La poesia visiva: un viaggio tra le artiste

1 aprile 2021 - Sonia Chabbi

La poesia visiva è un fenomeno artistico che si è sviluppato durante il corso degli anni Cinquanta nel clima rovente della neoavanguardia europea per trovare nuovi rapporti tra la parola e l’immagine sperimentando il rapporto tra la cultura e la comunicazione di massa attraverso una sintesi artistica tra parola e immagine, fra scrittura e pittura, che acquisiscono così nuovi significati simbolici.

In Italia questo tipo di sperimentazione verbo-linguistica comincia a diffondersi all’inizio degli anni Sessanta soprattutto grazie al Gruppo 70 fondato a Firenze nel 1963 e di cui facevano parte Giuseppe Chiari, Ketty La Rocca, Eugenio Miccini, Luciano Ori, Lucia Marcucci e Lamberto Pignotti. 

Dagli anni Sessanta molte artiste visive, poetesse, storiche e critiche d’arte non solo si sono cimentate con la poesia concreta e la poesia visiva per destrutturare un linguaggio che, da sempre, è stato maschile e patriarcale.

Tale passaggio si inscrive nella storia delle relazioni fra arte e politica e in particolare tra arte e femminismo.

Le artiste, quasi tutte militanti femministe ne hanno destrutturato sia la forma che i contenuti scrivendo una nuova rivoluzionaria pagina della Storia dell’Arte.

Anna Oberto, Reflex, l’italiana ’69, 1969, collages su carta, 25×35 cm, © Anna Oberto

Ribaltare gli  stereotipi del linguaggio è uno degli obiettivi delle ricerche verbo-visuali di Ketty La Rocca (1938-1976).

L’artista crea collage di parole e fotografie riprese dai giornali e rotocalchi, decontestualizzandone i segni e le parole, in un’ottica di ribaltamento semantico teso a ribattere il bombardamento di immagini e messaggi della civiltà di massa.

Trasferitasi a Firenze entra in contatto con il Gruppo 70, l’avanguardia artistica fiorentina animata da Miccini, Ori, Pignotti, Marcucci, fondatori della “poesia visiva”.

A questo primo periodo (1964-65) corrispondono alcuni importanti collages, tra i quali sono da ricordare Sana come il pane quotidiano e Vergine, che in modo provocatorio mostrano e indagano la mercificazione del corpo femminile nella società dei consumi.

Ketty La Rocca, Sana come il pane quotidiano, 1964-65.

Nel 1971 Ketty La Rocca pubblica il libro In Principio Erat (con prefazione di Gillo Dorfles) dove, riprendendo l’incipit evangelico e proponendo fotografie delle proprie mani che eseguono gesti diversi, sembra quasi voler riscoprire e rifondare il linguaggio istintuale, protagonista anche del video Appendice per una supplica (1972), entrambi presentati alla XXXVI Biennale di Venezia.

Ketty La Rocca, Appendice per una supplica, YOU, 1972.

Il corpo e il linguaggio (e il corpo che si fa linguaggio) è protagonista anche dell’ultima serie dell’artista. Infatti, conscia della malattia che l’avrebbe di lì a poco condotta alla morte, realizza le Craniologie, delle radiografie del proprio cranio recanti delle sovrapposizioni fotografiche delle mani, esplorando così i rapporti e i confini tra linguaggio, corpo e identità.

Ketty La Rocca, Craniologie, 1973.

Verita Monselles (1929, Buenos Aires- 2005 Firenze) si trasferisce negli anni Settanta a Firenze dove inizia la sua ricerca fotografica, volta ad analizzare e denunciare le rappresentazioni stereotipate del femminile. La  serie del 1977 dedicata a Paolina Borghese è diventata emblema dell’arte femminista d’avanguardia: la Venere Contestatrice, che compie il «gesto della vagina», rivendica la sessualità, la libertà e il diritto all’azione politica della donna.

Verita Monselles, Venere Contestatrice, 1977.

Tomaso Binga (Bianca Pucciarelli in Menna- 1931) è un’autrice di poesia visiva, sonora e performativa.

L’esordio artistico avviene nel 1971 con la personale allo Studio Oggetto di Caserta, intitolata L’oggetto reattivo. 

In quest’occasione l’artista usa per la prima volta lo pseudonimo “Tomaso Binga”: assumendo così un nome maschile in segno di protesta contro le disparità che caratterizzano la relazione uomo-donna.

Lavora con l’artista argentina Verita Monselles con cui realizza l’installazione fotografica Litanie Lauretane (1976), presentata talvolta con il titolo Mater, in cui Binga si fa ritrarre nuda mentre assume con il proprio corpo la forma delle lettere alfabetiche, componendo la parola Mater. 

Tomaso Binga, Mater – Litanie Lauretane,  1976 – 2015 foto collage e inchiostro su carta.

Queste fotografie mirano a creare un nuovo alfabeto gestuale che, simbolicamente, si pone come alternativa alla lingua corrente.

L’opera si lega alle coeve sperimentazioni della serie Scrittura Vivente, di cui Alfabetiere murale (1976) è certamente l’opera più celebre.

Tomaso Binga, Alfabetiere murale, 1976 collage su cartoncino (21 elementi) (photo: © Amedeo Benestante) Collezione Archivio Menna – Binga, Roma.

Anche in questo caso c’è la volontà di sostituire la scrittura alfabetica con un alfabeto corporale; il linguaggio, scritto o parlato, viene percepito come una forma di espressione usurata e inautentica, dalla cui formazione il soggetto donna viene escluso.

Mettere in questione l’univocità dell’ordine simbolico maschile è presente anche nella decisione dell’artista di sdoppiarsi, assumendo la duplice identità di Bianca Menna e Tomaso Binga, ratificata nell’opera Oggi Spose (1977) in cui l’artista convola a nozze con il suo alter ego maschile.

Foto: Tomaso Binga, Oggi Spose, 1977. Courtesy Archivio Binga – Menna © Archivio Binga Menna.

Dal 1974 dirige l’associazione culturale Lavatoio Contumaciale, che si occupa di poesia, arti visive, letteratura, musica e multimedialità; dal 1992 partecipa, in qualità di vice-presidente, alla gestione della Fondazione Filiberto Menna.

FONTI:

Biagini, L’ossessione del linguaggio: le prime opere di Ketty La Rocca, in “Italian Culture”, 19:1, pp. 111-126; 

Bentivoglio, Materializzazione del linguaggio: La Biennale di Venezia, Arti visive e architettura, catalogo della mostra, Magazzini del Sale alle Zattere, Venezia 1978;

Fontanarossa, Ketty La Rocca, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 63 (2004);

Gallo, R. Perna (a cura di), Ketty La Rocca, nuovi studi, Milano, Postmedia books 2015

S.Marsi, Perdersi dentro casa. La storia che ha commosso il mondo di Ketty La Rocca, in “Arabeschi”, n. 15, 2020, pp. 127-138;

Saccà (a cura di), Omaggio a Ketty La Rocca, Pisa, Pacini 2001;

Subrizi, “Punti d’incontro tra scrittura, performatività e femminismo in Italia: l’arte riscrive l’identità e la storia” in Corpo a Corpo, catalogo della mostra, Galleria Nazionale Arte Moderna e Contemporanea, Silvana Editoriale S.P.A., Roma 2017;

Perna, Tomaso Binga in  “Arte, fotografia e femminismo in Italia negli anni Settanta”, Postmedia-books, Roma 2013;

Ugolini, Tomaso Binga in Corpo a Corpo, catalogo della mostra, Galleria Nazionale Arte Moderna Roma, Silvana Editoriale, 2017, pp. 25-26

https://artsandculture.google.com/story/ketty-la-rocca-you/WQLyVcIzz3eBKw

http://www.fondazioneberardelli.org/home.php

https://wsimag.com/it/arte/7348-ketty-la-rocca-il-mio-corpo-dallio-al-tu

http://www.enciclopediadelledonne.it/biografie/ketty-la-rocca/

https://operavivamagazine.org/schede/verita-monselles/
https://operavivamagazine.org/schede/tomaso-binga/
https://www.ilsole24ore.com/art/tomaso-binga-catalogo-uscire-nicchia-ADNaBQAB