Murata Sayaka: libertà e diversità contro l’alienazione

1 marzo 2023 - Emily Iachi Bretto

Molto probabilmente se siete entrati in contatto con il mondo asiatico – soprattutto con il sol levante – sapete bene cosa sono i Convenience Store, meglio conosciuti con il nome Konbini.

Sono locali di medie e piccole dimensioni dove viene effettuata la vendita al dettaglio di una larga gamma di prodotti, sono molto diffusi nei quartieri Giapponesi e spesso sono aperti 24 ore al giorno. Per la società nipponica sono molto utili, soprattutto per i lavoratori che sanno di poter pranzare/cenare o semplicemente comprare qualche snack a pochi spiccioli. Hanno un’ampia scelta di cibi precotti e i konbini danno la possibilità di scaldare subito il cibo grazie la presenza di microonde, per non far perdere tempo ai propri clienti. 

I konbini sono portatori di due aspetti, caratterizzanti della società Giapponese: la capacità e volontà di assistere al meglio il cliente e la dimensione di un mondo del lavoro alienante.

Per chi lavora all’interno di queste attività non è facile: i turni sono lunghi, la paga è bassa e le possibilità di fare carriera è inesistente. La società lo vede come un lavoro transitorio, tipico degli studenti che vogliono soddisfare qualche bisogno extra oppure una casalinga o addirittura qualche artista fallito, che si riconosce dall’eccentricità della capigliatura o del look. 

Ma se all’interno di un konbini si trova una donna di 36 anni, soddisfatta del proprio lavoro part-time e che anzi ha fatto di questo mestiere la miccia che accende la sua identità? Si passa così dal trasformarlo da lavoro alienante ad ancora di salvezza: quali sono i pregiudizi attuati in questo modo dalla società? Proprio di questo vuole parlare Murata Sayaka, nel suo romanzo “La ragazza del Convenience Store”.

La Ragazza del Convenience Store – Irasshaimase, benvenutə nel mondo di Murata Sayaka.

“In questo piccolo mondo che si regge sulla normalità gli elementi estranei devono essere eliminati, uno dopo l’altro, in silenzio. Le presenze anomale vanno scartate. Ecco perché devo guarire. Altrimenti sarò allontanata dalla grande tribù delle persone “normali”. 

La Ragazza del Convenience Store è il decimo romanzo dell’autrice giapponese Murata Sayaka. Ha venduto più di un milione di copie in patria e ha vinto il prestigioso premio Akutagawa – attribuito all’opera migliore di un autore esordiente.

Il romanzo in Italia è edito da Edizioni e/o e rappresenta una delle sue recenti prove di maturità narrativa, già dimostrata largamente con le sue numerose opere precedenti, come la sua opera d’esordio del 2003 Ju’nyū (L’allattamento), che si è guadagnata il premio Gunzō.

La storia della protagonista del racconto è in parte autobiografica, l’autrice ha rinnegato in prima persona le imposizioni della rigida società Giapponese, ovvero: scuola-università-lavoro prestigioso per gli uomini, scuola-università-vita in casa/carriera per le donne. L’autrice, che a 40 anni viveva ancora con i suoi genitori, per lungo tempo ha lavorato come commessa in un konbini. Forse, proprio per il suo vissuto, la caratteristica principale dei suoi romanzi è quella di rappresentare la società giapponese contemporanea , come ancora troppo legata a solide aspettative sociali, che sembrano pesare ancora molto sui giovani nella transizione all’età adulta.  

Una realtà estremamente dura ed estesa per tutta l’Asia, che impone fin da bambini un alto numero di responsabilità e una massiccia concorrenza, sollecitata fin dall’inizio del percorso scolastico. In tutto questo, possiamo rivederci: la pressione che ci è imposta forse è minore ma di sicuro anche noi, in particolare i giovani, si sentono schiacciati dalle aspettative che ci vengono imposte fin da ragazzini. 

Tristi esempi recenti sono l’alto numero di suicidi che avvengono nelle università. Perché se non si ha la media del 30 ci si sente dei fallimenti, un esame in cui si viene bocciate è considerato un fallimento e anche laurearsi con qualche mese o anno di ritardo. Non importa l’impegno, la dedizione e la propria salute, sia fisica che e mentale: se non eccelli nello studio, non eccellerai né nel lavoro né nella vita.

La Ragazza del Convenience Store – Trama e Analisi

“Nei konbini in Giappone risuonano sempre mille rumori. Dal trillo all’ingresso che annuncia l’arrivo dei clienti alla voce cantilenante di una star della TV che pubblicizza nuovi prodotti e si diffonde nel negozio attraverso gli altoparlanti. Dal saluto dei commessi che accolgono i clienti gridando a perdifiato ai bip dello scanner alla cassa. Il tonfo dei prodotti sul fondo del cestino della spesa. Il fruscio dell’involucro di cellophane di dolcetti e focaccine. Il ticchettio dei tacchi sul pavimento. Una miriade di suoni che si fondono tra loro e si insinuano dentro di me senza sosta: è la ‘musica del konbini.”

Keiko Furukura è la protagonista dell’opera, ha 36 anni, è nubile e, da quando ha terminato le scuole superiori, lavora part-time nello stesso konbini. Proprio per questi motivi, Furukura è considerata per gli standard della società Giapponese una fallita con la F maiuscola.

Invece lei, da quando è entrata in quel konbini all’età di diciotto anni, si è sentita per la prima volta a casa. All’interno di quello che le sembra un acquario da quanto è luminoso, sente di aver trovato la propria ragione di vita, in quel mondo perfetto e immutabile, finalmente si sente anche lei “normale”.

“In quell’istante, per la prima volta nella vita, assaporai la sensazione di aver trovato il mio posto nel mondo. Sono nata, finalmente! Pensai entusiasta. Quello fu il primo giorno della mia nuova vita come “normale” componente degli ingranaggi della società.”

Ma i familiari e le poche amiche d’infanzia non sono d’accordo con le sue scelte di vita, pensano che dovrebbe fare quello che ci si aspetta da una donna della sua età: trovare un lavoro rispettabile, sposarsi con un bravo uomo che possa provvedere a lei, lasciare il lavoro per dedicarsi alla casa e ai possibili figli. 

 “È vero Keiko, faresti meglio ad accasarti. Prima o poi uno lo trovi, no? Voi donne siete fortunate, avete sempre una scorciatoia a disposizione”.

La donna si sente perennemente sotto pressione ed è costretta a inventare scuse assurde per giustificare la propria vita. Le uscite con le amiche sono delle vere torture, non fanno che chiederle continuamente della sua vita sentimentale e sentire le loro speculazioni sul suo orientamento sessuale. Keiko si chiede spesso come mai le altre persone non si facciano scrupoli a giudicarla, solo perché non si comporta come loro, mentre lei non si aspetta nulla dagli altri. 

È una domanda che si chiede da sempre, anche perché lei non è mai stata considerata “normale” da chi la circondava, per delle sue reazioni contrarie al sentire comune – come quando per far smettere di litigare due suoi compagni, li colpisce in testa con una pala- e la sua incapacità di capire e interiorizzare le regole del vivere sociale – che involontariamente finiva sempre per infrangere. Per sopravvivere ha imparato a mimetizzarsi, imitando le altre persone, cercando di rendersi il più possibile invisibile.

Proprio per questo, il konbini diventa la sua ancora di salvezza, ancora di più nel manuale rigido di regole alienanti, che la obbligano a comportarsi, parlare, muoversi, sorridere ed agire secondo un preciso elenco di istruzioni. Keiko ha trovato quel che da sempre cercava, ed è diventata una commessa modello ovvero una “Konbini Ningen”, finalmente sente di far parte di qualcosa. Nel konbini tutti indossano la stessa divisa, non conta il singolo ma bensì il gruppo.

“Nelle notti in cui non riesco a prendere sonno i miei pensieri corrono verso quella scatola di vetro trasparente, dove la vita non si ferma neanche per un istante, le luci sempre sparate a mille.All’interno di quella specie di acquario freddo e asettico tutto va avanti come un congegno perfetto. E finalmente provo un certo sollievo e mi addormento, rasserenata da quelle scene familiari e dalla musica del konbini.”

Quando finalmente tutto scorre secondo un ordine, ecco che nella vita della nostra protagonista entra a gamba tesa Shiraka, un nuovo collega che arriva sempre in ritardo a lavoro, inaffidabile e opportunista. Ribadisce spesso il suo pensiero che l’umanità sia rimasta all’epoca Jomon – tra il 10.000 a.C. e il IV sec. a.C.- e che proprio come in quei tempi l’uomo più forte e in grado di procacciarsi più cibo, si accaparra la donna più attraente del villaggio mentre per gli “altri”, ovvero i deboli, le donne sterili o poco attraenti vengono scacciati. Per Shiraka, il mondo non è mai andato avanti. 

Per via del suo comportamento l’uomo viene presto licenziato, ma non per questo le strade dei due si dividono. Furukura lo incontra fuori dal lavoro, scoprendo di condividere la stessa visione della società. Un mondo dove dilaga l’ingiustizia verso coloro che non soddisfano le aspettative della società e perciò viene emarginato e trattato come spazzatura. Entrambi i generi sono gravati da determinate aspettative.  Come se ci fosse uno stile di vita giusto che si può applicare come una formula matematica a ogni essere umano. Come se avessimo tutti gli stessi desideri e le stesse aspirazioni. 

I due vedono l’uno e nell’altra la chance per omologarsi: diventare una coppia. Una finta relazione sembra estremamente utile per i due, soprattutto per far tacere le continue critiche della gente. Shiraka va a vivere a casa di Furukura, per fingere di essere una coppia. Tutti sono eccitati per la relazione di Keiko, pronti a riempirla di domande vedendola un po’ più vicina a loro ma la donna non si sente meglio e inizia a scivolare in un vortice di domande e incertezze, che raggiungeranno il culmine quando, per coltivare quella normalità che tanto bramava, lascia il lavoro, ma facendo ciò perde la sua stessa vitalità.

Non ha voglia di nutrirsi o uscire, non cura più il suo aspetto, non distingue il giorno dalla notte. Questa routine autolesionistica continua finché Shiraha, non riesce a farle ottenere un colloquio per un nuovo posto di lavoro e così Keiko si imbelletta con un bel tailleur e i due escono di casa. Ma lungo la strada, i due si imbattono in uno dei tanti konbini sparsi per la città, e la donna richiamata dalla “dolce melodia” del negozio, entra e inizia a risistemare gli oggetti negli scaffali dicendo ai commessi che si tratta di una responsabile.

Keiko ispeziona e riassortisce la merce come se lavorasse in quel punto vendita, notando tutti gli errori e le mancanze dei commessi, la donna si sente nuovamente realizzata e ritrova l’energia che l’aveva abbandonata al suo licenziamento.

“Finalmente ho capito. Sarò anche una persona anormale, incapace di vivere nella società e condannata a morire in un angolo della strada; ma non posso sottrarmi al mio destino. Il mio corpo e la mia vita appartengono al mondo del konbini, ora e per sempre. Prima ancora di un essere umano sono una commessa del konbini.”

La Ragazza del Convenience Store – Conclusione

Keiko diventa davvero un eroina per tutti noi, trova la vera felicità e decide di seguirla e di ritenere la sua “anormalità” un pregio. Il konbini in questo racconto è una metafora della società e di come essa tende a omologare gli individui, per mantenere almeno un ordine di facciata e chiunque provi a distruggere questo ordine, viene “licenziato”

L’opera di Murata ci fa riflettere su quanto le nostre scelte siano davvero frutto dei nostri reali desideri e quanto, invece, siano influenzate dalle aspettative altrui. È una denuncia sociale: l’autrice sottolinea come spesso la diversità non venga accettata neanche dalle persone a noi più care e, di come questo, ci porti a doverci fingere diversi da come siamo, pur di piacere agli altri e di non sentirci isolati o anche solo giudicati.

Sayaka vuole evidenziare attraverso il personaggio di Keiko l’estremo sessismo che ancora oggi si avverte in Giappone. La donna viene perseguitata da un’unica domanda: “perchè sei single?”, Keiko si trova a dover giustificare il suo stile di vita con le sue coetanee, stupite dal fatto che non solo alla sua età non abbia ancora preso marito, ma, soprattutto, che sembri non averne assolutamente alcuna intenzione. La figura della donna in Giappone sembra essere subordinata a quella dell’uomo, altrimenti l’intero senso dell’esistenza stessa viene messo in dubbio.

Al contrario di quello che superficialmente sembra, è proprio Keiko il personaggio più umano all’interno del romanzo, se messa a confronto a tutti i personaggi che incontriamo, che non sanno essere empatici verso il prossimo. L’autrice sembra dirci che qualunque sia la vita che si conduce – in ufficio, in fabbrica o lasciandosi cullare dai mille suoni di un piccolo supermercato- l’importante è riuscire a darle “un senso compiuto”. Il mezzo che permette a Keiko di farlo, realizzando il proprio sogno di sentirsi come gli altri, è seguire sino in fondo la propria “anomala” unicità. 

Sitografia:
https://www.pedagogia.it/blog/2021/11/15/la-ragazza-del-convenience-store-2/
https://thesoundcheck.it/2020/02/12/la-ragazza-del-convenience-store/
https://www.sulromanzo.it/blog/la-forza-di-essere-diversi-la-ragazza-del-convenience-store-di-murata-sayaka
https://www.bandadicefali.it/2019/01/07/la-ragazza-del-convenience-store-di-sayaka-murata/