s a God, that there’s a Saviour too:

Once I redemption neither sought nor knew.

Some view our sable race with scornful eye,

“Their colour is a diabolic die.”

Remember, Christians, Negros, black as Cain,

May be refin’d, and join th’ angelic train.

– On Being Brought from Africa to America, Phillis Wheatley (1773)

In questa poesia Wheatley scrive che è stata la misericordia ad averla “portata via dalla sua terra pagana” e a “insegnare alla sua anima ottenebrata che esiste un Dio”. È una poesia complessa perché può sembrare che Wheatley stia rinnegando le sue origini africane e stia invece abbracciando completamente i valori cristiani. Infatti, nel tempo è stata dimenticata proprio per questo motivo; è soltanto negli ultimi cinquant’anni che le sue poesie vengono lette in un’altra chiave interpretativa: Wheatley è stata esposta fin da giovanissima alla letteratura d’Inghilterra e di conseguenza l’ha assorbita; ciò darebbe una spiegazione ed una prospettiva diversa sulla presenza della cristianità nelle sue poesie.

In definitiva, è stata lei stessa a “crearsi” poetessa, ci vuole del coraggio per ridefinirsi da “schiava” ad “angelo di Dio”, come scrive nell’ultimo verso: “Remember, Christians, Negroes, black as Cain, /May be refin’d and join th’ angelic train.” (trad. “Ricordate, Cristiani, i Neri, scuri come Caino / Possono unirsi al corteo angelico).

In un altro famoso scritto del 1773, To The University Of Cambridge, in New England, Wheatley si rivolge in prima persona agli studenti di Harvard, parlando di nuovo della misericordia che l’ha portata lontano da “quelle terre oscure”, ma ricordando agli studenti l’importanza di Dio e dello studio: Phillis Wheatley, una giovane donna nera schiavizzata, dice al gruppo più prestigioso del Massachusetts dell’epoca – gli universitari – come si devono comportare, quasi come se fosse lei stessa a fargli lezione, invitandoli a “far fruttare i loro privilegi”. Possiamo dunque dire che, nonostante possa sembrare il contrario, lei non sta rinnegando le sue radici, piuttosto sta mantenendo vivo il proprio orgoglio e la propria identità compatibilmente con le circostanze in cui si trova.

“Improve your privileges while they stay,

Ye pupils, and each hour redeem, that bears

Or good or bad report of you to heav’n.”

“Ye blooming plants of human race divine,

An Ethiop tells you ’tis your greatest foe;

Its transient sweetness turns to endless pain,

And in immense perdition sinks the soul.”

– due estratti da To The University Of Cambridge, in New England (1773)

L’edizione del 1773 di Poems on Various Subjects, Religious and Moral

Una poetessa-testimonianza

Phillis Wheatley viene liberata dopo il suo ritorno dal viaggio in Inghilterra, che intraprende nel 1773. Successivamente, nel 1778, si sposa con John Peters, un afroamericano libero; Wheatley prende il suo cognome e insieme hanno tre figli. Sebbene continui a scrivere, pubblica meno poesie dopo il suo matrimonio e lavora come domestica. Muore il 5 dicembre 1784, all’età di trentuno anni, insieme all’unico figlio rimastole.

Per molto tempo Phillis Wheatley è stata vista come un documento, più che come un’artista: era la prova che anche gli africani sapevano comporre poesie. Thomas Jefferson, parlando di Phillis Wheatley, sosteneva che non ci fosse poesia tra i neri, solo tanta miseria; eppure Jefferson leggeva le poesie di Wheatley attraverso le lenti del suo pregiudizio razzista, mancando di vederne il valore artistico e umano.

Wheatley è invece stata la testimonianza che i neri potevano essere artisti e intellettuali. Il suo era un nome noto tra i coloni letterati e le sue conquiste un’incentivazione per il movimento antischiavista e abolizionista degli anni a venire.

La statua di Phillis Wheatley al Boston Women’s Memorial

Bibliografia
Eddo-Lodge, Reni, Why I’m No Longer Talking to White People About Race, 2018, Bloomsbury Publishing PLC, London

Sitografia
https://www.britannica.com/biography/Phillis-Wheatley

https://www.poetryfoundation.org/poets/phillis-wheatley

https://www.treccani.it/enciclopedia/phillis-wheatley/

https://www.poetryfoundation.org/poems/45465/on-being-brought-from-africa-to-america

https://www.litcharts.com/poetry/phillis-wheatley/to-the-university-of-cambridge-in-new-england