Michela Murgia: Donna e Guerriera
14 novembre 2023 - Mireya Maffezzoni
“Ho 50 anni ma è come se avessi vissuto 10 vite”
Una Donna che ha vissuto una vita ma è come se ne avesse vissute dieci, così afferma nell’intervista per Vanity Fair. Una vita costellata di battaglie per sé stessa e per tutte le donne sottomesse a degli uomini padroni. Ha trovato il coraggio per combattere e diventare più forte.

Grazie a lei oggi abbiamo un lascito importante: i suoi libri, che testimoniano il suo pensiero libero e il suo attivismo.
Michela Murgia è stata una donna determinata, caparbia, coraggiosa, è divenuta la figura di spicco del panorama culturale e politico non solo della Sardegna ma dell’Italia intera. Conosciuta in diversi ambiti, da quello intellettuale fino ad arrivare al suo forte attivismo, con il suo excursus, tutt’altro che lineare, si è fatta strada ed è giunta ad avere una carriera di enorme successo. Oggi, a tre mesi dalla sua scomparsa, vogliamo ricordarla e fare tesoro del suo prezioso insegnamento.
Desiderio di indipendenza

Nata in Sardegna, a Cabras, un paese di 8000 abitanti, il desiderio di raccontare il suo pensiero e lottare per le sue idee, la accompagna da tutta una vita. Dimostra subito, a soli 14 anni, la sua audacia e la sua voglia di fare: ambiva a pagarsi gli studi da sola; quindi, inizia giovanissima la sua carriera da scrittrice. Riceve i primi riconoscimenti, in veste di autrice decisamente precoce. Prima di dedicarsi completamente all’attività di scrittrice, Michela fece: l’insegnante di religione, la venditrice di case, la portiera notturna, la dirigente amministrativa in un’azienda e persino l’operatrice fiscale.
Il debutto come scrittrice
Come abbiamo detto, l’amore per la scrittura nasce dagli albori e l’accompagnerà per tutta la vita. Scrive la sua prima opera: “Il mondo deve sapere” al fine di raccontare, in versione satirica, la realtà che ogni giorno gli operatori, che lavorano nell’ambito del telemarketing, devono affrontare. Inizialmente, nato sottoforma di blog, si è poi tramutato in un libro. Descrive il degrado dello sfruttamento economico da parte delle multinazionali, per manipolare a livello psicologico i propri lavoratori precari.
L’esperienza raccontata è del tutto personale, maturata a seguito del lavoro nel settore del telemarketing della Kirby, grande multinazionale e viene successivamente portata sia a teatro sia al cinema, nel film del 2008 Tutta la vita davanti di Paolo Virzi.
Opere

Cosa significa questo termine, vi starete chiedendo.
Accabadora – o s’agabbadòra – è letteralmente “colei che finisce”. Il termine deriva dal sardo s’acabbu – “la fine” – o dallo spagnolo acabar – “terminare”. Una donna si incarica di portare la morte a persone di qualunque età, nel caso in cui queste fossero in condizioni di malattia, tali da portare la famiglia o la stessa vittima a richiederla. Una sorta di eutanasia privata. Il suo romanzo è ambientato in Sardegna negli anni Cinquanta, alle prese con tematiche ardue e delicate come l’eutanasia e l’adozione.

Un altro libro, che ha destato particolare scalpore, è stato Ave Mary. E la chiesa inventò la donna, del 2011. Qui Murgia dimostra che la chiesa continua a legittimare la gerarchia tra i sessi, anche in settori che non riguardano strettamente la religione.
«Immaginiamola questa ragazzina sedicenne che riceve la più misteriosa delle visite, e si sente dire che presto avrà un figlio. È un annuncio che si fa al padre o allo sposo; invece, il messaggero sceglie Maria e Maria sceglie di rispondere. Il Dio che ha rovesciato i potenti dai troni ha innalzato gli umili fa di una ragazza la massima complice della salvezza del mondo».
Ricordiamo che Murgia era di religione cristiana cattolica e, per diversi anni, ha insegnato religione; quindi, il suo pensiero non parte da una visione laicista ma bensì parla dal profondo della sua fede.
Partendo dalle parole delle sacre scritture, Murgia analizza come la parità dei sessi non sia ancora stata raggiunta nei giorni odierni. La donna è poco protagonista e molto succube, oltre che essere colpevole, nella vita e nella morte. La mortalità dell’essere umano è dovuta ad Eva e la sua irrefrenabile curiosità e voglia di trasgredire le leggi di Dio. La morte del Cristo, di un Uomo, ha il potere salvifico sull’umanità.
Queste e altre tesi, sono esposte nel libro, dove cerca di difendere il genere femminile, una categoria considerata da sempre inferiore dalla società.
Le ultime due opere, forse le più importanti, sono: “Stai Zitta” del 2021 e “Good Save the Queer” del 2022.

Tratta di come la violenza e la discriminazione nei confronti delle donne passa anche attraverso il linguaggio.
“Il linguaggio è un’infrastruttura culturale che riproduce rapporti di potere.” “Per quale motivo le conseguenze di uno “Stai zitta” sono talmente minime da far pensare a tutti coloro che lo ascoltano che si tratti di una reazione normale nella dialettica con persone di sesso femminile?”
Partendo dall’analisi della lingua italiana, idioma a connotazione fortemente maschilista che declina al maschile sostantivi e aggettivi ogni volta che ci si riferisce ad entrambi i generi, questo breve libro vuole essere un trattato in miniatura di ciò che le donne non vogliono più sentirsi dire dagli uomini.
Se si è in Italia, si muore anche di linguaggio, ed è una morte civile, ma non per questo fa meno male, senza considerare gli innumerevoli femminicidi che colpiscono il nostro paese ogni anno.
Anche Michela Murgia si è sentita gridare «Stai zitta» da un noto psichiatra, contraddetto in radio durante un’intervista, eppure, per stessa ammissione dell’autrice:
“Ho perso il conto delle volte in cui qualcuno mi ha detto che le battaglie sul linguaggio sono marginali e che, con tutto quello per cui occorre ancora lottare, è fuorviante e persino dannoso andare a fare pignolerie proprio sulle parole. Il sottinteso è che le parole non contino niente e forse è per questo che in troppi le usano senza prendersene mai la responsabilità. Sottovalutare i nomi delle cose è l’errore peggiore di questo nostro tempo, che vive molte tragedie, ma soprattutto quella semantica, che è una tragedia etica” – Michela Murgia per Vanity Fair.
“Michela Murgia affronta con eleganza, brio e intelligenza quel legame sottile e mortificante che da sempre esiste, per le donne, tra le ingiustizie che vivono e le parole che le descrivono o con le quali ci si rivolge loro. In un universo in cui sono quasi sempre i maschi che hanno la possibilità di esprimersi in televisione, alla radio o sui giornali – come se solo i filosofi, gli scrittori, i giornalisti e i politici fossero in grado di avere risposte di fronte alle complessità del mondo – le filosofe, le scrittrici, le giornaliste e le politiche che si azzardano a prendere la parola vengono sistematicamente trattate come saccenti, maestrine, isteriche, talvolta persino galline. E se c’è chi, forse più educato di altri, riesce a trattenersi, è raro, anzi rarissimo, che una professoressa ordinaria non sia definita “dottoressa” o che un’avvocata non sia ridotta a “signorina” o “signora”” – Michela Marzano per La Stampa.
Michela non si lascia scoraggiare delle parole degli uomini che la discriminano per il suo pensiero di parità dei sessi, continua a lottare con tutte le sue forse contro la mentalità ottusa di quella comunità maschile retrograda.

Come fa una donna ad essere sia femminista che mantenere fede alla propria religione, cattolica perdipiù? Questa è la domanda su cui si interroga in quest’opera Murgia.
È la stessa, tra le altre cose, che molto spesso le persone della comunità LGBTQIA+ – di fede cattolica – si pongono e che si pone chiunque debba fare compromessi con la propria coscienza e i precetti dottrinari, per esempio in merito ad aborto, eutanasia, fecondazione assistita. Per rispondere, è necessario capire quali aspetti, della vita e della fede, siano davvero in contraddizione e, soprattutto, se certi insegnamenti non siano semplicemente un’eredità storica, da ridiscutere ogni giorno, alla luce del Vangelo e della propria intelligenza.
God Save the Queer è un audace pamphlet, popolare e coltissimo che, con lucidità ed ironia, ci spiega perché si può essere persone femministe e cattoliche allo stesso tempo.
«Quando ho iniziato a scrivere, volevo capire se si può essere femministe e cattoliche. A mano a mano che andavo avanti sentivo la necessità di arrivare alla queerness, cioè alla possibilità che le strutture dell’identità e delle relazioni siano meno rigide di quanto non si voglia o non si pensi». - Michela Murgia in dialogo con Nichi Vendola, L’Espresso.
«Di Michela Murgia, in God Save the Queer, c’è tutto. Ci sono la fede e la modernità. La capacità di indagare il sacro e quella di rappresentarlo attraverso le parole. Il femminismo, la tecnologia, uno sguardo aperto sulla vita che è, sempre, mutamento. E che per questo nulla può pretendere di fissare. C’è, al fondo, la libertà di una scrittrice che può spaziare dalla Bibbia a Harry Styles a Cenerentola passando per David Bowie e Il giovane Holden, senza smettere di parlare di noi». - Annalisa Cuzzocrea per La Stampa.

Con un’analisi acuta, Michela Murgia in questo pamphlet dimostra di conoscere bene le Sacre Scritture andando oltre i luoghi comuni che avvolgono il Cristianesimo e, in particolare, il Cattolicesimo.
“(…) C’è un destinatario occulto in queste pagine, che occulto vorrei non rimanesse”. Murgia si riferisce all’intellettuale italiano credente, che ritiene che la fede sia un fatto intimo tanto da dichiararla “sia una forma di pornografia, di sicuro un gesto professionalmente poco prestigioso”.
Michela era questa: una donna credente, una fedele moderna, una femminista dei giorni nostri.
Una donna con un sorriso strepitoso che l’ha indossato fino alla fine dei suoi giorni. Oltre alle battaglie della vita ha dovuto lottare contro una tremenda malattia ma questa purtroppo non l’ha vinta. Ha vinto comunque per tutte noi perché in quei pochi anni che ha vissuto si è ribellata al sistema ha portato avanti le sue idee e scritto numerosi libri di immenso valore.
La forza di una sola donna ha dato e continua a dare aiuto e sostegno a tutte coloro che hanno riconosciuto il loro valore ma non sanno come difenderlo e portarlo alla luce.
Sitografia
Michela Murgia, biografia, storia, libri e vita privata - Biografieonline
Accabadora: riassunto, analisi e commento del romanzo di Michela Murgia
https://it.wikipedia.org/wiki/Femmina_accabadora
Chi era Michela Murgia, la scrittrice che diede coraggio anche a Paolo Virzì
https://it.wikipedia.org/wiki/Michela_Murgia
Michela Murgia, genitori: il padre violento e la fuga da casa con la madre e il fratello minore • TAG24
Ave Mary, Michela Murgia. Giulio Einaudi editore - Stile libero Big
Ave Mary. E la Chiesa inventò la donna di Michela Murgia
Recensione di Stai zitta di Michela Murgia
Michela Murgia, «Stai zitta». Giulio Einaudi editore
https://youtu.be/xklhwR90Djk?si=tDJSpShVrQY55qIH
Michela Murgia, God Save the Queer. Giulio Einaudi editore
https://www.culturaeculture.it/recensioni-di-libri/michela-murgia-god-save-the-queer-recensione/