Persepolis: nascita e crescita di una donna iraniana
29 novembre 2022 - Emily Iachi Bretto
Capelli sciolti, neo sul lato del naso e l’immancabile pacchetto di sigarette in mano, ecco a voi Marjane Satrapi: fumettista, regista, sceneggiatrice, illustratrice e donna iraniana.
Quando vediamo il volto di Marjane, – sia in foto che dal vivo – possiamo constatare quanto la sua immagine sia ben lontana dalla nostra idea di “donna iraniana”. I vestiti dai colori sgargianti, il suo sarcasmo pungente e gli occhi curiosi e vivaci scacciano via ogni pregiudizio creato dalle nostre menti che riguarda la “donna iraniana” – sguardo basso, capelli ben nascosti sotto il velo e con l’ombra di un uomo che troneggia su di lei.
In questo periodo, dove l’Iran è tornato a essere uno dei protagonisti delle prime pagine delle testate giornalistiche, ho pensato che fosse doveroso riprendere in mano uno dei miei romanzi preferiti e di parlarne un po’ insieme a voi.
“[…]Credo che non si possa giudicare una nazione intera per gli errori di pochi estremisti. E non voglio che vengano dimenticati tutti quegli iraniani che hanno perso la vita in prigione per difendere la libertà, coloro che sono morti nella guerra contro l’Iraq, che hanno subito la repressione dei diversi regimi, che sono costretti a lasciare le loro famiglie e fuggire dal loro paese.
Si può perdonare ma non si deve mai dimenticare.”
PERSEPOLIS – NASCITA

Classe 1969 Marjane Satrapi è nata e cresciuta in Iran, parte a 25 anni per non tornare mai più nella sua terra natale. Si allontana dai suoi luoghi d’infanzia, dalla sua amata Tehran spinta dalla sua famiglia che vuole una vita migliore per lei, una vita lontana dalla dittatura teocratica che sta divorando l’Iran negli anni novanta e che, sfortunatamente continua tutt’oggi.
Marjane decide di fermarsi prima a Strasburgo, per studiare arte e poi a Parigi. Giunta a nella capitale francese -città dell’amore e degli artisti per eccellenza- Marjane cerca di integrarsi, un po’ scettica per via della sua avventura adolescenziale in Europa ma pronta a costruirsi una nuova vita. Parigi diventa la sua nuova casa, parla fluentemente la lingua ed è libera di comportarsi e vestirsi come vuole ma la lontananza dagli affetti, la frustrazione di dover spiegare le sue origini facendola scontrare tutti i giorni con i pregiudizi verso il suo paese la porta a una nuova fase di depressione.
“Mi ritrovavo a dire sempre le stesse stronzate ancora e ancora e a fronteggiare pregiudizi in continuazione. Ero arrivata al punto di pensare <<Ci faccio un libro>>ma solo perché, per quanto ami chiacchierare, ripetere sempre le stesse cose era diventato seccante. Non pensavo davvero che qualcuno l’avrebbe letto, ma se continuavano a farmi domande avrei potuto rispondere <<C’è un libro dove spiego tutto, se ti interessa leggilo>>. Non avrei mai pensato nella vita che a qualcuno potesse davvero interessare. Ero convinta che importasse solo a me.”
Ma l’idea di creare il suo romanzo d’esordio –Persepolis– avvenne una sera per via di un incidente. Marjane ha un attacco di panico, non riesce a respirare e chiede aiuto. Poco dopo arriva l’ambulanza e il personale la carica su una barella ma per sbaglio la fa cadere dalle scale. Questa disavventura si conclude con la fine della crisi di apnea, quattro punti in testa e la decisione di sfogare il proprio malessere scrivendo quello che poi diventerà il suo romanzo d’esordio e il primo fumetto Iraniano: Persepolis.
Un inizio rocambolesco per una delle 100 opere più significative del ventunesimo secolo -secondo il Guardian-, c’è da aggiungere che questo primo fumetto Iraniano racconta senza censure -attraverso gli occhi di una bambina e poi di una donna- la trasformazione dell’Iran, sempre con umiltà e con sarcasmo, l’autrice non vuole fare una lezione di storia ma semplicemente raccontarsi:
“Non potevo di punto in bianco dire «Questa è un’analisi di quanto è accaduto negli anni 70, 80 e 90 in Iran», perché non mi occupo né di storia né di politica. Sono una persona che è nata in un determinato posto, in un determinato momento storico, e posso non sapere tutto, ma di certo so bene quello che ho vissuto. Lo conosco bene.”

Queste sono le parole che Marjane rivolge a Emma Watson durante l’intervista per Vougue del 2016, e sempre da questa possiamo intuire quanto sia stato difficile per Satrapi iniziare a scrivere Persepolis, l’autrice ha dovuto scavare dentro di sé e riaprire vecchie ferite -forse mai chiuse- della sua giovinezza. Grazie a Persepolis si è depurata dall’odio che provava per gli estremisti, perché se avesse utilizzato il fumetto per sfogare solamente il suo rancore lei sarebbe diventata esattamente come loro.
“[…] So I tried to forgive, but I realized when I started writing this book that I was full of so much hate and anger—I wanted to kill everyone! Everybody needed to be punished.
And I wrote a couple of pages and I was like: Fuck, I’m exactly like them. I’m exactly like them and that is where they have succeeded—to make me like them. So I decided to take my time, to cool down and to understand what happened. […] I’m a person who was born in a certain place, in a certain time, and I can be unsure about everything, but I am not unsure of what I have lived. I know it. And it was very personal—a very small thing, which was important. As soon as you start to talk about a nation, what is a nation? I mean, are all British people the same? Of course not. You have nice people—like you. You have hooligans. You have all sorts of people. So one person you—the reader—can identify with; a nation you can’t identify with.So I had to create it from a very personal point of view, otherwise it would be this boring, anonymous person. […] I just know what I have lived. So I tried to understand and describe my experience, which was important because people know so little. They see images on TV and think, Oh, this is the way it is. And they ask me all sorts of weird questions.”
PERSEPOLIS – ROMANZO
Persepolis viene definito dalla stessa autrice “romanzo” e mai graphic novel o fumetto, Marjane utilizza questa definizione perché il fumetto deve essere considerato una lettura a pieno diritto, ricordiamoci che nessuna opera è di serie B.

Persepolis viene definito romanzo proprio come il celebre “Maus” di Art Spiegelman. Sono due letture che hanno molto in comune -infatti spesso molti le confrontano-. Entrambi sono “storici”, narrano per filo e per segno il periodo storico e il luogo in cui sono ambientati senza lasciare nulla al caso. Entrambi hanno al centro la storia personale della propria famiglia. Spiegelman narra la storia di suo padre ebreo nella Polonia conquistata dai nazisti e nel frattempo analizza nel suo presente -quello narrativo in cui lui si fa raccontare la vicenda dal padre- il rapporto padre e figlio, del dialogo dei due che cerca un riavvicinamento. Il tutto rappresentato magnificamente dalla rappresentazione allegorica dei personaggi: Topi – Ebrei ; Gatti – Nazisti.
Marjane fa lo stesso facendoci ricordare un romanzo di formazione dove al centro c’è la crescita della protagonista e attorno a lei, che la influenza, la storia dell’Iran. L’autrice racconta la storia della sua famiglia e di se stessa lasciando i personaggi esseri umani decidendo di disegnarli in modo estremamente semplice con l’uso esclusivo del bianco e del nero. Anche se potrebbe creare delle tavole ricche di disegni elaborati e colorati decide di non farlo e di rimanere semplice, non vuole che il lettore sia sopraffatto dalle molteplici informazioni che riceve nel corso del romanzo e così, senza l’ausilio di ombreggiature o retini, c’è solo bianco e nero con uno stacco netto e questo e fa aumentare la carica espressiva dell’insieme.
Anche se nel film di Persepolis, -dove la regia è della stessa Satrapi ed è uscito nelle sale cinematografiche nel 2007 – è meraviglioso vedere come il disegno si colora quando Marjane prende il taxi che la porta via dall’aeroporto di Parigi.
Nei 39 capitoli Marjane decide di affrontare nello specifico alcune tematiche a lei care, ovvero le vicende legate alla sua infanzia: vita quotidiana, scottante attualità, ricordi di guerra ed il suo matrimonio, questi sono solo alcuni dei soggetti che vengono raccontati nel corso dell’opera. Tuttavia, per ammissione della stessa Satrapi, il tutto è stato pensato e raccontato in funzione dei lettori:
“Persepolis è nato come fumetto per gli occidentali: ci sono moltissime spiegazioni sulla vita quotidiana che sono superflue per un lettore iraniano.”
PERSEPOLIS – STRUTTURA E TRAMA

Nel lontano 2002 è stato pubblicato il primo volume di Persepolis e presto si sono aggiunti altri 3 volumi che sono andati a creare l’edizione integrale al quale siamo abituati a vedere nelle librerie o fumetterie -in Italia nel 2021 è uscita la quindicesima edizione integrale. Dall’idea di liberarsi dai propri demoni e portare avanti la memoria famigliare è nato questo romanzo che se ne parla tuttora a distanza di venti anni. Le vicende della famiglia Satrapi, ma in particolare della crescita da bambina a donna di Marjane detta “Marji”, ci tiene incollati alle pagine e ce le fa divorare in poco tempo.
Come ho detto all’inizio l’opera era divisa in 4 volumi, e al suo interno è suddivisa in tre grandi periodi:
1. Il periodo dell’infanzia, che inizia nel 1979.
2. L’adolescenza, che inizia con la partenza di Marjane per Vienna nel 1983.
3. Quando ritorna in Iran ventenne, fino al suo definitivo trasferimento in Francia.
Tutti e tre estremamente importanti poiché, girando le pagine, vediamo sempre di più una Marjan più matura che amplia e fa evolvere i suoi gusti musicali, approfondisce la politica e pian piano si avvicina ai primi amori e passioni. Ma partiamo in ordine ad analizzare la trama e i personaggi.
La piccola Marji inizialmente non voleva intraprendere la strada dell’artista, non ci pensava nemmeno a 9 anni perché lei voleva diventare un profeta. E non un profeta qualsiasi ma con la P maiuscola, che avrebbe portato pace nel mondo e avrebbe fatto sì che nessuna vecchietta venisse maltrattata, per la gioia della nonna. Purtroppo ciò non è accaduto, ma possiamo comunque godere delle sue opere artistiche.

La famiglia Satrapi è di alta estrazione sociale, grande apertura mentale, orientamento politico decisamente progressista e vicina agli ideali comunisti. Condanna duramente il regime dello Scià Mohammad Reza Pahlavi -colui che è al governo all’inizio delle pagine del romanzo. Mamma Tadji e papà Ebi partecipano alle manifestazioni contro il regime oppressivo e sperano in un futuro migliore, un Iran libero e democratico dove i numerosi amici in galera vengano liberati ma, soprattutto, un paese dove la loro figlia Marji possa crescere libera e padrona del proprio destino.
Marji fin da piccola sogna di andare alle manifestazioni con i suoi genitori, trasportata dall’innocenza tipica dei bambini ignora la morte che incombe a questi eventi. Più volte moglie e marito tornano a casa sconvolti dalle scene a cui assistono e dalla crudeltà delle guardie dello Scià, ma non si perdono d’animo. Le ricordano sempre che prima di essere una donna è un essere umano, che non deve mai affidarsi al suo bel faccino ma al suo cervello e che non bisogna dimenticare o giustificare ma perdonare poiché non si può vivere nell’odio.

Ma non sono solo i genitori a essere delle ispirazioni per Marjane, da prima la nonna alla quale è molto legata che è un esempio vivente di emancipazione femminile e di quel raro umorismo che riesce a far sorridere anche nelle situazioni più disparate. Un esempio? Quando Marjane, ormai ventenne e sposata, decide di terminare il rapporto con suo marito Raza -conosciuto all’università islamica di Azad South Branch di Teheran che entrambi frequentavano- è dalla nonna che va a sfogarsi e a cercare un supporto. E mentre la ragazza in lacrime le confessa di non amare più l’uomo la donna risponde:
“[…]tante lacrime per un divorzio? Stammi bene a sentire! Io ho divorziato, cinquantacinque anni fa, e posso assicurarti che a quei tempi nessuno osava farlo. Ma mi sono sempre detta che avrei vissuto molto meglio sola che con un rompipalle! […] quando un dente è marcio bisogna toglierlo!”

Questo dialogo avviene nelle ultime pagine del romanzo ma vi posso assicurare che “le perle di saggezza” della nonna materna sono disseminate per tutto il racconto e consiglio caldamente di tenerne conto per la propria vita. Tra i tanti discorsi, vorrei ricordare uno in particolare, quello che avviene tra nonna e nipote la sera prima che Marji parta per l’Europa.
“Nella tua vita conoscerai parecchi imbecilli. Se ti daranno dei dispiaceri, pensa che è la loro stupidità che li induce a farti soffrire. Questo ti eviterà di ripagarli con la stessa moneta. Perché non c’è nulla di peggio al mondo che il rancore e la vendetta… cerca di mantenerti sempre onesta e degna di te stessa.”
E infine abbiamo uno dei personaggi fondamentali nella crescita politica della protagonista, sono di parte nel descriverlo, lo ammetto, anche se compare in poche pagine è riuscito a catturare tutta la mia attenzione e le mie lacrime: Zio Anush, un uomo onesto che ha sempre combattuto per i propri ideali ed è morto per essi, Marji ha una vera e propria adorazione per lui, in parte perché lo può definire agli occhi di tutti un “eroe di famiglia”.
Quando Marji aveva 9/10 anni, nel periodo tra l’esilio dello Scià e la nascita della repubblica Islamica c’è stato un momento in cui i prigionieri politici – coloro che si erano opposti allo scià – erano stati liberati, vengono trattati da eroi e Marji si trovava ad essere invidiosa di alcuni amici che avevano avuto padri o zii in prigione e sperava di avere un proprio parente che fosse stato in prigione e avesse vissuto almeno in parte quello che avevano raccontato due amici di famiglia: Siamak Jari e Mohsen Chakiba.
NELL’INGENUITÀ DI UNA BAMBINA ZIO ANUSH É UN SUPEREROE
Da parte sua lo zio adora Marjane dal primo momento che la vede e, senza remore, le racconta tutto ciò che ha passato nella sua vita e dei suoi ideali, sogni e speranze perché come gli rivela lui stesso:
“Se ti racconto tutto questo è perché è importante che tu lo sappia. I ricordi di famiglia non devono perdersi. Anche se non è facile per te, anche se non puoi capire tutto.”.
È proprio qui che inizia a costruirsi il loro rapporto speciale, Marji grazie a lui inizierà sempre di più a interessarsi e a entrare nella vita politica del proprio paese in modo attivo e lo farà per tutta la vita alla sua memoria.
Anush è un porto sicuro con la sua voce calma e razionale, cerca continuamente di rassicurare la famiglia, suo fratello Ebi pure quando dopo una rivoluzione di sinistra il popolo vota per la “repubblica democratica Islamica”.
“[…] In un paese per metà analfabeta non si può radunare la gente intorno a Marx. La sola cosa che li possa unire è il nazionalismo e la fede religiosa … ma i religiosi non hanno la capacità di governare. Ritorneranno alle loro moschee e il proletariato trionferà![…]”
Inutile sottolineare il fatto che la storia ha preso una piega ben diversa da quella che Anush sperava e ben presto verrà catturato e giustiziato. L’accusa? Essere una spia russa. Ma come Zio Anush abbiamo davanti a noi, in questo romanzo, una serie di persone che moriranno per la propria causa e non sono solo volti anonimi al quale ci dispiacciamo, ma insomma, giriamo pagina per proseguire.

Marjane da un nome e cognome, un volto a quelli che per noi sono semplici estranei ormai morti da anni, ma grazie al suo racconto, il nostro cuore si spezza proprio come se li avessimo conosciuti di prima persona, con una stretta di mano.
PERSEPOLIS – IL VELO
“L’Occidente è convinto che il problema principale in Iran sia costituito dall’obbligo di portare il chador, e quasi non da peso a cose ben più gravi, come la mancanza di libertà di pensiero e di parola, la questione dei prigionieri politici o le conseguenze del conflitto contro l’Iraq. Se esistesse, in generale, il diritto di esprimersi, esisterebbe anche quello di scegliere se mettere o meno il chador. A forza di preoccuparsi della questione del velo delle donne, si è ignorato, o per lo più taciuto, il fatto che tra il 1980 e il 1988 in Iran sono morti, per le loro idee, decine di migliaia di prigionieri politici (un numero imprecisato tra 30.000 e 300.000).”
Persepolis è disseminato di situazioni/tematiche che si potrebbero approfondire come il disagio di Marjane di approcciarsi alla sessualità. Visto che per anni ha vissuto in una società dove il solo tenersi per mano era -ed è- considerato un reato, Marjane si trova molto a disagio in Europa dove si trovano coppiette ad amoreggiare in ogni angolo e si comincia a parlare di sesso senza remore.
Oppure della migrazione, di come Marji da adolescente immigrata in Europa si trova ad odiarsi e non accettare le proprie origini poiché si sente troppo Iraniana per essere considerata Europea. Ma anche quando tornerà alla propria terra nativa si sentirà troppo Europea per essere considerata Iraniana.
Quelli che ho citato sono alcuni dei temi, ma ho scelto di trattare un argomento onnipresente in Persepolis -spero di esserne all’altezza e mi scuso se ci dovessero essere sviste- che è l’ Hijab, comunemente chiamato foulard/velo che la religione musulmana chiede alle donne di mettere.

Ecco chiede non pretende.
Marji quando è piccola non ha un’opinione del velo, essendo nata in un periodo dove lo stato era laico e quindi non c’era l’obbligo per una donna di coprirsi. Ma quando entra in vigore la legge sull’Hijab si trova la propria scuola laica francese chiusa, divisa dai suoi compagni di classe maschi e costretta a indossare un pesante velo nero sulla testa. Verrà mostrato in una tavola come le bambine mal sopportano la situazione e come spesso e volentieri si tolgono il velo per poi essere sgridate dalle maestre.
Marjane adulta ha una sua idea precisa sul velo, ovvero che non è quello il problema. L’autrice fa presente più volte nei suoi discorsi che il problema del suo paese non è tanto l’obbligo del velo quanto la negazione di libertà di pensiero e di espressione. In Iran, a sorpresa di molti il velo non è sempre stato obbligatorio: quando è ascesa della nuova dinastia dello scià di persia, Reza Shah l’aveva disincentivato per cercare di modernizzare il paese. Marjane racconta fatti di quel periodo, che per noi sono buffi: per esempio nelle campagne le donne preferivano sollevare i lembi delle gonne per coprirsi il capo, piuttosto che lasciarlo scoperto.
Dal 1979 entra in vigore l’obbligo del velo in Iran, voluto soprattutto per due motivazioni:
1) Farlo diventare uno strumento di sottomissione della donna
2) Allontanare del tutto l’occidentalizzazione dal paese.

L’Iran doveva ritrovare le proprie radici islamiche, non poteva e doveva abbassarsi al livello dell’Europa se non dell’America. A livello teorico la proposta del velo da parte dei nuovi capi di governo dell’Iran era per innalzare la stessa donna. La libertà di movimento in pubblico che il velo comporta è vista come un traguardo per molte giovani prigioniere dal loro ambiente famigliare. Molte giovani appartengono a famiglie già abituate a velarsi per tradizione e vedono in questa nuova filosofia un “velo-passaporto”, capace di farle entrare a tutti gli effetti nella sfera pubblica.
Ma nella pratica si vuole portare a una grossa perdita di diritti della donna. Diritti che erano stati conquistati con il sangue durante l’epoca di modernizzazione portata da Pahlavi, per poter continuare a mantenere l’ordine sociale maschile. Se quindi per le donne di origine popolare il velo può assumere un valore positivo, come strumento di libertà e parziale autonomia, per le donne laiche e moderniste, il velo si trasforma in una prigione, un’imposizione che limita la libertà individuale, goduta durante l’era degli scià, e che viene quindi duramente contestato.
Purtroppo dopo la reintegrazione dell’obbligo del velo 1979, la figura femminile viene riportata a disposizione esclusiva del padre o marito, considerato suo padrone.
“la donna non velata può far tremare l’edificio dell’identità maschile nell’islam”
Non tutto è perduto perché non ci si arrende mai, certo ormai si è obbligati dalla legge a portare il velo e si hanno pesanti punizioni per coloro che trasgrediscono le regole, come l’esempio più recente e sconvolgente di Mahsa Amini che ha risvegliato l’indignazione della popolazione Iraniana. Ma il velo diventa anche un modo per esprimersi, per mostrare la propria opinione.
Satrapi ci dimostra in una vignetta la differenza tra i fedeli al regime e coloro che si sentono più vicini all’occidente, i progressisti.

Ricordiamoci che una ciocca di capelli fuori posto può aprire un mondo di significati nascosti che vanno dal dissenso politico alla dimostrazione della propria sensualità.
PERSEPOLIS – CONCLUSIONE
“La libertà ha sempre un prezzo.”
È questa una delle ultime frasi che Marjane pronuncia nel film di Persepolis, proprio quando si trova in aeroporto e guarda l’Iran per l’ultima volta. Quando guarda negli occhi sua nonna per l’ultima volta.
Gli addii sono dolorosi ma a volte necessari. Marjane non avrebbe mai voluto lasciare la sua terra ma si è trovata costretta a farlo per poter continuare a pensare e ad agire come meglio crede nella più totale libertà. Certo -come ho ricordato anche nel mio ultimo articolo riguardo a “seni e uova”- anche noi occidentali abbiamo ancora molto su cui lavorare ma sia donne che uomini hanno il diritto di combattere, di urlare e di dimostrare il proprio dissenso.
Questo non è scontato, non in tutto il mondo è possibile ricordiamocelo sempre. Usiamo sempre il privilegio di parlare per farci sentire, non abbassiamo lo sguardo di fronte alle ingiustizie, parliamone sempre e non importa che siano d’oltre oceano o vicino a casa nostra. Nessuna ingiustizia è inferiore ad un’altra.
Continuiamo a parlare dell’Iran, solo parlandone e mostrando il nostro supporto la causa non sarà insabbiata dai media e dal paese stesso. Tagliate ciocche di capelli, scendete in strada, usate i social in ogni loro forma, tutto ciò che volete ma mostrate che a voi importa. Solo così non sarà stato vano il sacrificio di tante persone, che desideravano solo la libertà.

Bibliografia e Sitografia:
(A.Zaccuri e S.Rossi, “L’altro Iran di Marjane Satrapi”, Fumo di china, n.114 (Dicembre 2003)
https://www.exibart.com/personaggi/lintervista-marjane-satrapi-dipingere-matisse-a-theran/
https://associazionesemi.org/2021/01/09/persepolis-il-meraviglioso-racconto-rivoluzionario-di-marjane-satrapi/
https://www.gingergeneration.it/n/emma-watson-marjane-satrapi-persepolis-221884-n.htm
https://www.martinagalea.com/files/tesi-persepolis-marjane-satrapi.pdf
https://fumettologica.it/2019/11/marjane-satrapi-persepolis/
https://www.vogue.com/article/emma-watson-interviews-marjane-satrapi