Patti Smith, la poetessa madrina del punk rock
29 aprile 2024 - Viola Frassi
Gli amanti del punk rock e i grandi appassionati di musica la conosceranno di sicuro: Patti Smith, la madrina del proto-punk: cantautrice, poetessa, artista e spirito libero che ha ammaliato la gente con la potenza delle sue interpretazioni e l’uso sapiente delle parole all’interno dei suoi testi, tanto da guadagnarsi il titolo di punk rock’s poet laureate (la poetessa laureata del punk rock).

Ammetto di avere scoperto Patti Smith per caso, mentre scrollavo su Instagram. Sono stata immediatamente catturata da ciò che scriveva nelle descrizioni dei suoi post, che sono a tutti gli effetti delle piccole poesie di vita quotidiana. Ho percepito subito una raffinata sensibilità per la realtà ed un silenzioso amore per la vita riassunti nella frase della sua bio: “We are all alive together” (Siamo tutti vivi insieme). Ho iniziato così a leggere di lei e ad ascoltare qualche sua canzone e sono rimasta affascinata dalla sua storia, che voglio raccontarvi con questo articolo.
Patricia Lee Smith nasce il 30 dicembre 1946 a Chicago, in Illinois; figlia di Beverly Smith, una cameriera aspirante cantante jazz e Grant Smith, un operaio. Cresce in una famiglia povera e religiosa e passa l’infanzia cambiando costantemente casa e città ed inizia ad approcciarsi alla poesia e alla musica proprio in quegli anni, anche grazie alla passione della madre, nonostante dopo essersi diplomata nel 1964 cominci a lavorare in fabbrica. Nel frattempo, comincia a frequentare il Glassboro State College per volere del padre, ma nel 1966, a quasi vent’anni, affronta una gravidanza inattesa e prende la difficile decisione di mettere la bambina, nata nel 1967, in adozione. Non conoscerà mai quella bambina e si promette che la rinuncia che ha fatto segnerà la devozione a fare della sua vita qualcosa di significativo. Poco tempo dopo, Smith abbandona gli studi e sale su un autobus per inseguire una vita da artista a New York.
Gli anni newyorkesi
Patti Smith arriva a Manhattan nel 1967, nel bel mezzo della Summer of Love e del movimento hippie, dove conosce il fotografo Robert Mapplethorpe, una delle persone su di lei più influenti: lei stessa lo definisce “l’artista della sua vita” nel suo libro Just Kids. Con lui inizia un’intensa relazione romantica e artistica, la quale è stata piuttosto turbolenta a causa della povertà che hanno dovuto affrontare e la scoperta dell’omosessualità di Mapplethorpe. La loro è una storia di amicizia, di amore e di arte che resisterà alla prova del tempo: anche dopo la loro rottura, continueranno ad essere profondamente legati fino alla morte prematura di Mapplethorpe.
Nei suoi primi anni a New York, Smith vive insieme a Mapplethorpe al Chelsea Hotel, l’albergo che ha fatto da sfondo a momenti e personaggi iconici, come Bob Dylan – futuro amico stretto di Smith – che ha scritto la famosa Sad-Eyed Lady of the Lowlands proprio al Chelsea Hotel. In quegli anni, Smith si dedica a progetti artistici di ogni tipo, soprattutto alla poesia e alla fotografia di Mapplethorpe, di cui è spesso modella. È proprio in quel periodo che al Fillmore East, locale di successo dell’East Village, Smith assiste ad un live dei The Doors e vedendo Jim Morrison sul palco decide che nella vita vuole fare proprio questo: la performer.
“Nel vedere Jim Morrison esibirsi, ho pensato che potessi farlo anche io. Non volevo essere presuntuosa, ma ho sentito che era qualcosa che mi apparteneva” – Patti Smith in Just Kids

Patti Smith inaugura dunque il suo viaggio nell’arte, anche grazie all’amico drammaturgo ed ex musicista Sam Shepard, con cui scrive un’opera teatrale dal titolo Cowboy Mouth – in cui lei stessa reciterà – e che le introduce l’idea di unire poesia e musica. Nel 1971, Mapplethorpe la avvisa della possibilità di tenere un reading di poesie al St. Mark’s Poetry Project, dove Smith sperimenta per la prima volta la lettura delle proprie poesie accompagnate dalle note della chitarra dell’amico Lenny Kaye. Tra il pubblico esultante erano presenti anche Andy Warhol, Lou Reed e Gregory Corso. Così Smith mette le fondamenta per quella che sarà la sua carriera, che sempre più si sta avvicinando alla pubblicazione del suo primo iconico album: Horses.
Horses non arriva però così velocemente: infatti, inizialmente Smith rifiuta un’offerta discografica che le fu avanzata dopo il reading di poesie. Prova la recitazione, ma per lei è limitante: è come se si nascondesse dietro ai panni di personaggio, mentre lei desidera uscire allo scoperto, raccontare sé stessa attraverso l’arte, con la quale vuole diventare un tutt’uno. Decide quindi di dedicarsi completamente alla musica. Presto entra a far parte della scena musicale underground, esibendosi in locali storici come il CBGB e Other End. È lì che presenta al pubblico il suo primo singolo, Hey Joe/Piss Factory, il quale attira l’attenzione dell’Arista, l’etichetta discografica con cui pubblicherà Horses. Uscito nel 1975, l’album si apre con una frase di Oath, una delle poesie presentate al reading, che recita:
“Jesus died for somebody’s sins, but not mine.”
“Gesù è morto per i peccati di qualcuno, ma non i miei.” – Intro della canzone Gloria: In Excelsis Deo, dalla poesia Oath, 1975
Horses è un successo: la sua capacità di mescolare il verso libero e la struttura ripetitiva del rock, accompagnata dall’interpretazione di Smith, dà vita ad un connubio di arte intensa, struggente e potente. Smith diviene così simbolo di una nuova generazione. Negli anni immediatamente successivi, rispettivamente nel 1976, 1978 e 1979, Smith pubblica gli album Radio Ethiopia, Easter e Wave. Easter le porterà il successo commerciale grazie alla hit Because The Night, scritta insieme a Bruce Springsteen. Eppure, nonostante la fama, dopo questi tre album Smith si ritira dalle scene per quasi dieci anni.


Di vita e di morte
In questo decennio, Smith lascia New York e si trasferisce a Detroit insieme al marito – chitarrista dallo stesso cognome – Fred “Sonic” Smith, con il quale ha due figli: Jackson, nato nel 1982 e Jesse, nata nel 1987. Rompe il silenzio nel 1988 con Dream of Life, album dal quale si ricorda una delle sue canzoni più famose, People Have the Power. Poi, di nuovo, scompare per altri otto anni.
Ciò che segna profondamente questi otto anni è una serie di lutti pesanti per Smith: nel 1989 muore Robert Mapplethorpe dopo una battaglia contro l’AIDS, mentre nel 1994 perde sia il marito Fred che il fratello Todd. Smith è devastata, il dolore è insopportabile. Nel 1996, dopo due anni di rielaborazione, completa l’album che stava progettando con il marito, Gone Again, nel quale canalizza la sofferenza per le sue perdite. Bob Dylan la incita a tornare sul palco, da cui è assente da ben sedici anni, proponendole di partecipare al suo tour, e lei accetta.
Pian piano si rialza e nel 1997 riprende il ritmo pubblicando Peace & Noise, un album che racconta gli avvenimenti del mondo, ad esempio l’invasione del Tibet da parte della Cina. Nel 2000 esce Gung Ho, dedicato a Ho Chi Minh e ad un secolo migliore. Poi nel 2004 Trampin’, album dedicato a sua mamma e all’esperienza della maternità; infine nel 2007 Twelve, una compilation di dodici cover, tra cui Everybody Wants To Rule The World dei Tears For Fears e Smells Like Teen Spirit dei Nirvana.

Nel 2008 dedica un requiem a Mapplethorpe dal titolo The Coral Sea, che riceve cinque stelle dal prestigioso critico di The Guardian. Dopo il requiem Smith non smette di rendere l’arte la sua vita: da un po’ si dedica anche alla fotografia, grazie alla quale contribuisce a vari progetti in cui i suoi scatti vengono esposti in importanti mostre.
In ogni caso, la musica continua ad essere il mezzo con il quale fonde tutte le sue altre attività artistiche. Infatti, nel 2009, mentre si trovava a Firenze per una settimana di eventi e mostre, Smith ha dato un concerto open-air in Piazza Santa Croce, in occasione dell’anniversario del concerto tenuto nella stessa città trent’anni prima. Il suo legame con l’Italia e la cultura italiana è sempre stato molto forte, tanto che, oltre ai suoi numerosi soggiorni nel Belpaese, nel 2012 Smith registra la cover di Io come Persona di Giorgio Gaber, e partecipa anche come ospite a The Voice Italia nel 2013.
Tre anni prima, nel 2010, scrive il libro autobiografico che ho citato in questo articolo: Just Kids, la storia del profondo amore e dell’amicizia che la legava a Robert Mapplethorpe, per il quale ha vinto il National Book Awards per la saggistica.
Patti Smith oggi
Oggi Patti Smith ha settantotto anni ed è ancora parte integrante del mondo della musica e dell’arte. Oltre a continuare ad esibirsi in concerti, si occupa di fotografia e a volte anche di pittura (ha persino esposto alcune opere al MoMA durante mostre temporanee) e partecipa ad eventi letterari, ma è soprattutto la poesia – la sua passione originale – che coltiva anche oggi: spesso sale sul palco con altri reading di poesie e su Instagram, dove è molto attiva, condivide fotografie suggestive, con didascalie che iniziano sempre con “This is” (Questə è), a cui seguono alcuni versi concernenti ciò che è raffigurato nella fotografia. Oltre all’arte, è importante menzionare il suo impegno nell’attivismo: da sempre sostiene il Partito Democratico, per il quale si è spesso esibita alle manifestazioni delle campagne elettorali. Ha sempre partecipato attivamente alle proteste, vent’anni fa per la guerra in Iraq come oggi per la guerra in Palestina, organizzando anche concerti apertamente contro le guerre dell’amministrazione Bush. È inoltre una grande sostenitrice di Greta Thunberg e si batte per il cambiamento climatico.
Per concludere, vi invito personalmente ad approfondire la storia di Patti Smith, ad ascoltare i messaggi delle sue canzoni e a visitare il suo profilo Instagram, perché con la sua versatilità artistica e la sua capacità di andare nel profondo delle molteplici esperienze della vita, è una delle figure più importanti degli ultimi cinquant’anni e una delle poche testimonianze ancora in vita della scena musicale rock degli anni Settanta americani.

Bibliografia
Smith, Patti, Just Kids, 2015, Feltrinelli.
Sitografia
https://www.lindiependente.it/storia-di-patti-smith/
https://www.enciclopediadelledonne.it/biografie/patti-smith/
https://www.instagram.com/thisispattismith