Margarete Schütte-Lihotzky: architettura, politica ed emancipazione femminile

29 maggio 2023 - Stefania Abegaille

La questione abitativa e, soprattutto, la questione legata alla realizzazione di alloggi salubri e funzionali sono tra le tematiche che, più, hanno contraddistinto la storia umana. Ancora oggi, un tema non del tutto risolto, basti pensare alle recenti proteste di alcuni studenti di fronte ai loro atenei, per porre l’attenzione sul caro affitti.

La questione risulta, ovviamente, complessa, perché si vanno ad intrecciare diverse dinamiche. Nono solo, quindi, architettura e urbanistica, ma anche politica, economia, interessi privati e salute pubblica. 

In passato, contributo significativo alla questione lo diede Margarete Schütte-Lihotzky, la quale è, da sempre, convinta che noi architetti abbiamo il compito di adoperarci in favore di ciò.

Noi architetti abbiamo il dannato e sacrosanto dovere e obbligo di romperci il capo su che cosa si debba fare nell’edilizia abitativa per facilitare la vita alle donne e agli uomini. Fin dall’inizio volli occuparmi sempre e solo di edilizia abitativa, con tutto quello che ci vuole: istituzioni per l’infanzia, scuole, biblioteche, ambulatori, ciò che appunto si chiama edilizia sociale.

Margarete, detta Grete, Schütte-Lihotzky è stata una architetta austriaca, una delle prima nella storia europea. Nasce nel 1897 a Vienna in una famiglia benestante e progressista che le permette di completare gli studi e di prendere lezioni private di disegno e grafica, grazie alle quali matura la decisione di voler diventare un’architetta.

Foto di una giovane Margarete Schütte-Lihotzky.

Studiare, però, architettura, per una donna, nell’Europa di quel periodo non è semplice, perché accademie e politecnici le sono preclusi, l’unica possibilità  per Grete è, quindi, la Kunstgewerbeschule, la più rinomata scuola di arti applicate di Vienna.

Nel 1916 iniziò un percorso accademico particolarmente brillante, che le permise di ultimare gli studi in breve tempo, e di essere la prima donna in Austria ad esercitare tale professione.

Condizionata dal pesante disagio sociale e abitativo della città, che venne, ulteriormente, aggravato, anche, dalla prima guerra mondiale, decise di occuparsi di edilizia sociale, rivolgendosi soprattutto alle donne.

Grete fu, infatti, anche un’attivista politica e una fervente sostenitrice dei diritti delle donne, ed ebbe uno sguardo, sul mondo, che, oggi, definiremmo femminista.

E fu proprio per rispondere alle esigenze di una società che stava cambiando che progettò l’opera che più di tutte rivoluzionò la vita domestica, e per cui è conosciuta: la cucina Francoforte, realizzata tra 1926-27.

Foto e progetti della cucina Francoforte, 1926 c
Foto e progetti della cucina Francoforte, 1926 c

Una cucina modulare, considerata l’archetipo delle nostre cucine componibili, che avrebbe reso il lavoro delle donne in cucina più semplice, e più conciliabile con il loro, per alcuni versi nuovo, ruolo di lavoratrici.

Le grandi cucine tradizionali erano, per Grete, altamente disfunzionali. Propose, quindi, una cucina caratterizzata da spazi ristretti, agevoli per una sola persona, in modo da abbreviare gli spostamenti, e rendere meno faticoso il lavoro svolto, in cui la distribuzione degli elementi inseriti avveniva secondo schemi precisi, permettendo al fruitore la massima libertà di movimento. Vi era, inoltre, la possibilità di immagazzinare molti generi alimentari, in modo pratico e razionale, affinché tutto fosse in ordine, protetto dalla polvere e dallo sporco, ma allo stesso tempo raggiungibile in qualsiasi momento, e con poca fatica.

Un progetto che reinterpretava il concetto di utile. Inoltre, la modularità della cucina Francoforte rendeva i suoi elementi, facilmente, adattabili agli spazi e allo stile dell’abitazione in cui veniva istallata. Ma Grete non fu solo una cucina. 

Lavorò per cooperative d’iniziativa pubblica che realizzavano alloggi di prima emergenza, case a schiera per coloni di aree inurbane, ed edifici plurifamiliari per operai. Nel 1926, si trasferì a Francoforte, accettando l’incarico ricevuto dalla pubblica amministrazione entrando, così, nell’organico dell’ufficio tecnico, diretto dall’architetto e urbanista Ernst May.

Foto di Margarete Schütte-Lihotzky con i colleghi del Dipartimento dell’edilizia municipale di Francoforte, 1928 c.

Come unica esponente femminile le venne dato il compito di occuparsi principalmente della realizzazione di alloggi per lavoratrici sole, per lo più vedove con figli, giovani donne da poco trasferitesi in città e anziane, per le quali era difficile trovare una sistemazione in una società che non le considerava. Tenendo quindi conto delle necessità di queste donne e del budget a disposizione, Grete propone delle strutture aventi lavanderie centralizzate, scuole dove si insegnava, anche, economia domestica, asili e strutture per l’infanzia.

Tutto ciò anche con l’appoggio del collega Wilhelm Schütte, che in seguito divenne suo marito.

Altro aspetto molto importante della vita di Grete fu l’attività politica, che la portarono, insieme al marito, in Unione Sovietica, dove fecero parte del team di tecnici per la pianificazione di nuove città divenendo responsabile per le strutture per l’infanzia – asili, scuole, aree gioco, arredi di vario tipo – in cui il benessere del bambino e della madre erano al primo posto. 

Anche in Turchia, su incarico del Ministero dell’Istruzione, progetta una serie di edifici scolastici, tra il 1938 ed il 1940. Ma Grete, che è comunque convinta di dover e poter fare di più, si unisce alla resistenza antinazista e, durante una missione a Vienna, venne arrestata dalla Gestapo. 

L’architetto è responsabile del progresso del mondo anche al di fuori della sua professione.

Nel 1940 venne processata, condannata a morte e, successivamente, alla detenzione nel carcere di Aichach, in Baviera, e sarà liberata nel 1945 dall’esercito americano.

Nel 1947, tornata a Vienne, ebbe pochi incarichi pubblici, tra i quali si ricordano alcuni asili nido e due edifici residenziali, ma divenuta presidente dell’Unione delle Donne Democratiche Austriache tenne diverse lezioni anche, e soprattutto, al di fuori dei confini nazionali.

A partire dagli anni’80 il suo lavoro inizia ad avere i giusti riconoscimenti e fra le tante onorificenze il governo austriaco la insigne della croce d’oro, in riconoscimento dell’instancabile e coraggiosa attività professionale e civile.

Francobollo in memoria di Margarete Schütte-Lihotzky e della cucina Francoforte.

Morirà il 18 gennaio del 2000 lasciandoci una lezione da non dimenticare: l’architettura deve essere al servizio delle persone, deve migliorare le loro vite, e non può e non deve essere separata dall’attivismo e dalla politica.

Foto di Margarete Schütte-Lihotzky nella sua casa/studio.

P.S. Un ringraziamento speciale va a Sonia Chabbi, senza la quale, probabilmente, questo articolo non ci sarebbe.


SITOGRAFIA:
http://www.enciclopediadelledonne.it/biografie/margarete-schutte-lihotzky/

https://www.youtube.com/watch?v=-6QI6kUiJqU&t=641s

https://vitaminevaganti.com/2022/08/27/margarete-schutte-lihotzky/

https://www.schuette-lihotzky.at/de/zentrum/die-wohnung/

https://www.unadonnalgiorno.it/margarete-schutte-lihotzky/

http://hiddenarchitecture.net/frankfurt-kitchen/

https://www.architonic.com/it/story/jaime-heather-schwartz-smart-before-there-was-smart-the-frankfurt-kitchen/7002022

https://lignoranzadellarchitettura.blogspot.com/2016/02/margarete-schutte-lihotzky.html