Herrade di Landsberg: una donna al centro della cultura medioevale del XII secolo

10 maggio 2023 - Paola Crippa

Perché scrivere oggi un articolo su una canonichessa medievale? Su una badessa vissuta nel cuore del Medioevo, nel XII secolo, in una sperduta abbazia dell’Alsazia?

Perché anche in questo periodo dominato da uomini, le donne, o per meglio dire alcune tipologie di donne hanno dato vita ad una cosiddetta “femminilià medievale”. Nell’arco temporale che va dalla crisi dell’impero romano all’Umanesimo quattro-cinquecenteso, la condizione e la considerazione femminile permane secondo le modalità di subordinazione e soggezione del potere mantenuto saldamente nella mani dei maschi. 

Questa modalità discriminante ribadita dal Cristianesimo nella Genesi (3,16) e nelle lettere di San Paolo appariva chiara negli strati popolari della società medievale, mentre al vertice della piramide societaria e, quindi nell’aristocrazia, il potere femminile si contraddistingue attraverso compiti di salvaguardia di interessi economici e politici di dinastie nobili e famiglie. Anche la teologia scolastica, in particolare con San Tommaso, ribadisce lo stato inferiore della donna in quanto “maschio mancato”, ma per alcuni casi questa visione non vale ed infatti troviamo molte regine e principesse che occupano ruoli decisivi su piani prima regionali e poi nazionali ed europei: Margherita di Scozia, Costanza di Svevia, Isabella di Francia, fino ad Isabella di Castiglia.

Questa stessa tendenza si riflette anche sui monasteri femminili dove la Badessa, sempre di origine nobiliare, giunge a svolgere compiti episcopali e funzioni feudali. Ciò accade a partire dall’VIII secolo in Europa, nei grandi monasteri dove le badesse e, spesso, anche le monache stesse sanno leggere e scrivere, possiedono un pensiero teologico e filosofico complesso e consapevole offrendo una potente risposta alla misoginia della mentalità medievale. Il caso di Herrade infatti non è isolato.

Uno dei più antichi trattati di pedagogia dell’epoca è stato scritto da Dhouda (800-843) per il proprio figlio Guglielmo, Rosvita di Gandersheim (935-973ca) è autrice di poemi storici, leggende e drammi con fine edificante, Ildegarda di Bingen (1098-1179) badessa del Monastero di Disinbodenberg prima e di Rupertsberg poi, è autrice del Liber Scivias dove narra delle sue visioni mistiche  e di molti altri trattati che la eleggeranno Dottore della Chiesa, Elisabetta di Schonau (1129-1164) anche lei mistica e autrice di testi sacri per arrivare fino ad Eloisa (1100-1164) allieva, amante e moglie di Abelardo che conosciamo attraverso le lettere e che ci appare come una donna consapevole di se stessa alla ricerca della propria autodeterminazione. I casi sono tanti e sono stati, forse, poco raccontati.

HERRADE DI LANDSBERG

Herrad di Landsberg Autoritratto da Hortus deliciarum, c. 1180. La descrizione in latino recita: “Herrat hohenburgensis abbatissa post Rilindam ordinata ac monitis et exemplis eius instituta”. Sono queste le parole iniziali della descrizione dell’ultima miniatura (cc. 322-323) dell’Hortus deliciarum.

Herrade di Landsberg nacque verso il 1130 in un castello situato nella zona del Basso Reno in una famiglia appartenente alla nobiltà alsaziana. Herrade entrò nell’abbazia agostiniana di Hohenburg, situata sui monti Vosgi, dedicata a Sainte Odile, in quei tempi retto da una badessa di nome Relinda, che aveva reso il centro religioso uno dei più prosperi della zona. Protetta dall’imperatore Federico I Barbarossa, Relinda dirigeva Hohenburg come una grande impresa, in cui le sue figlie spirituali ricevevano un’ottima educazione.

Il convento in cui Herrade visse quasi tutta la vita non era un’eccezione nel Medioevo: i monasteri divennero uno dei principali centri del sapere. Per le donne soprattutto, alle quali era vietato l’accesso alle prime università medievali, si eressero come autentici templi del sapere. Relinda fece di Hohenburg un centro spirituale per le monache, ma anche un centro di ricerca della conoscenza.

Alla morte di Relinda, nel 1167, Herrade venne eletta a succederle. All’epoca aveva assunto da tempo la responsabilità di insegnare alle altre religiose, e aveva avviato un progetto che l’avrebbe resa una delle donne più illustri del XII secolo.

Herrade raccolse i vari campi della cultura dell’epoca: storia, filosofia, teologia, temi biblici, astronomia, astrologia, poesia e composizioni musicali  all’interno del suo Hortus Deliciarum, o Giardino delle Delizie, scritto in latino e in tedesco. Herrade diresse l’edizione dell’opera, che venne eseguita dalle monache di Hohenburg, che oltre a scrivere più di 600 pagine le abbellirono con oltre 300 miniature.

Dipinto murale raffigurante monache dell’abbazia di Hohenburg.

Oltre a dirigere l’opera, Herrade potrebbe aver partecipato anche alla creazione di poemi e inni inclusi in essa, tra gli altri  i primi brani musicali polifonici conosciuti, le cui autrici furono proprio delle donne prima che monache.

Herrade spiegava così nella sua introduzione alla grande opera la ragione del suo progetto:

“Herrade, per grazia di Dio badessa, pur se indegna, della chiesa di Hohenburg, alle dolci vergini di Cristo che lavorano fedelmente a Hohenburg […]. Faccio sapere alle vostra santità che, come una piccola ape ispirata da Dio, ho raccolto dai diversi fiori delle Sacre Scritture e dagli scritti filosofici in questo libro, intitolato Hortus Deliciarum, e l’ho riunito per lode e onore di Cristo e per amore per la Chiesa, come se fosse un dolce favo”.

Philosophia et septem artes liberales (La Filosofia e le 7 Arti Liberali), in una miniatura dell’Hortus deliciarum.

L’HORTUS DELICIARUM: UN CODICE PERDUTO

Il Giardino delle Delizie aveva l’obiettivo di diventare una sorta di enciclopedia illustrata, una sorta di “manuale” dove le donne del monastero avrebbero potuto studiare ed imparare le dottrine dell’epoca. L’Hortus Deliciarum fu il lavoro di una vita per Herrade ed è grazie a lei, e alle monache che vi lavorarono, che oggi possiamo renderci davvero conto di cosa le donne erano in grado di pensare e creare nel Medioevo. Herrade continuò a dirigere la vita spirituale e terrena di Hohenburg per quasi trent’anni, fino alla morte nel 1195.

La sua opera è rimasta custodita dalle religiose dietro le mura di Hohenburg per secoli fino al 1546, anno del grande incendio che distrusse completamente l’abbazia. L’ultima Badessa lo donò al Vescovo di Strasburgo e così l’opera di Herrade entrò nell’archivio diocesano di Saverne. Nel XVII secolo nel convento certosino di Molsheim ne venne realizzata una copia e, durante la rivoluzione francese, entrò nella biblioteca distrettuale di Strasburgo. 

Purtroppo l’originale bruciò la notte tra il 24 ed il 25 agosto 1870 nel corso della Guerra Franco-Prussiana, ne rimasero quindi solo copie, tra le quali la più famosa fu quella realizzata da Christian Moritz Engelhart nel 1818.  Fu proprio grazie a queste copie che si riuscì a ricostruire 254 delle 344 miniature dell’opera di Herrade. 

L’ultima grande opera di ricostruzione del codice, in termini filologici, testuali e codicologici, è stata effettuata dal Warburg Institute e pubblicata nel 1979. Seppur ricostruito, sappiamo che l’Hortus rimarrà per sempre un codice sconosciuto nella sua interezza e nella sua completezza, tuttavia grazie a queste copie sappiamo dell’esistenza non solo di un libro eccezionale, ma anche di una donna brillante che nel Medioevo ha fatto del suo convento un centro esemplare di cultura e di espansione della conoscenza.

L’edificio della Chiesa (Regina Ecclesia) con i credenti, estratto
Bibliografia
Mario Gennari, Herrad von Landsberg e l’Hortus Deliciarum – Il Melangolo, 2017.
Kari Elisabeth Borresen e Adriana Valerio, Donne e Bibbie nel Medioevo (Secolo XII – XV) tra ricezione e interpretazione – Il pozzo di Giacobbe, 2011.
Green, R.; Evans, M.; Bischoff, C.; Curschmann, M. (eds.). Hortus Deliciarum: Commentary. Volume 36 of Studies of the Warburg Institute. Vol. Part 1. Warburg Institute, 1979.