I capelli come simbolo di liberazione femminile: l’arte di Krystyna Piotrowska
13 giugno 2023 - Alessia De Santis
Pensavo che non potessero incontrarsi difficoltà nella ricostruzione del lavoro di un’artista contemporanea e tuttora in vita e all’opera, ma mi sbagliavo. È bastato cambiare paese, anche se rimanendo nei confini dell’Unione Europea, per trovare poche e frammentarie testimonianze della vita di un’importante artista polacca come Krystyna Piotrowska, la cui ultima mostra è stata allestita appena alla fine dell’anno scorso.

Krystyna Piotrowska è un’artista e curatrice nata nel 1949 a Zabrze, in Polonia, in una famiglia di religione ebraica. Ha studiato interior design dal 1966 al 1972, presso l’Accademia di Belle Arti di Cracovia e poi ancora arti grafiche alla scuola superiore statale di belle arti di Poznań.
Nella prima fase del suo lavoro sceglie come genere prevalentemente il ritratto e l’autoritratto che, grazie alla sua formazione di grafica, riesce a trasferire dalle fotografie alla pietra litografica.
La capacità di moltiplicare le stampe grafiche le ha permesso di modificare i volti attraverso una specie di collage. Ha realizzato delle grafiche su cui ha creato set di occhi, nasi e bocche, oltre ad altre parti del corpo, seguendo l’esempio dei registri di polizia.
Tra il 1978 e il 1984 ha diretto la galleria ON a Poznań, affiancata dal 1980 dall’artista Izabella Gustowska. Proprio presso la Galleria On avviene una delle prime mostre femministe a cui hanno partecipato molte artiste donne. La galleria ON ospita nel 1980 anche l’unica mostra di Marcel Duchamp mai allestita in Polonia.
In questa fase della sua produzione (anni ‘70 e ‘80) si occupa, attraverso i suoi celebri ritratti, di temi come la creazione e della messa in discussione dell’identità femminile. Il viso e il corpo femminili vengono interpretati come costrutti sociali, così il lavoro dell’artista consiste nel recupero di questi segni e nella restituzione all’esperienza individuale, così da costruire una nuova soggettività autentica. La tecnica usata in questo decennio è il disegno su carta e su tessuto.


Dopo l’introduzione della legge marziale nel 1984, insieme al marito Grzegorz Gauden, emigrò in Svezia. In Svezia continua a studiare iscrivendosi al Grafik Skolan Forum di Malmö. Torna in Polonia dopo diciassette anni, nel 2001, e tutt’ora vive e lavora a Varsavia.
Il ritorno nel paese natìo vede la nascita di un interesse per la storia nazionale e per l’esperienza degli ebrei polacchi, di cui l’artista stessa fa parte. Così negli anni tra il 2005 e il 2012, cura una serie di mostre intitolata “Projekt Próżna” a Varsavia, dedicato alla memoria dell’Olocausto.
Le mostre si tenevano in case abbandonate in via Próżna, l’unica strada sopravvissuta nel ghetto ebraico di Varsavia. In questa occasione, presenta le sue prime installazioni, delle quali non abbiamo testimonianze visive sul web ma che vengono descritte da un frequentatore di queste mostre, che raccoglie sul suo sito web le sue opere preferite viste negli anni tra il 2005 e il 2010.
Di Krystyna Piotrowska troviamo:
“Luli, Lulù…” (2005): All’interno dell’ex negozio, un cuscino strappato e piume che fluttuano nell’aria. Tutto al suono di una ninna nanna sefardita. Nella “tradizione” ebraica, le piume sono associate a un pogrom o ad un ghetto pacificato.
“Karp” (2006): Una carpa viva in una vasca da bagno prebellica. Il pesce è così universale che è fortemente presente sia nella cucina ebraica che in quella polacca. Sul muro ci sono stampe di ricette: carpe “ebraiche” e “polacche”.
“Oczy niebieskie” (2009): Due foto identiche in bianco e nero della madre dell’artista, diverse solo per il colore degli occhi. Blu in una foto, nero nell’altra. Sulla parete in alto, un’iscrizione trascurata recita: “Occhi azzurri, vita regale. Occhi neri, vita miserabile.”
“Dibbuk” (2010): Sullo sfondo della scala pendono due trecce nere. Dybbuk è – secondo la Kabbalah – lo spirito di una persona deceduta che vive nel corpo di una persona vivente; anche – un’anima errante.
Il suo focus tematico si assesta in questi anni sulla memoria e l’identità degli ebrei polacchi, mentre le tecniche ormai da tempo non si limitano alla grafica. Particolarmente interessante risulta l’ultima opera, “Dibbuk”, con protagoniste due ciocche di capelli. Dal 2008, infatti, i capelli diventano protagonisti indiscussi della produzione artistica di Piotrowska, anno in cui realizza l’opera Carpet in Creation (2008) usando per la prima volta capelli umani. Per anni i capelli restano il principale mezzo espressivo dell’artista.

Il Museo di arte contemporanea di Cracovia accoglie una sua importante mostra tra il 2013 e il 2014. Nonostante la varietà dei media utilizzati, l’unico tema dell’artista sono i capelli.
I capelli delle donne, tradizionalmente associati alla bellezza e alla sensualità, nelle opere di Piotrowska hanno un significato molto più profondo e – ancora una volta – legato alla cultura ebraica. Infatti, nella cultura giudaica, i capelli femminili dovrebbero essere nascosti sotto una sciarpa; le donne ebree ortodosse più estremiste, hanno la testa rasata ed i capelli sostituiti da una parrucca.
Nel video Her Hair, diviso in due parti, dapprima l’artista acconcia in trecce strette i capelli di alcune donne, che nella seconda parte del video si liberano dalla costrizione di questa acconciatura, come metafora della liberazione dalle restrizioni convenzionali e culturali imposte alle donne.
Nel video pubblicato sul canale youtube del museo l’artista dice:
“Prima di intrecciare i capelli nella treccia, li pettino e li sistemo. L’attività stessa è affascinante. I capelli sono senza tempo e hanno un grande contenuto simbolico, storico, sociale e religioso. Tutti sappiamo che le donne erano punite attraverso il taglio di capelli se erano state trovate a collaborare con il nemico e le streghe venivano completamente rasate prima di essere bruciate.”




SITOGRAFIA:
https://pl.wikipedia.org/wiki/Krystyna_Piotrowska
http://bobemajse.blogspot.com/2014/06/prozna.html
https://en.mocak.pl/her-hair
https://warszawa.wyborcza.pl/warszawa/7,54420,28892723,jak-powinna-zachowywac-sie-kobieta-wystawa-prac-krystyny-piotrowskiej.html