Josephine Yole: raccontarsi con i fumetti “brutti”
7 dicembre 2022 - Emily Iachi Bretto
Personalmente, grazie ai social negli ultimi anni ho scoperto molti profili interessanti, soprattutto quelli di molte artiste come la disegnatrice di cui vi parlerò oggi.

Era il 2017, stavo scorrendo la home di facebook un po’ annoiata, all’improvviso mi compare un post al quale qualche mio amico aveva messo like. Invece di continuare la mia navigazione senza meta rimasi un’attimo a guardarlo. Era una vignetta sui toni del blu, ricordo di aver pensato che era molto bella. Non mi ero fermata al mettere like, avevo deciso di cliccare sul nome del profilo per spulciare un po’ sulla pagina. Con un click ero finita sulla pagina facebook di “Fumettibrutti”.
Credo proprio che sia stato amore a prima vista. A distanza di anni posso dire che mi era comparso proprio il post che avrebbe lanciato quest’artista, aveva avuto due milioni di visualizzazioni in un solo giorno.
FUMETTIBRUTTI – CHI É?
“È un nome che ti avvisa, ti mette di fronte alla realtà: i miei fumetti o ti piacciono o non ti piacciono, o ti fermi all’apparenza o decidi di andare oltre. È un concetto che mi piace molto, anche applicato alla nostra società. Non devo piacerti per forza, soprattutto noi donne, non dobbiamo per forza inserirci, possiamo pure dare fastidio, senza sentirci in colpa.”
Nata a Catania nel 1991 il suo nome è Josephine Yole Signorelli ed è riuscita in pochi anni a conquistare la scena fumettistica Italiana, venendo acclamata dalla critica e adocchiata come primo volto per la collana Feltrinelli comics, nata nel 2018.
Attivista e Fumettista, la sua avventura è nata cinque anni fa, quando nell’aprile 2017 decide di aprire -un po’ per gioco e un po’ per disperazione- una pagina Facebook con il suo nome d’arte. A muoverla un bisogno disperato di gestire la tristezza che portava dentro di sé.
“Non è vero che essere tristi non va bene, perché anche essere tristi è un’elaborazione del dolore. Il dolore è la cosa più universale che abbiamo, anche più dell’amore secondo me. E c’è bisogno di elaborare quella tristezza, perché io non mi fido di quelli che non sono tristi o di quelli che stanno male, è impossibile.”
Ogni mercoledì pubblicava una nuova “striscia”, successivamente il giorno della pubblicazione è stato spostato al giovedì, da quel momento sarebbe rimasta la data fissa per le sue pubblicazioni principali.
Ma perché “Brutti”? Josephine rivela a “sopra le righe” – serie di video del @canalediventi su Youtube – che lei disegna fumetti brutti per esigenza. Lei ha un vero talento per il disegno, è molto brava e per testimoniare ciò racconta di quando era piccola vendeva copie di quadri famosi agli amici di suo padre.

Quando diventa più grande e continua con il disegno, inizia a rendersi conto che mentre cercava una tecnica per disegnare “bene” si allontanava sempre di più da una narrazione. Josephine aveva l’urgenza di raccontare qualcosa, di raccontarsi e così inizia ad abbozzare le prime vignette con lo stile che conosciamo oggi. Le piacciono molto, finalmente qualcosa di veloce e immediato ma i discorsi nei baloon si ostina a farli al computer perché la sua scrittura è “brutta” a parere suo. Successivamente seguirà il consiglio di un altro disegnatore che le dice: “secondo me il testo nei baloon dovresti scriverlo a mano”. Da queste parole partiranno una serie di ragionamenti personali che la porteranno a pensare:
“[…] non doveva essere il font ad adeguarsi al disegno ma il disegno ad adeguarsi alla mia scrittura e da lì è sempre stata una discesa nel baratro. Io avevo bisogno di raccontare questa cosa, tutta la mia vita nel modo più rapido possibile.”
E da qui inizia a prendere forma il sogno.
“In questi anni per disegnare mi sono servita di: esigenza e pigrizia, svogliatezza e urgenza.”
Anche se, come ci rivela lei stessa in più interviste, magari un giorno potrebbe sorprenderci e disegnare in un altro modo. Ma per ora a noi va benissimo così.
Il fumetto diventa una valvola di sfogo, come dichiara lei stessa quando è felice non disegna, essere fumettista è da sempre il suo sogno e non vorrebbe vivere d’altro. Non ha mai scritto per gli altri ma comunque il pubblico si identifica in lei, risponde positivamente a ogni striscia del giovedì e sta meglio leggendo i feedback. In queste vignette Josephine parla di se stessa ad un’intera generazione che si rivede in lei. Gli argomenti trattati sono vari: racconta di amori finiti male – o mai iniziati -, episodi adolescenziali, sesso, rabbia, dolore, abusi di sostanze, senso di solitudine e inadeguatezza.
FUMETTI BRUTTI- L’ESORDIO EDITORIALE A GAMBA TESA CON FELTRINELLI
Qualcuno ha urlato a Josephine Yole Signorelli “miss feltrinelli” mentre camminava per i corridoi dell’accademia di belle arti di Bologna. Come dice lei stessa “non so se per invidia o sfottò” ma nulla toglie che stava per avvenire il suo imminente esordio editoriale con la casa editrice Feltrinelli, in più sarebbe diventata il primo volto della nuova collana creata da essa: “Feltrinelli comics”.
E qui oggi vi racconterò dei suoi primi tre libri, la trilogia “la fine della felicità” composta da: “romanzo esplicito”, “P. la mia adolescenza trans” e “anestesia”.
ROMANZO ESPLICITO – 2018

È la sua prima Graphic Novel con la quale è avvenuto il suo esordio editoriale, con questa opera inizia a sviscerare la propria vita privata dividendosi tra presente e passato. La storia narra di un amore adolescenziale, della fine di quest’amore e della fuga della protagonista a Bologna. Josephine racconta di come tenta di curare il malessere che prova dentro di se con le droghe e il sesso occasionale.
In 144 pagine, Yole utilizza soprattutto tinte primarie come il blu e il giallo, le retinature e in alcuni casi troviamo fotografie sulle quali si sovrappongono ancora retini, per sottolineare maggiormente alcuni momenti essenziali della narrazione. Alcune tavole presenti in Romanzo Esplicito erano già note ai suoi fan poiché erano già state pubblicate sui suoi social.

L’autrice decide di raccontare l’intera vicenda con un susseguirsi di tavole che sembrano totalmente scollegate tra di loro ma che al termine del libro sembrano prendere un senso: i racconti scollegati tra passato e presente, i monologhi dell’autrice e le sue lacrime.
P. LA MIA ADOLESCENZA TRANS -2019

Nel 2019 viene pubblicato il suo secondo libro e con esso Yole decide di continuare a raccontarsi nella sua tipica maniera spontanea e genuina, senza nascondersi dietro a maschere come aveva abituato le sue stelline -nome da lei dato al suo pubblico- nelle sue vignette del giovedì e fa coming out come Donna Trans e Bisessuale.
P: “Mamma non sto bene così. Vorrei essere una femmina.”
P.: “mamma dì qualc –“
Mamma P.: “Lo avevo capito. Lasci sempre i tuoi disegni in giro … Io non so come sì fa, non so nemmeno se riesco ad accettarlo, ma ti amo. E farò di tutto perché tu sia felice.”
Josephine insiste per tutto il racconto che quella che racconta è la sua storia personale, la sua adolescenza nuda e cruda e non un racconto universale.
“Le voci di una categoria sono una pluralità. Io sono una donna, transgender, bisessuale, e vengo spessa trattata come voce universale di una categoria. Ma io rappresento solo ed esclusivamente me stessa in ogni mia battaglia, in ogni mia lotta.”
Mentre sfogliamo le pagine di questa seconda opera firmata “Fumettibrutti” vediamo pagine in cui sono disegnati corpi bianchissimi su uno sfondo giallo acceso, il viola scuro del ricordo e il nero pece.
“C’è stato un momento in cui mi sono pure vergognata di essere trans: ero maschilista e siamo calati in una società che ti porta a pensare queste cose”.

Qui conosciamo P., un ragazzo quindicenne che vive a Catania ed è conosciuto come “il ragazzo che sembra una ragazza” da tutti. Frequenta una scuola che gli sta stretta, si taglia i capelli e ha una doppia vita su internet dove si fa chiamare “la ragazza della porta accanto” dove conosce uomini che tutte le sere la portano al mcdrive dopo un rapporto sessuale. P. dà il suo corpo in pasto al mondo: nonostante lo odi, non può fare a meno di esibirlo.
In questo romanzo veniamo trascinati ai tempi in cui Josephine Yole Signorelli era P., quando disforia, transfobia, autolesionismo si mescolavano all’assunzione sfrenata di droghe, al sesso più esplicito.
Partecipiamo al suo percorso di crescita in questa lettura di formazione, è difficile comprendere appieno il difficile percorso che P. ha dovuto compiere per diventare Yole ma nella scrittura sgangherata di questo libro riusciamo a provarlo, a sentirne il dolore e la paura.
Terza Opera -Anestesia 2020

Con Anestesia si conclude la trilogia: “la fine della felicità” di “Fumettibrutti”. In questo momento ritroviamo la nostra protagonista più matura, dove è pronta a rendere ufficiale la sua presa di coscienza a tutto il mondo. Decide di cambiare i propri documenti e ad affrontare le sue prime operazioni chirurgiche.
Sono state sette le operazioni a cui si è sottoposta per il cambio sesso, la prima al seno e a distanza di due mesi vaginoplastica, come ha rivelato a un’intervista pubblicata sul settimanale Sette del Corriere della Sera.

Josephine ci racconta che è stato un divenire e non un “cambio” di sesso, poiché lei si è sempre sentita donna. Eppure dopo l’operazione la vita non diventa più “felice” o “facile” anzi: decide di iscriversi all’università di belle arti di Bologna e vive nello studentato, è donna e non rivela a nessuno del proprio percorso di transizione. Per un problema di documenti presentati in ritardo, legati alla questione maschio/femmina è stata costretta a lasciare lo studentato e a restituire i soldi di una borsa di studio ottenuta. Quindi la protagonista si ritrova a dover pagare dei debiti e ciò la porta a trovare lavoro in un night club. Incontra nuova violenza ma si trova di gran lunga più preparata ad affrontarla: l’autrice si racconta trasformata, padrona di se stessa, disinvolta al punto di non sentire la necessità di confessare ad amici, clienti del night o istituzioni la propria identità sessuale precedente.
In questa terza opera il colore blu è predominante, si nota anche dalla copertina. Se ripensiamo alle due opere precedenti dove Romanzo esplicito aveva la copertina rossa e P. gialla, vediamo che il blu va a completare la scala dei tre colori primari, quelli necessari a comporre il resto dello spettro cromatico.
Sembra quasi voler dire che gli eventi narrati in questa trilogia siano i tre momenti cardine della vita della fumettista, quelli che l’hanno plasmata e l’hanno resa quello che è adesso.
CONCLUSIONE – SEI FELICE?
“Per sopravvivenza, abitudine, e il desiderio di sparire. Come si dice per le donne trans, la voglia di essere stealth, passare per cis, ma non porti avanti la società se decidi di nasconderti e lasciare correre. È una scelta, perché ognuno deve fare quello che si sente. Col mio ex ho iniziato a non dirlo: la vita era molto più semplice così. Era una forma di vita che non avevo mai provato. Ma non è ok: le vedi intorno a te le battaglie, non puoi nascondere lo sguardo quando vedi un’ingiustizia che ti riguarda”.
Tramite la sua narrazione, Yole mostra tutte le problematiche e i pregiudizi a cui è andata incontro negli anni, anche questo è stato un fattore che a portato molte stelline a rivedersi in lei, lei che fin da piccola è stata costretta a vivere discriminata, fin da quando era P. il “ragazzo che assomiglia a una ragazza”.
“Quando andavo da mia nonna, lei mi faceva la messa in piega. Interi pomeriggi a pettinarmi, farmi i boccoli, mettere e togliere mollette. La nonna mi chiamava al femminile. Credo che tutti a casa se lo sentissero, solo che non sapevano dare un nome a quello che ero.”
La riappropriazione del proprio corpo è stata dura, come abbiamo detto si è sottoposta a 7 operazioni, tutte da sola. Per la sua seconda operazione – vaginoplastica – porta nella sua borsa per l’ospedale tre mutande, una camicia da notte, il proprio coniglio di peluches, tanta allegria e orgoglio. 3 … 2 … 1 … l’anestesia fa effetto e si risveglia a operazione finita. Purtroppo quello che sarebbe dovuto essere un grande risveglio, si rivela doloroso, con la consapevolezza – dopo poco – di essere stata operata “male”.
“Ero stata operata male. Nel momento in cui mi vedo piango. Un disastro, tra cicatrici e forma. La pipì finiva sulla gamba sinistra. Il chirurgo per rassicurarmi dice: “Ai maschi interessa solo che sia un buco.”
Perde la sensibilità a una gamba e quando i medici si accorgono che è andata in necrosi, c’è la corsa in sala operatoria. La degenza post operazione non va meglio, rimane in ospedale un mese e dieci giorni, successivamente viene spostata in un ex monastero per degenti ospedalieri. Viene sistemata all’ultimo piano di una torre, completamente sola – ricorda un po’ Fiona di Shrek. La nostra principessa però non si trasforma in un’orchessa durante la notte; viene sistemata in quella zona soltanto perché le suore, che si occupavano dei malati, non avevano mai trattato una donna trans e quindi decidono di isolarla.
Solo nel 2020, a distanza di sei anni dall’operazione, inizia a riprendere sensibilità alla gamba.
“La fama aumenta, ed è già da un pò che cercano di zittirmi. Se non lo racconto è perché ho smesso di lamentarmene. Il motivo per cui lo fanno è semplice: annientare il diverso lo straniero, siamo lo specchio delle loro gabbie. Siamo pur sempre ossa pericolose.”

Ma le operazioni non sono finite e Yole ci parla dell’ultima, nel fumetto rilasciato per “Finzioni” – sui social pubblica solo il primo capitolo – chiamato “Thailandia sincera”. Decide di rimettersi a nudo e racconta la sua ultima operazione, che è avvenuta a Bangkok. Un viaggio programmato da due anni, fatti di sacrifici per risparmiare i soldi. Ma proprio come succede nei film, capita l’imprevisto: Putin attacca l’Ucraina.
Possiamo trovare la firma di “fumettibrutti” non solo nei fumetti appunto, ma anche in un libro. Sto parlando dell’antologia curata da Teresa Ciabatti, intitolata “Data di nascita”. All’interno di quest’opera, possiamo trovare un racconto di Yole, intitolato “Città di Angeli”. Manca nella mia collezione, insieme alla sua nuova opera, “Ogni giovedì una striscia”: saranno sicuramente sotto il mio albero di Natale, il 25 dicembre.

“Sei felice?”
“Sì, adesso sì. Sta andando tutto bene…”.
Mary Adorno nel 2020 ha intervistato – durante un evento – Josephine per il Cosmopolitan e questa è la sua ultima domanda – una domanda che la stessa Yole voleva farsi fare. La risposta è rimasta in sospeso ma per la giornalista va bene così.
“[…]rimane una frase valida da compilare sempre in modo diverso. E anche in questo caso vale per la sua storia, ma anche per quella di un po’ tutti.”

SITOGRAFIA
https://www.youtube.com/watch?v=Qq_m_TFynEs&t=965s
https://www.youtube.com/watch?v=p18sYG4Ktew
https://www.corriere.it/sette/incontri/fumetti-brutti-intervista-ciabatti/index.shtml
https://www.collater.al/fumettibrutti-lavazza-qualita-rossa-intervista/
https://www.artribune.com/editoria/fumetti/2020/04/intervista-josephine-yole-signorelli/
https://www.esquire.com/it/cultura/libri/a34296610/fumettibrutti-intervista/
https://www.cosmopolitan.com/it/star/a34201203/fumettibrutti-anestesia-intervista/
https://www.lospaziobianco.it/romanzo-esplicito-la-non-storia-di-fumettibrutti/
https://www.rollingstone.it/cultura/libri/p-la-mia-adolescenza-trans-lautobiografia-punk-che-prende-a-calci-i-puritani/478831/
https://fumettologica.it/2020/12/anestesia-fumettibrutti-recensione/
https://www.lospaziobianco.it/anestesia-di-fumettibrutti-passato-e-presente-di-un-percorso-di-transizione/