Maria ed Eliseva: la volontà di lasciare una traccia

20 dicembre 2023 - Paola Crippa

Già al tempo dell’arte romanica, un periodo dove sono davvero pochi i nomi degli artisti – anche uomini – che ci sono stati tramandati, alcune donne hanno voluto lasciare una loro traccia, il loro segno nella storia dell’arte e non solo. 

Queste artiste medievali si sono per lo più dedicate alla pittura, alla miniatura ed al ricamo, dando vita a forme d’arte sacra, disegnando e colorando l’irrappresentabilità della divinità e, per mezzo dei tessuti ricamati, hanno lasciato la memoria del loro passaggio in questo mondo. Le artiste firmano le loro opere semplicemente riaffermando il loro nome di donna, con il quale si identificano come tali: Ende, Herrade di Landsberg, Rosvita di Gandersheim, ecc. Ciò le rende uniche e, soprattutto, si affermano come autrici. 

Le donne medievali dedicavano la maggior parte del loro tempo a filare, tessere e ricamare. Lavori utili ma anche creativi, perché proprio dalle loro mani sapienti potevano nascere vere e proprie opere d’arte, specialmente i tessuti dedicati ai paramenti liturgici ed agli addobbi ecclesiastici,oppure ai corredi funebri di personalità di rilievo. Possiamo certamente ritenere che le ricamatrici fossero sempre solo donne e che quindi, tutti quei paramenti in uso in chiese e cattedrali, sono state realizzate nel corso del tempo da donne sia religiose che laiche. 

Questi manufatti ci sono giunti prettamente in forma anonima, ma alcune di loro vollero scrivere il loro nome nella storia: in Catalogna si sono conservate due incredibili opere ricamate firmate da donne, la cosiddetta “Stola di San Narciso” tessuta e ricamata da Maria e “L’insegna o stendardo di San Ottone” di Eliseva.

Maria e la Stola di San Narciso

Diversi studi hanno ipotizzato che la ricamatrice Maria possa essere identificata con Maria, Badessa di Santa Maria de les Puelles di Girona. Purtroppo del monastero, e degli avvenimenti ad esso legati, restano pochissime tracce documentali. Solo una lapide sepolcrale della fine del X secolo, ci permette di identificare una religiosa che voleva essere così ricordata: “Maria di venerabile ricordo, che si è impegnata ogni giorno della sua vita in sante opere e nei comandamenti; perseverante, assolutamente, nelle elemosine, molto devota alle memorie e orazioni dei santi conservando con cura estrema la regola del monastero, rimane nella verginità di Dio”. 

Maria voleva lasciare traccia e lo fece nel modo che conosceva. Nella parrocchia di Sant Feliu di Girona si conserva una stola, magnificamente tessuta e ricamata, conosciuta come la “Stola di San Narciso”, sulla   quale appaiono delle parole che identificano Maria come l’autrice del lavoro. 

Con la stola, Maria realizzerebbe il desiderio di essere ricordata – come da epitaffio. Maria ricama questo oggetto religioso forse per il nuovo sepolcro di Sant Feliu, costruito all’epoca del vescovo Mirò Bonfill, morto nel 984, o per quello di San Narciso, con cui popolarmente si identifica la stola. Il lavoro di Maria non è solo di grande bellezza, ma mostra anche un alto livello di erudizione. Tra le frasi che si possono leggere nel tessuto, si può vedere un frammento delle “Laudi”, che venivano cantate all’incoronazione dei re carolingi. Contiene, inoltre, la benedizione episcopale che si dava alla fine della messa. La frase che però ci interessa maggiormente è quella che orla la stola: “[Ricorda] amico, Maria mi fece, chi porterà questa stola su di sé, interceda per me affinché Dio mi aiuti”. 

 Maria Fecit
 Battesimo Cristo

A parte le lettere che adornano, su tessuto rosso, il contorno della stola, in mezzo e alle due estremità, figurano inoltre due magnifici ricami a colori accesi e caldi, alcuni fatti con fili d’oro. A una delle estremità c’è un San Lorenzo, nell’altra il Battesimo di Cristo e nel mezzo l’immagine della Madre di Dio, con il vestito dorato e con la frase “Santa Maria ora pro nobis”.

Maria ora pro novis

Eliseva e lo Stendardo di San Ottone

La seconda opera, ricamata da una donna, è quella firmata da Eliseva, lo Stendardo di San Ottone, proveniente dalla Cattedrale di Urgell e conservato presso il Museo dell’abbigliamento di Barcellona.

Stendardo San Ottone

Lo stendardo, ricamato nei toni del rosso e oro, di seta su un tessuto di lino, si può datare intorno al XII secolo. Il manufatto è incentrato sulla figura del Cristo in mandorla, circondata dai 4 simboli degli Evangelisti, ornata ai bordi con i classici motivi vegetali di girali d’acanto stilizzati. Dallo stendardo pendono tre strisce decorate con figure femminili oranti e offerenti, tra le quali spicca quella centrale che potrebbe – secondo alcune ipotesi – rappresentare la stessa Eliseva, nelle vesti di committente dello stendardo. 

La recisa affermazione “Eliseva fecit”, invece, dovrebbe proprio significare che la donna lavorò all’opera in maniera diretta e non solo come committente. Tra le varie ipotesi che gli storici dell’arte hanno elaborato, quella che mi sento di condividere è quella che identifica il destinatario dello stendardo in San Ottone vescovo di Urgell, figlio di Lucia de la Marca e del Conte Artau I de Pallars Sobirà, morto nel 1122 poiché proprio l’immagine offerente che figura in mezzo allo stendardo, ci ricorda l’affresco in cui appare la stessa Lucia, madre di Sant’Ottone, che offre il murale del monastero di Sant Pere del Burgal, quindi questa Lucia sarebbe colei che commissionò ad Eliseva anche lo stendardo e si fece ritrarre nello stesso.

Lucia de la Marca

Maria ed Eliseva ricamano quindi non solo per Dio, la fede e la religione,  ma lo fanno anche per essere ricordate, per scrivere la storia. Maria ed Eliseva sono due donne che hanno deciso, in piena libertà, di firmarsi, di autodeterminarsi. Purtroppo, non vale lo stesso discorso per molte che invece non l’hanno fatto: tante artiste rimangono ancora oggi nell’anonimato e devono ancora essere riscoperte. Fondamentale, per poter addentrarci nel mondo dell’arte al femminile, è non limitarsi all’analisi solo delle cosiddette arti maggiori, ma occorre guardare anche alle arti decorative ed all’artigianato di qualità, dove le donne hanno, da sempre, silenziosamente operato.

Bibliografia 
Donatella Franchi, Matrice. Pensiero delle donne e delle pratiche artistiche. Quaderni di Via Dogana, Milano. Libreria delle donne di Milano, 2004.
Miquel Gros, Symposium internacional sobre els origens de Catalunya (VIII-XI), Barcellona, RABBL, 1992.
Donatella Fanchi, Como actuan la disparidad y el deseo en la practicas creativas de las mujeres. Una reflection de imagenes y palabras. Duoda, 2004.
Catalunya Romanica, VII, Gran Enciclopedia Catalana, Barcellona 1995.