Mary Kelly: Post Partum Document

28 giugno 2023 - Sonia Chabbi

Dall’inizio degli anni ‘70, le opere di Mary Kelly hanno spesso assunto la forma di progetti discorsivi che esaminano come concetti come soggettività, rappresentazione, desiderio e differenza sessuale sono socialmente costruiti. Negli anni ’60, Kelly ha completato i suoi studi universitari e post-laurea a Firenze e Londra, dove ha sentito il riverbero delle rivolte studentesche del 1968 ed è stata coinvolta in collettivi femministi.

Kelly ha avviato uno dei suoi lavori più noti, Post Partum Document (1973-1979), in cui ha osservato la relazione madre/bambino dalla nascita fino all’età di 5 anni utilizzando il linguaggio sistematico e documentario della performance e dell’arte concettuale, incorporando anche l’aspetto della teorie marxiste, femministe e psicoanalitiche.

Mary Kelly, Post Partum Document, 1973 – 79. Documentation, 1976. Courtesy: Werner Kaligofsy and the artist.

A differenza di altre opere femministe dell’epoca, non si trattava, nelle parole di Kelly, di “una valorizzazione del corpo femminile o dell’esperienza femminile in quanto tale“, ma piuttosto di uno sforzo per approfondire le “relazioni intersoggettive che costituiscono il soggetto femminile come madre.”

In Primapara, Bathing Series (1974-1996) e Primapara, Manicure/Pedicure Series (1974-1996), Kelly utilizza una prospettiva fotografica intima per rappresentare due rituali di cura del bambino, e così facendo deifica le modalità tradizionali di raffigurare madre e figlio.

Mary Kelly, Primipara Bathing Series, 1974
Mary Kelly, Primipara Manicure/Pedicure Series, 1974-76

Nelle fotografie quasi indecifrabili di Kelly, i lineamenti del bambino sono visibili solo come una serie di frammenti, familiari eppure strani, mentre le sue composizioni assumono angolazioni intime che non rivelano mai il bambino nella sua interezza. Anche le sue fotografie non ritraggono in alcun modo la madre –l’artista stessa-, ma anche lei non è nascosta: piuttosto, la sua soggettività è implicita come il mirino attraverso il quale ogni fotografia è composta.

Uscendo dalle tradizionali modalità di rappresentazione fotografica, Kelly rende visibile il rapporto psicologico tra madre e figlio evidenziando il contatto visivo e il senso del tatto. Per Kelly, l’obiettivo non era quello di rivelare ciò che la madre vede, ma piuttosto di piegare la fotografia oltre il suo progetto di rappresentazione per avvicinarsi a ciò che la madre sente.

Nelle opere di Kelly viene ribaltato un topòs antichissimo, come ricorda la storica e teorica dell’arte Griselda Pollock: “Nella tradizione artistica, la mitologia principale riguarda l’artista-eroe. E l’artista-eroe è il figlio, di cui la madre è solo un recipiente. La radicalità del lavoro di Mary Kelly insiste nel dire: Sono un’artista. E sono una madre.”

L’opera di questa “artista ribelle” fu un modo del tutto inedito di liberare la maternità dall’odioso status di tabù, per far sì che le artiste e tutte le donne potessero riappropriarsi del proprio corpo e della capacità di generare la vita.

Part. Mary Kelly, Primapara, Bathing Series, 1974/1996
SITOGRAFIA:

http://foundation.generali.at/en/collection/artist/kelly-mary/artwork/primapara-bathing-series.html

https://www.elle.com/it/magazine/arte/a26582847/mary-kelly-artista/

https://www.darps.it/atlante/kelly-mary/

https://www.marykellyartist.com/

https://www.treccani.it/enciclopedia/mary-kelly/

https://awarewomenartists.com/en/artiste/mary-kelly/