L’origine del concetto di genio: un legame inscindibile con la virilità

5 maggio 2024 - Teresa Pauletti

Qual è oggi la fisionomia dell’artista? Quali caratteristiche ha l’artista che immaginiamo? In che misura la nostra idea dell’artista è ancora influenzata dal concetto di genio?

Sebbene siamo abituate a ricondurre la visione dell’artista come genio alla cultura romantica, studi come Gender and Genius (1989) della filosofa inglese Christine Battersby (1946) o L’ombra lunga dell’autore. Indagine su una figura cancellata (1999) della critica letteraria Carla Benedetti (1952) mettono in evidenza un senso di continuità nel modo di intendere l’artista dal Rinascimento fino all’epoca postmoderna e a oggi. 

Se dunque, come spesso si dice, “non c’è mai stata una Michelangelo donna”, è perché, come spiegato da Linda Nochlin nel pionieristico saggio Perché non ci sono state grandi artiste? (1971), dietro al problema della donna artista «si cela il mito del grande artista», o del genio, ancora vivo e radicato nei codici simbolici con cui interpretiamo la realtà e la creatività – parliamo di questo saggio anche in un altro articolo sul Blog. 

Lo dimostrano alcune mostre e iniziative culturali realizzate negli ultimi anni in Italia: nel 2015 gli storici dell’arte tedeschi Jeannette Stoschek e Sebastian Schütze hanno curato a Palazzo Barberini a Roma una mostra dal titolo Il laboratorio del genio. Bernini disegnatore. Umberto Boccioni. Genio e memoria è il titolo di una mostra del 2016 tenutasi alla Galleria d’Arte Moderna di Milano; El Greco in Italia. Metamorfosi di un genio è stata presentata a Ca’ Dei Carraresi a Treviso. Nel 2020 Palazzo Barberini a Roma ha ospitato l’esposizione Orazio Borgianni. Un genio inquieto nella Roma di Caravaggio e nel 2023 la mostra Leonardo da Vinci. Il genio e il suo tempo è stata organizzata ai Musei Reali di Torino. E ancora, testi come Leonardo. Il genio dell’imperfezione dello storico dell’arte Vittorio Sgarbi (2019), collane come Tra genio e follia. I grandi della pittura svelati dalla psicologia, curata dal medico Vittorino Andreoli (2021 – 2023) o convegni come L’immortalità di Caravaggio: fra genio e sregolatezza, tenuta al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria nell’estate del 2023, sono solo alcuni degli esempi che mostrano che il genio è vivo e non si nasconde, soprattutto nei casi in cui si realizzano operazioni di divulgazione storico-artistica o di educazione all’arte dei non-tecnici.

Il genio è un concetto artificiale e profondamente radicato

Per gettare luce sul rapporto tra il concetto di genio e la storica difficoltà delle donne di considerarsi creative – messa in evidenza dallo studio Il complesso di Michelangelo (1976) dell’artista romana Simona Weller (1940) – è utile valutare la natura del genio fin dalla sua origine, esaminandone quindi il forte radicamento con cui esiste in una cultura, la nostra, ancora profondamente segnata dal genere.

Il Genius romano

Il Genius (dal latino geno, genero) nella religione romana era una delle divinità tutelari della comunità familiare, assieme al Lar familiaris, protettore della familia e della domus, e ai Penati, che preservavano le provviste e il ripostiglio della casa. Queste divinità familiari erano lontane dall’onnipotenza e dalla grandezza di quelle dell’Olimpo e si pensava che vivessero in casa accanto agli uomini, che supportavano con la loro presenza spirituale. Il Genius, rispetto ai Lari e ai Penati, si caratterizzava per esistere sia in rapporto agli individui che alle famiglie: egli era una divinità personale che assisteva ogni maschio romano dalla nascita alla morte e allo stesso tempo, poiché immortale, era strettamente legato alla stirpe in cui sorgeva. 

Al di là della natura peculiare del Genius, è interessante notare che il termine deriva dal verbo latino geno, una forma arcaica per genero o gigno. Questa origine connette lo spirito divino alla capacità di generare, di procreare. Infatti, fin dalla sua nascita nella comunità romana arcaica, il Genius stava ad indicare il potere virile del pater familias, la capacità di portare avanti la propria gens; era dunque un’identità spirituale che rappresentava la facoltà procreativa del maschio a capo della famiglia, alla quale si rendeva culto.

In un secondo momento, il Genius divenne una vera e propria personificazione del potere patrilineare e patriarcale quando, sotto l’impero di Augusto, ne venne istituzionalizzato il culto, soprattutto del Genius Augusti (di Augusto): Augusto dedicò grande attenzione alla divinizzazione della propria immagine, tanto che vennero costruite delle effigi del suo Genius in moltissimi crocevia della città di Roma e ogni abitazione privata venerava il Genius dell’Imperatore, a cui venne anche dedicato un tempio a Pompei. Da questo momento in poi, il Genius venne associato ad ogni uomo libero (quindi ad ogni pater familias potenziale), significandone l’energia virile e la capacità procreativa. Secondo il filologo inglese Richard Broxton Onians (1899 – 1986), inoltre, il Genius era idealmente collocato nella mente degli uomini, poiché nel mondo romano si considerava che nella mente fosse collocato il seme, il principio della fertilità. 

Il Genius e la Iuno

C’è da aggiungere, poi, che se ogni maschio romano viveva sotto la tutela del proprio Genius, a partire dall’epoca imperiale in poi apparvero testimonianze di una divinità femminile ad esso speculare con cui ogni donna entrava in rapporto, la «Natalis Iuno». La Giunone natale si avvicinava spiritualmente alle devote nei giorni fertili del mese, ma al contrario del Genius non era legata alla storia della stirpe cui le donne appartenevano, quanto più alle singole donne, e solo in alcuni momenti.

Giunone, dea dei matrimoni, della fedeltà al marito, delle nascite e protettrice dei mariti, nell’accezione di Iuno Natalis venne citata da Plinio il Vecchio da Seneca proprio in associazione al Genius. Gli esempi del Genius e della Iuno mostrano che la società romana era bene organizzata dal punto di vista dei ruoli maschile e femminile, e che al maschio spettasse il mantenimento della stirpe familiare e la diffusione del seme nell’esercizio della virilità, mentre alla donna era richiesto, di fatto, di collaborare al conseguimento dello scopo del pater familias tramite la gravidanza. Come ha scritto Giampiero Moretti, 

«è innegabile che nel Genius e nella Iuno siano visibilmente presenti le due metà dell’universo nella loro duplice modalità generatrice (attiva-suscitatrice o ricettiva-partoriente)». 

L’iconografia del Genius

Dal punto di vista iconografico, in origine il Genius si presentava come un giovane ragazzo sbarbato, nel pieno delle forze, togatus (munito di toga) oppure alato e con in mano una cornucopia, simbolo dell’abbondanza e della fertilità. Il Genius Augusti, invece, oltre a perdere le ali, aveva la fisionomia dell’imperatore. I Genii alati inoltre erano spesso raffigurati in bassorilievo sui sarcofagi accanto ai busti dei defunti poiché, secondo la tradizione, accompagnavano nella morte gli uomini ai quali offrivano tutela. I Genii assunsero poi in generale uno stretto legame con i temi funerari. Infine, come ha spiegato Vincenzo Cartari, anche il serpente era simbolo del genio.

Larario della casa dei Vettii a Pompei, Lares e Genius, 60-79 d.C.
Statua del Genius Augusti, I sec., Parco Archeologico Nazionale di Scolacium
Anonimo, Geni alati, busti di defunti, III sec. a.C., Abbazia della Trinità, Cava de’ Tirreni
Sarcofago romano con Dioniso, due Geni e le Quattro Stagioni, 270 ca., Musée du Louvre

La trasformazione del Genius in genio

La fine del paganesimo e il primo cristianesimo avrebbero trasformato il Genius in genio, degradandolo, intendendolo cioè come dimensione razionale-umana del singolo individuo, permettendone la riconsiderazione in funzione dei tempi storici e delle regioni geografiche, pur mantenendo sempre il forte legame con la virilità. Secondo Christine Battersby, se il Genius era il potere di pro-creare un essere grazie al seme maschile, il genio sarebbe stato, in termini filosofici, il potere di creare artisticamente grazie a quel seme. Lo slittamento del significato del termine dal campo della procreazione a quello della creazione sarebbe per Battersby il sintomo di un’operazione: l’aver reso sublime la sessualità maschile.

Ripensare il genio per ripensare il canone

Questa breve panoramica sulla genesi del concetto di genio permette di considerare che il nostro modo di immaginare gli artisti oggi non è naturale, ma deriva da una storia culturale millenaria caratterizzata dall’esistenza del sistema del dominio maschile. A questa consapevolezza si accompagna oggi l’esigenza di ripensare il canone maschile della storia dell’arte, di destrutturarlo, decostruirlo e metterlo in questione nelle sue fondamenta culturali, ipotizzando un’alternativa  o a un ripensamento del concetto di genio. 

BIBLIOGRAFIA
Battersby C., Gender and genius, The Women’s Press, Londra 1989.
Benedetti C., L’ombra lunga dell’autore. Indagine su una figura cancellata, Feltrinelli, Milano 1999. 
Bettini M., Dèi e uomini nella città. Antropologia, religione e cultura nella Roma antica, Carocci, Roma 2015.
Cartari V., Le imagini degli dèi antichi, Pietro Paulo Tozzi Libraro, Padova 1608 (prima ed. 1571). Disponibile in https://archive.org/details/leimaginideidegl01cart/mode/2up. 
Champeaux J., La religione dei romani, Il Mulino, Bologna 2002.
Moretti G., Il genio. Origine, storia, destino, Morcelliana, Brescia 2011.
Nochlin L., Perché non ci sono state grandi artiste?, Castelvecchi, Roma 2019 (prima ed. in «Artnews», gennaio 1971).
Onians R., B., The origins of European thought about the Body, the Mind, the Soul, the World, Time and Fate, Cambridge University Press, Cambridge 1951.
Tibullo, Elegiae, Libro III, 12.
SITOGRAFIA
“Genio” in Enciclopedia dell’Arte Antica Treccani, 1960. Disponibile in https://www.treccani.it/enciclopedia/genio_%28Enciclopedia-dell%27-Arte-Antica%29/.