L’atra metà del surrealismo
25 febbraio 2021 - Sonia Chabbi
Il gruppo surrealista si è formato a Parigi nel 1924 attorno alla figura di André Breton.
Lo stesso anno viene pubblicato il Manifesto surrealista, che definisce il movimento come un “puro automatismo psichico con il quale si intende esprimere, verbalmente o per iscritto, la vera funzione del pensiero“.
All’inizio il gruppo era composto esclusivamente da uomini – le donne erano presenti solo come muse o amanti. La posizione delle donne all’interno del movimento surrealista è stata a lungo discussa: di certo la loro presenza non era insignificante, sebbene l’immagine femminile fosse ricondotta ad oggetto sessuale: di desiderio maschile, eterosessuale, si vedevano limitati a rappresentazioni di donne come bambine, femme fatali o isteriche, per stimolare l’immaginazione di uomini che si arrendevano al potere del subconscio.
Per quanto nel gruppo surrealista la presenza femminile sia stata sempre ben accetta, l’apporto intellettuale di tante colleghe, amiche, compagne e mogli è rimasto nell’ombra.

(Da sinistra Lee Miller, Ady Fidelin, Leonora Carrington e Nusch Eluard)
Fu solo a partire dagli anni ’30 che le artiste iniziarono ad essere prese sul serio e a partecipare all’esposizioni, attraverso l’introduzione di nuove tecniche e forme di creazione.
La prima pubblicazione su di loro risale al 1977 con La femme surréaliste. (Editore: Revue OBLIQUES n° 14-15).

Le donne differivano sostanzialmente dalle loro controparti maschili, poiché la loro arte spesso rifletteva traumi personali e incubi.
Per loro, il surrealismo è diventato un mezzo per acquisire consapevolezza di sé, esplorare i loro pensieri e sentimenti interiori, affrontare le loro esperienze e individuare o costruire le loro vere identità.
Il dialogo femminile tra il sé e l’altro era distinto dalla proiezione esterna dei loro desideri da parte dei surrealisti maschi. Le donne hanno trasformato il corpo femminile in un sito di resistenza, potere psichico ed energia creativa. Hanno anche contribuito a gettare le basi per il movimento femminista creando un’arte che sfidasse le istituzioni sociali consolidate e i confini di genere.
La quantità e la diversità del loro lavoro mostra come una prospettiva femminile sia stata centrale per il Surrealismo, sin dalla sua nascita all’indomani della prima guerra mondiale.

“Ancora oggi, i nomi e le opere di un numero enorme di importanti artiste di tutto il mondo mancano in molte guide di riferimento e mostre di indagine sul Surrealismo“, scrive la curatrice, Ingrid Pfeiffer, nella pubblicazione che accompagna la mostra “Fantastic Women. Surreal Worlds from Meret Oppenheim to Frida Kahlo” alla Schirn Kunsthalle Frankfurt.
”Le ragioni di ciò sono molte, inclusa la ripetizione infinita di un canone obsoleto nonostante le recenti ricerche, un problema che riguarda la storia dell’arte in generale”.
La presenza esigua all’interno delle esposizioni, dei cataloghi e della storiografia artistica ne determinò ben presto l’esclusione dal mondo artistico.
Nella seconda metà del Novecento, studiose e critiche d’arte si occuparono del settore, tra tutte Whitney Chadwick che riconobbe ai surrealisti un carattere di misoginia e di ingiusta superiorità nei confronti delle donne. La Chadwick concluse nel 1985 il volume che sarebbe diventato presto strumento indispensabile per gli studiosi del surrealismo al femminile: “Women Artists and the Surrealist Movement.”
Sulla presenza e sul ruolo della donna-artista all’interno del Surrealismo si sono espresse però altre esperte del settore e docenti delle più importanti università americane. I pareri spesso risultano discordanti tra loro: sullo stesso versante critico della Chadwick, Susan Suleiman sostiene che le donne, per proporre una propria artisticità, dovevano elaborare opere diverse e opposte a quelle degli uomini; Rosalind Krauss, invece, è a favore di un riconoscimento della donna pari a quello dell’uomo. Nel suo testo, Celibi (1999), si è opposta alla visione della Suleiman, sostenendo che le artiste hanno lavorato analogamente agli uomini, che la loro arte non aveva bisogno di essere difesa e che l’immaginario di una corrente artistica era in realtà fluido, quindi, assumibile da più di un sesso contemporaneamente.[1]
La studiosa Penelope Rosemont ha contato circa 300 artiste surrealiste all’interno della sua antologia “Surrealist Women”: la maggior parte di queste donne furono conosciute dal grande pubblico a partire dagli anni ’30, grazie a mostre come Arte fantastica, Dada e Surrealismo al MoMA di New York nel 1936, così come la mostra di oggetti surrealisti alla Galerie Charles Ratton di Parigi nello stesso anno. È grazie a queste artiste e ai loro legami sociali, che dopo la seconda guerra mondiale il movimento si è sviluppato oltre il circolo parigino, in particolare negli Stati Uniti e in Messico, con figure come Remedios Varo (1908-1963) e Frida Kahlo (1907-1954).
Jaqueline Lamba (1910-1993) e Valentine Hugo (1887-1968) hanno partecipato alla produzione di cadavres exquis, opere d’arte collaborative: consisteva nel far comporre una frase da più persone (senza che nessuna possa conoscere l’intervento dell’altra) nella sequenza sostantivo-aggettivo-verbo-sostantivo-aggettivo. Il nome del gioco deriva dalla prima frase che fu ottenuta: le cadavre exquis boira le vin nouveau («il cadavere squisito berrà il vino nuovo»).
[1] cit. in V. V. Monteverdi, articolo online al sito http://www.tuttomondonews.it/donne-e-surrealismo/.
Meret Oppenheim (1913-1985) con Le déjeuner en fourrure (Breakfast in Fur, 1936) e Valentine Hugo con Objet à fonctionnement symbolique (1931) concepirono oggetti surrealisti, assemblaggi che giocavano con l’ambiguità, la feticizzazione e il valore poetico degli oggetti.

Alcune artiste si sono appropriate del potere del desiderio e dei sogni: Toyen (1902-1982) realizzò illustrazioni erotiche e dipinti magici che apparivano nelle sue visioni intime.

Il lavoro di Dorothea Tanning (1910-2012) era basato sulle allucinazioni tra ansia e fantasia sessuale.
Le fotografe hanno anche esplorato le possibilità di distorcere la realtà. Lee Miller (1907-1997) manipola le immagini attraverso solarizzazioni e fotogrammi, mentre Dora Maar (1907-1997) crea fotomontaggi con strane composizioni, tracce di fascino per l’orribile e l’informe.
Altre artiste si sono allontanate dal solito repertorio surrealista per riaffermare la propria identità e indipendenza. Tra queste, Leonora Carrington (1917-2011) ha usato il simbolismo animale per esprimere il suo desiderio di libertà e per inserirsi in una stirpe matriarcale.
Attraverso l’autoritratto, Claude Cahun (1894-1954) ha messo in discussione gli stereotipi di genere, la molteplicità dell’identità e dell’androginia.
Nei suoi quadri Leonor Fini (1908-1996) svela nudi maschili in cui gli uomini diventano oggetto dello sguardo femminile. Questi capovolgimenti di prospettiva hanno materializzato critiche al dominio maschile sia all’interno del movimento che nella società.

Oggi la conoscenza e lo studio delle artiste surrealiste è resa possibile da numerosi testi, monografie e mostre realizzate.
Tra le più importanti si segnalano: quella del 1943 che Peggy Guggenheim organizzò a New York: un’esposizione tutta al femminile, The Exhibition by 31 women.

Oggi, una serie di mostre collettive come alla Manchester Art Gallery che nel 2009 ha organizzato la prima grande esposizione in Europa sul tema intitolata Angels of Anarchy: Women Artists and Surrealism;
In Wonderland: The Surrealist Adventures of Women Artists in Mexico and the United States al LACMA di Los Angeles nel 2012;
La personale su Leonora Carrington organizzata dalla Tate di Liverpool nel 2015, la Selling Exhibition che si è tenuta da Sotheby’s a New York nello stesso anno intitolata “Cherchez la femme: Women and Surrealism”, che ha venduto pezzi fino a un milione di dollari.
Infine “Fantastic Women: Surreal Worlds da Meret Oppenheim a Frida Kahlo” alla Schirn Kunsthalle di Francoforte del 2020 evidenzia sia la diversità che i contributi significativi delle artiste nel Surrealismo.
FONTI:
Penelope Rosemont, Surrealist Women: An International Anthology, 1998.
Rosalinde Krauss, Bachelors (Celibi), 1999.
Whitney Chadwick, Women Artists and the Surrealist Movement, 1986.
Whitney Chadwick, Mirror Images: Women, Surrealism, and Self-Representation, 1998.
Whitney Chadwick, Farewell to the Muse: Love, War and the Women of Surrealism, 2017.
https://awarewomenartists.com/en/decouvrir/les-artistes-femmes-surrealistes/
http://www.tuttomondonews.it/donne-e-surrealismo/
https://news.artnet.com/exhibitions/kunsthalle-schirn-surrealist-women-1779669
http://www.lacma.org/sites/default/files/SurrealistEssay.pdf
https://www.researchgate.net/publication/303688428_Peggy_Guggenheim_and_The_Exhibition_by_31_Women