LIV STROMQUIST – “I’m every woman: donne rimaste nell’ombra.”

12 maggio 2023 - Emily Iachi Bretto

Liv Strömquist è una delle più note donne fumettiste al mondo. Grazie al suo linguaggio diretto e dissacrante, l’artista svedese ha da sempre comunicato con il disegno la sua personale visione del mondo fino a farlo diventare il suo lavoro effettivo, a venti anni.

Ma come altre artiste che abbiamo raccontato sulla pagina di Donne e Arte, lei non si limita a fare solo fumetti. Oltre ad essere un’autrice affermata nel mondo delle fanzine, lo è anche nel mondo della musica (ha disegnato molte copertine di album) e della radio. Dal 2005. lavora per la Sveriges Radio P3 e insieme a Caroline Ringskog Ferrada-Noli cura il podcast En varg söker sin pod. 

“I’m every woman” è una delle prime opere giovanili dell’autrice, si compone di numerosi fumetti autoconclusivi, ognuno di questi verte su una donna che è stata oscurata dal marito/amante. Stromquist decide di prendere il detto “dietro ogni grande uomo c’è una grande donna” e di ribaltare il suo senso, tendendo una mano a tutte queste donne e portandole alla luce, come diamanti preziosi. In modo mordace e sfrontato, la giovane Stromquist ci invita a liberarci dai condizionamenti sociali e culturali, di liberarci dalle etichette che la società ci impone dagli albori dell’umanità, di guardare al mondo senza pregiudizi e di liberarci da abitudini talmente consolidate da essere diventate invisibili.

L’opera si apre con una delle figure più iconiche della scena pop moderna: Britney Spears. Non viene messa in luce la controversa relazione con il padre, che l’ha messa sulla bocca di tutti negli ultimi anni, dando vita al movimento free Britney, ma Stromquist mostra la relazione con Kevin Federline. In modo ironico e irriverente, l’autrice dà un assaggio su come (a parer suo) i due si siano incontrati rivelando la Britney che oggi conosciamo un po’ meglio: sola, annoiata e con un gran bisogno di supporto psicologico.

Sempre nella stessa maniera, dissacra autentici mostri sacri della storia mondiale, come Einstein, Mao, Stalin, Marx, Munch, Pollock, Bergman, Sting, Picasso ma anche Lennon e Presley.

“Ma c’è una cosa nei libri di Barbapapà che è estremamente sociorealistica. Una cosa che ci dà la sensazione di guardare un documentario anni Settanta. E cioè la relazione tra Barbapapà e Barbamamma! La loro sembra una relazione presa da un reportage sul turismo sessuale nel Congo. Cioè: un uomo grassissimo, rosa e privo di forma con una moglie nera e sexy.”

Nemmeno i cartoni animati riescono a fuggire dalla sua penna dissacrante, i “Barbapapà” vengono analizzati per la loro forma, sottolineando quanto sia ingiusto che solo i maschi possano essere degli informi blob colorati, mentre le femmine devono sempre essere rappresentate sode e con “la pancia in dentro”.

Un’altra analisi interessante che l’autrice fa è quella in merito alla Bibbia, precisamente prende in esame l’apocalisse, versetto 17:1-4, che parla della “meretrice di babilonia”. Stromquist vuole capire chi sia questa donna e così inizia un viaggio tra le religioni arrivando nell’antichità, ancor prima delle religioni monoteistiche, quando gli uomini veneravano numerose figure femminili, come Atena, Maat (Dea della verità e della giustizia), La mucca Audhumla prima creatrice (secondo la mitologia norrena) e molte altre fino ad arrivare agli albori con la Grande Madre. Da qui apprende i racconti sulla dea “Inanna”, regina del cielo e della terra, che veniva proprio venerata a Babilonia e nei territori limitrofi.

“in ogni caso: non è interessante, pensando all’occupazione dell’Iraq da parte degli Stati Uniti, che due religioni macho iperpatriarcali con nevrosi di grave entità e crolli psicologici riguardo alla sessualità e alla libertà delle donne abbiano distrutto a suon di bombe quelli che una volta erano i luoghi sacri a Inanna?”

Per via del conflitto Cristianesimo e culto Dea Inannar/Istar, anche dea dell’amore sessuale e della guerra, verrà associata a una meretrice nel Nuovo Testamento. Viene anche sottolineato come, per sostituire i culti femminili “pagani”, la Chiesa ha utilizzato la figura della Vergine Maria. Molti templi dedicati a lei sorgono su antichi luoghi di culto che una volta erano dedicati ad Iside, Astarte, Diana e molti altre.

“… Penso a questo fatto di essere donne e amare l’arte in maniera terribilmente passionale… vuoi avere in qualche modo accesso all’arte, vuoi trovarti al centro dell’arte, vuoi possederla … Però sei prigioniera di uno sfigato quartiere di periferia e l’unica possibilità di avere accesso all’arte è mediante un corpo maschile, per quanto tremante e danneggiato dall’arte. per avvicinarti all’arte sei costretta a imboccare sentieri tradizionali già percorsi da molte altre: per esempio fare l’amante o l’infermiera …”

Un fattore estetico che ho molto apprezzato è la semplicità del disegno, i colori sgargianti che smorzano le critiche graffianti e le posizioni della Strömquist, che sono volutamente estreme per portare il lettore a mettere in dubbio le proprie convinzioni, comprenderle fino al midollo, fino ad arrivare ad un dialogo civile e alla propria crescita mentale.

Questa crescita può avvenire solo dal confronto pacifico e dalla comprensione di opinioni differenti dalle nostre. 

Bibliografia e sitografia:
https://www.criticaletteraria.org/2019/09/liv-stromquist-i-m-every-woman-fandango.html

“I’m every woman”, Liv Strömquist; Traduttore Samanta Katarina Milton Knowles; Fandango Libri 2019.