Maria Antonietta Torriani: la prima firma femminile del Corriere della Sera

15 marzo 2022 - Emily Iachi Bretto

Nonostante la sua figura non venga mai citata nelle aule scolastiche quando si affronta l’Ottocento, schiacciata dai classici nomi maschili, nel 1840 nasce a Novara una delle figure più ironiche e anticonformiste che la nostra penisola potesse avere, stiamo parlando di Maria Antonietta Torriani, conosciuta anche con lo pseudonimo di “Marchesa Colombi”. Nome affossato durante il ventennio Fascista, ma risollevato da Italo Calvino e altre figure di spicco che rivedono in lei una figura innovativa e degna di essere riportata alla luce.

Tra i suoi maggiori successi possiamo trovare: “In risaia“(1878) incentrato sullo sfruttamento delle donne in agricoltura ma “travestito” da storia di Natale; “Un matrimonio in provincia” (1885) considerato la sua opera più autobiografica; “La gente per bene. Leggi di convenienza sociale” (1877).

Femminista, scrittrice e giornalista. Usò la penna per raccontare le donne per le donne e, grazie a questa, si ribellava alla visione maschilista dell’epoca, denunciando come il ruolo della donna non si esaurisca solo nell’essere mogli e madri, cosa che lei stessa dimostra. 

La sua scrittura verte soprattutto sulla riflessione sui contenuti e sulle forme veristiche della condizione della donna, sia lavorativa che domestica. Maria descriverà una moltitudine di figure femminili, dalle più svariate condizioni sociali per non escluderne nessuna, tutte protagoniste di una storia che andava raccontata.

La sua penna e le sue forti capacità comunicative risaltano la sua vena ironica che sfiora il sarcasmo, lasciando che nei suoi scritti si respiri una completa aria di libertà, di espressione e una visione disincantata della vita. Questo permette a Maria di risaltare nel panorama della nostra tradizione Italiana e, soprattutto, nel panorama delle donne Italiane scrittrici dell’Ottocento. 

Benedetto Croce, colpito dal suo stile, scrisse: «In risaia della Marchesa Colombi,…descrive la vita dura e lo sfruttamento esercitato dagli speculatori sulle povere diserbatrici, unendo un altro intento, che si può definire “folcloristico”, quello di mettere in scena e agire costumi popolari».

Una fuoriclasse fin dalla nascita. Lo dimostra quando affronta la prematura morte del padre e quando la madre decide di sposarsi, per convenienza, con un uomo più anziano di lei. Prontamente Maria manifesta la sua contrarietà al matrimonio, trovando nella nuova figura del patrigno una presenza soffocante e pesante. 

Dimostra il suo carattere forte anche durante la sua istruzione: frequenta l’Istituto Civico di Arti e Mestieri di Novara dove si distingue per le sue abilità pittoriche e per la propria scrittura. Ottiene però scarsi risultati per i “lavori femminili”, che ci fa capire quanto Maria fosse profondamente contraria al ruolo relegato della donna di “angelo del focolare”. 

foto di Maria Antonietta Torriani

A vent’anni viene considerata dalla propria famiglia una zitella scrittrice e testarda, si rifiutava di unirsi in matrimonio con un uomo solo per mera convenienza – come aveva fatto la madre con il suo secondo matrimonio – prendendo la decisione di entrare in convento per poter continuare a scrivere e studiare. Alla morte del patrigno e della madre, decide di lasciare il convento dopo aver preso il diploma di istitutrice – unico corso di studi permesso alle donne dalla Legge Casati del 1859 – e di trasferirsi a Milano.

Come primi scritti vediamo “Due teste d’angeli” e la poesia “Ricciarda”, due testi che parlano entrambi di amori impossibili con uno stile melodrammatico che presto abbandonerà per indirizzarsi verso lo stile che oggi conosciamo.

Durante l’inizio della sua produzione inizia anche a collaborare con varie testate giornalistiche tra cui: “Il Passatempo“, “Giornale delle donne” – primo esempio di redazione con collaboratrici solo donne – “Illustrazione Universale” e “Il tesoro delle famiglie“. Proprio nel giornale “Illustrazione Universale” conoscerà l’allora direttore Eugenio Torelli Viollier, ex Garibaldino, affascinato dalla scrittura della Torriani e dalla sua anima guerriera.  

Sul giornale inizierà a firmarsi “Marchesa Colombi”, nome del personaggio di una commedia satirica di Paolo Ferrari: “La Satira e Parini”; il personaggio è definito come  «un tipo fra la civetteria, l’eleganza e la maldicenza, tutto condito di brio e grazia squisita» ed è proprio così che Maria vuole scrivere, iniziando a usare l’ironia come arma principale per spogliare e prendere in giro la società che la circondava.

Durante gli anni ‘70, Maria inizia ad avere una discreta fama, attivandosi anche politicamente dopo aver conosciuto Anna Maria Mazzoni. Entrambe femministe, cercano di farsi sentire nella neonata Italia e le due, dopo aver deciso di rivoluzionare l’istruzione femminile, fondano il liceo femminile Agata Agnesi, nome dato in onore della matematica Illuminista, e decidono di partire per delle conferenze per tutta l’Italia per sensibilizzare la società italiana sul tema dell’emancipazione femminile.

Sarà proprio tramite queste conferenze che conoscerà Giosuè Carducci con il quale inizierà uno scambio epistolare e lui, affascinato dalla personalità della Torriani, le dedica la poesia “Autunno romantico” (1872-1873).

Copertina del libro Un matrimonio in provincia (1885)

Nel 1875 si sposa in Rosa con Eugenio Torelli Viollier, lui fonderà il Corriere della Sera un anno dopo e si imporrà per far sì che Maria diventi la prima firma femminile. La scrittrice diede vita alla rubrica Lettera aperta alle signore. La loro sembra un’unione solida, fondata sull’amore per la letteratura, sulla riservatezza e sulla curiosità del mondo.

Ma presto il matrimonio si incrina, per via dei tormenti di Maria provocati dal suicidio di Eva, figlia della sorella maggiore. Da quel momento marito e moglie si affliggono continue accuse reciproche fino ad arrivare, pochi mesi dopo, alla separazione. Purtroppo Maria, pressata dalla società che metteva in luce il fatto che la sua bellezza stesse sfiorendo per via della comparsa delle prime rughe, vide nella giovane e bella Eva una sorta di rivale, ciò portò numerosi battibecchi tra le due, anche perché Maria era convinta che Eva e il marito Eugenio avessero una relazione.

I due però si incolparono inutilmente: l’unica responsabile della prematura morte di Eva era la società dell’epoca, troppo simile alla nostra, dove il culto della bellezza e della giovinezza rende schiava l’umanità, portando gelosie e rancori.

All’inizio del ‘900 Maria, che decide di continuare a mantenere il cognome dell’ex marito, si ritira dalla vita mondana e dalla scena letteraria del momento tornando in Piemonte, dove morirà il 24 Marzo del 1920.

Donna, scrittrice, giornalista, femminista, Maria Antonietta Torriani merita di essere ricordata, merita di poter essere conosciuta nei banchi di tutta Italia per la sua intelligenza e la sua voglia di mettersi in gioco, che l’ha portata ad essere la prima firma femminile del Corriere della Sera, ma anche la prima donna giornalista e scrittrice che è riuscita a vivere facendo esclusivamente ciò che più amava e che la faceva sentire libera: scrivere.

Bibliografia:

http://www.enciclopediadelledonne.it/biografie/maria-antonietta-torriani/ 20/01/2022

https://culturalfemminile.com/donne-celebri/le-donne-che-hanno-fatto-la-storia/la-marchesa-colombi-la-vera-storia-di-maria-antonietta-torriani/ 20/01/2022

https://www.iodonna.it/attualita/storie-e-reportage/2020/03/29/la-marchesa-colombi-la-prima-firma-femminile-del-corriere-della-sera/ 20/01/2022