Nonostante Tutto: toccare il fondo per risalire

26 luglio 2022 - Nicoletta Torri

Intervista a Simona Picinelli

Costa Volpino. Simona Picinelli ha 24 anni, è di Pisogne e quello che presenta oggi è il libro che parla della sua storia, del suo percorso di dolore e di rinascita dalla violenza e da tutto ciò che ne consegue – come la diagnosi del disturbo di personalità borderline. Attraverso la poesia, condotta con un linguaggio crudo e incisivo, Simona parla di se stessa e della sua lotta per tornare, di nuovo, a vedere la luce. 

Raccontami chi sei e qual è la tua storia, che poi ti ha portata a scrivere il libro.

“Chi sono? Sono una persona comune, che ha raccontato cose della sua vita che sono state vissute da tante altre persone comuni. La mia storia è iniziata con il dolore. Sin dall’asilo, mi sono sempre sentita fuori luogo. Poi le elementari e le medie sono state un disastro, fino ad arrivare alle superiori, dove è peggiorato tutto. A complicare le cose è stata la violenza sessuale che ho subito.

Per molto tempo non sono riuscita a chiamarla così, soprattutto perché accanto a me, la notte in cui il fatto accadde, c’erano delle persone amiche e non riesco minimamente a capacitarmi che loro non abbiamo sentito piangere o chiedere aiuto. Invece è sempre stato taciuto. Anzi, quando sono tornata – perché è successo durante una vacanza – sono stata presa in giro e le persone mi dicevano che ero una poco di buono. Mi sono lasciata trascinare da questa etichetta per molto tempo, mi ripetevo “se loro pensano così di me allora lo sono davvero“. Passavo da una persona all’altra cercando in realtà qualcosa che io dovevo cercare dentro di me.”

Qui Simona mi racconta del periodo più buio della sua vita, che va da quando aveva solo 18 anni: il difficile inizio con la terapia e il continuo sali e scendi che l’hanno portata a lottare contro l’anoressia e l’autolesionismo. E poi le relazioni dettate dall’insicurezza e dalla dipendenza affettiva. Fino ad arrivare ai primi tentativi di suicidio: da qui il ricovero nel reparto di psichiatria. L’ultimo step è il Il tentativo “vero“: 

“Mi sono presa una stanza d’hotel con la vasca perché amo l’acqua. Ho bevuto molto sperando che mi aiutasse a lasciarmi annegare. Avevo bevuto talmente tanto che sono svenuta sul pavimento prima di entrare in vasca, dove mi ha trovata mia mamma con l’ambulanza. Mi sono svegliata legata al letto.”

E poi cos’è successo?

“Ho deciso di mia spontanea volontà di farmi ricoverare in una clinica, a Verona. Ho conosciuto molte persone che avevano tutte più o meno i miei stessi disturbi. Mi sono resa conto che c’erano tanti che, come me, stavano affrontando le mie stesse battaglie. Alla fine il senso del libro sta proprio qui. Se io avessi avuto, anche solo 2 pagine, in cui qualcuno diceva “guarda che non sei l’unica, ci sono persone che stanno come te, non sei un mostro” sarebbe stato diverso, mi sarei sentita meno sola.”

In tutto quello che hai vissuto, che ruolo ha avuto la scrittura? Ma soprattutto, perché hai scelto la poesia, e non altri mezzi di comunicazione, per esprimere ciò che sentivi? 

“Ho sempre scritto e mi è sempre piaciuto farlo. All’inizio mi cimentavo con i racconti e ho ricevuto delle proposte editoriali, la prima in terza media, che non ho mai accettato perché non mi convincevano molto. Per me era soprattutto sfogare quello che sentivo. È stato molto difficile trovare le cose vecchie, perché scrivevo ovunque, anche sui tovaglioli. Lo sfogo era fermare quell’attimo, quel momento di sofferenza e sancire la sua esistenza. Da qui nasce la mia propensione per la poesia: è più nel mio stile, voglio che siano così esplicite, punto. La scelta della poesia è proprio perché penso che sia cucita su di me.”

Il libro si divide in due parti: nella prima quali sono le tematiche che affronti e che cosa rappresentano nel tuo percorso di vita?

“Il libro inizia con una poesia, che si intitola Balcone. Si tratta di un balcone vero, quello del reparto di psichiatria di Iseo, dove sono sempre andata a trovare mia nonna. Non mi facevano mai entrare in reparto perché ero piccola, quindi lei scendeva su questo balcone sul lago dove fumava la sua sigaretta e facevamo merenda. Ho sempre pensato a questo posto come un luogo stranissimo ma, allo stesso tempo, stupendo.

Affronto tematiche come l’autolesionismo, il farmi usare dagli altri, la dipendenza affettiva e l’anoressia. Ci sono stati periodi che ho passato a letto, al buio, senza mangiare niente. Qui ho perso tutta la mia compagnia di amici: io non riuscivo a spiegarmi e loro non riuscivano a capire che stavo male. Arriviamo a Sorriso, che era il nome dell’hotel. Il momento in cui ho toccato il fondo e sono risalita.”

Per la seconda parte, invece, scriverla è stata una forma, in qualche modo, di rinascita? C’è una poesia di questa parte a cui sei legata più di altre?

“Parte tutto dal fatto di avere finalmente una diagnosi. Capisci che i tuoi atteggiamenti sono dovuti a quello. Io non sono la mia diagnosi, ma ho una spiegazione al mio dolore. Ci sono poesie che parlano di me che imparo a stare da sola, una cosa che prima non c’era. Sto bene da sola. Non ho bisogno di qualcuno accanto ma perché, come è giusto che sia, non dico che mi basta ma cerco di bastarmi. C’è una poesia, Manchi, scritta per la stessa persona a cui è dedicato il libro, mio cugino Daniele, scomparso il 5 settembre dell’anno scorso in un incidente in moto, aveva solo 16 anni. Era esattamente l’opposto di me, era pieno di vita. Mia zia diceva che noi due dovevamo stare nella stessa stanza e influenzarci a vicenda, riequilibrarci. Ho promesso di migliorare e di prendere un pochino della sua vita e farla un po’ mia. Il libro è dedicato a Daniele ma da ringraziare è anche mia mamma. Lui mi spinge a vivere, ma mia mamma mi ha salvata e mi ha dato la forza per andare avanti. Lei mi è stata vicina, ha cercato di capirmi e un grazie se lo merita.”

La diagnosi di cui mi hai parlato è il disturbo borderline, di cosa si tratta?

“La diagnosi del disturbo borderline è stata il vero punto di rinascita. La mia sofferenza aveva un nome ed è stato per me un sollievo. È un disturbo di personalità che ha sintomi che si cuciono addosso alle persone in maniera diversa. La componente maggiore sono gli sbalzi di umore, non sono picchi maniacali come per il bipolarismo, può essere una minima cosa a farti sprofondare. Poi ci sono altre componenti come sforzi disperati per evitare un abbandono, relazioni instabili e intense, alterazione dell’immagine di sè, impulsività a danno del soggetto, autolesionismo, minacce di suicidio, instabilità affettiva e sbalzi di umore, sentimenti di vuoto, rabbia intensa e paranoia.”

Cosa diresti ad una persona che ti sta leggendo in questo momento e che sta affrontando le tue stesse battaglie?   

“Ad oggi, penso che il suicidio sia un gesto molto egoistico, è vero lasci il tuo dolore ma poi colpisci anche le persone che ti circondano. Loro si chiederanno se potevano fare qualcosa, e questo crea un senso di colpa. Questo mi dà ragione e forza per rimanere qui. Si può migliorare direi a chi mi sta leggendo e mi leggerà, le giornate brutte ci sono comunque e bisogna accettarle alla fine. Se un giorno vuoi stare a letto perché hai troppi pensieri o perché non ce la fai proprio, va bene, non importa per quanto tempo. Basta rialzarsi e bisogna farlo meglio di prima.”

Nonostante Tutto di Simona Picinelli è acquistabile presso la Libreria Merello Darfo Boario Terme, Libreria PuntoaCapo Pisogne e in Edicoleria di Breno. Inoltre è disponibile presso ogni rivenditore di libri online.

Simona Picinelli, Nonostante Tutto, Aletti Editore