Peggy Guggenheim: storie d’amori, d’arte e di collezionismo

4 agosto 2023 - Stefania Abegaille

La notte tra 14 e 15 aprile 1912 il transatlantico RMS Titanic, durante il suo viaggio inaugurale, dopo una collisione con un iceberg, naufraga e perdono la vita dalle 1490 alle 1635 persone. Quello che per tutti è un fatto di cronaca, per Peggy Guggenheim è la storia della morte del padre, qui Downton Abbey docet, e avvenimenti che sembrano lontani dalle nostre vite, in realtà, le sconvolgono.

Peggy Guggenheim nasce a New York, il 26 agosto 1898, figlia di Benjamin Guggenheim, che come abbiamo già detto morirà nel naufragio del Titanic, e di Florette Selignam, entrambi appartenenti a famiglie molto ricche e influenti del periodo, di origini ebraiche. 

Il padre aveva fatto fortuna nell’estrazione dell’argento e del rame, e nell’industria dell’acciaio. La madre apparteneva ad una delle più importanti famiglie di banchieri americani.

Nonostante siamo portati ad immaginare la sua infanzia come un periodo dorato, lei la ricorda come un periodo infelice, privo di amici e, soprattutto, di coetanei – sentendosi quasi del tutto isolata, nel momento in cui la sorella si ammala e le due vengono separate per evitare il contagio.

Inoltre, la morte del padre porterà con sé una serie di problemi economici, che risolveranno gli zii. Solo con la morte del nonno Selignam, le finanze familiare si riassestano e, al compiere del suo 21esimo compleanno, la nostra Peggy, che ancora si chiama Marguerite, avrà intestato un ingente patrimonio. Nel 1916 fa il debutto in società, e si rende subito conto che quella vita non fa per lei, allora parte per quella che all’epoca era la meta più ambita: l’Europa.

Da questo momento inizia a farsi chiamare Peggy, più sobrio di Marguerite e meno familiare di Maggie, usato invece dal padre.

Trova facilmente lavoro, prima come infermiera di un dentista e poi come commessa al Sunwise Turn, una libreria e salotto letterario newyorkese, che avrà il merito di farle conoscere il suo primo marito, Laurence Vail, ma anche di appassionarsi all’arte ed in particolare al collezionismo.

Scoperte le avanguardie artistiche del periodo, si innamora della cultura europea, decidendo così di trasferirsi a Parigi.

Man Ray, Peggy Guggenheim, Parigi, 1925

Nel 1922 si sposa con Laurence Vail, con il quale avrà due figli, Sinbad e Pegeen, ma il matrimonio durerà poco, solo fino il 1930, a causa del comportamento violento del marito. Solo Pegeen vivrà con la madre, mentre Sinbad rimarrà a vivere con il padre.

Peggy, infatti, ha una relazione con lo scrittore inglese John Holms e, per potersi sposare, può chiedere l’affidamento solo di uno dei figli.

I lutti però non sono terminati, e nel giro di poco tempo muore il marito John, durante un intervento chirurgico, la sorella Benita di parto e la sorella Hazel causa la caduta, e la conseguente morte, dei due figli.

Dopo svariate relazioni si trasferisce a Londra, e nel 1938 inaugura la propria galleria d’arte contemporanea, la Guggenheim Jeune, organizzando mostre di artisti allora sconosciuti, come Picasso, Ernst, Kandinsky, Dalì, Magritte, Arp, Mirò, ecc.

La galleria è però economicamente un disastro e, dopo poco tempo, la chiude. Il suo consulente, Herbert Reid, le consiglia di preparare un elenco di artisti con relative opere da avere e proporre sul mercato.

Rogi André, Peggy Guggenheim, Parigi, 1940 c.

Lo scoppio della guerra e le leggi razziali rendono la vita difficile anche a Guggenheim, che ha origini ebraiche. Dopo essersi trasferita a Parigi, e aver cercato invano di nascondere le sue opere nei magazzini del Louvre, decide che è arrivato il momento, per lei e le sue opere, di tornare a New York.

Nel 1941 si sposa di nuovo, questa volta con il pittore surrealista Max Ernst, e nel 1942 apre una galleria a New York: la Art of This Century, dove espone opere di Pollock, Rothko, Motherwell e Hofmann.

Galleria dell’arte astratta, Art of This Century, New York 1942

Nel 1946 scrive la sua autobiografia, non particolarmente apprezzata dal pubblico dell’epoca, che si sente oltraggiato da quello che legge e che non riesce a concepire una vita diversa al di fuori di un canone prestabilito.

Peggy Guggenheim e Jackson Pollock davanti Mural, New York, 1946

Finita la guerra, decide di tornare in Europa, e nel 1947, si trasferisce a Venezia, in un edificio settecentesco che affaccia sul Canal Grande. Nel 1948 espone la sua collezione alla Biennale di Venezia e, dal 1951, utilizza il proprio palazzo come spazio espositivo pubblico, per le opere di Mondrian, Brâncuşi, Picasso, Delaunay, Kandiskij e Pollock.

Peggy Guggenheim accoglie il Presidente Luigi Einaudi alla mostra della sua collezione alla Biennale di Venezia, 1948

Divenuta anziana, cerca di donare il palazzo e l’intera collezione alla città di Venezia, che rifiuta, per paure che fosse un onere troppo gravoso da gestire, decide, allora, di donare tutto alla Salomon R. Foundation, che già deteneva e gestiva il Guggenheim di New York, con la promessa, legalmente vincolante, che la collezione sarebbe rimasta a Venezia.

Peggy Guggenheim nella biblioteca di Palazzo Venier dei Leoni, Venezia, 1960 c.

Nel 1979 Peggy Guggenheim muore all’ospedale di Camposampiero, dove viene ricoverata per una frattura al piede. Per quanto possa sembrare strano, il suo lascito più grande non è la sua collezione che, in ogni caso, è sopravvissuta ed è ancora a Venezia, nello stesso palazzo di sempre, ma la sua passione per l’arte e per gli artisti, che ha ed hanno condizionato tutta la sua vita. 

Tony Vaccaro, Peggy Guggenheim, Venezia, 1968
BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA:
Peggy Guggenheim, Una vita per l'arte, confessioni di una donna che ha amato l'arte e gli artisti, BUR Rizzoli, 2022.
Lisa Immordino Vreeland, Peggy Guggenheim: Art Addict - USA, 2016.
https://www.guggenheim-venice.it/it/
E per i più piccoli consiglio: Sabina Colloredo, Peggy Guggenheim, la mia vita a colori, Einaudi Ragazzi, 2018.