Germana Marucelli: Madre del “Made in Italy”

1 aprile 2024 - Emily Iachi Bretto

Durante le mie vacanze estive ho trascorso un breve soggiorno -due giorni- nella bella Firenze. Naturalmente, da buona turista ho cercato di vedere più cose possibili in così pochi giorni, così è iniziata una maratona conclusa con la visita al Palazzo Pitti, una volta simbolo del potere della famiglia Medici e ora sede di cinque diversi musei: il Tesoro dei Granduchi e il Museo delle Icone Russe, con la Cappella Palatina, al pianterreno, la Galleria Palatina e gli Appartamenti Imperiali e Reali al piano nobile del Palazzo, la Galleria d’Arte Moderna e il Museo della Moda e del Costume al secondo piano.  

Proprio nel museo della Moda e del Costume ho avuto il piacere di imbattermi nella mostra temporanea dedicata alla stilista fiorentina Germana Marucelli, ricordata come la prima creatrice di moda italiana a rifiutare con fermezza il predominio dell’alta moda francese e ad adoperarsi attivamente per la nascita di quella italiana. La mostra – curata da Silvia Casagrande e da Vanessa Gavioli– è composta da circa 150 pezzi originali della stilista, accompagnati da opere d’arte e gioielli di artisti italiani con i quali collaborò, come Paolo Scheggi, Pietro Gentili e Getulio Alviani.

Purtroppo la mostra è terminata, ma vorrei portare anche voi in quelle stanze ricolme di abiti e gioielli, opere d’arte, fotografie e bozzetti per farvi conoscere lo stile, la fantasia e le visioni della “Sarta intellettuale”, colei che ha cambiato e creato il concetto del  Made in Italy.

Germana Marucelli – Vita

Germana Marucelli nasce nel 1905 in una famiglia di artigiani. All’età di 14 anni inizia ad avvicinarsi all’arte sartoriale nel laboratorio di famiglia. Ancora giovane, decide di aprire la sua prima sartoria a Genova nel 1932, per poi trasferirsi a Milano. Purtroppo, con lo scoppio della seconda guerra mondiale, è costretta a chiudere la sartoria. L’anno successivo, propone una collezione “antimilitarista” caratterizzata da ampie gonne e corpetti strizzati, anticipando la linea Corolle di Dior.

«Questa impalpabile telepatia tra me e Dior è sorprendente […]. Ritengo, senza ombra di dubbio, che né Dior né altri fossero a conoscenza di quello che avevo fatto io, quindi escludo si tratti di copiature.»
-Germana Marucelli

Per Marucelli, questa è stata la conferma delle sue capacità e la spinta a dichiarare ufficialmente il suo pensiero: la moda non è esclusiva della Francia. Decide così di disertare le sfilate francesi a favore di un progetto che vede al centro l’Italia e la donna. Grazie alla “sarta intellettuale”, la donna inizia a essere vista non più solo come un oggetto passivo per mettere in risalto abiti e accessori, ma come componente attiva e ragione primaria per la creazione dell’abito. Questa è la prima di una serie di innovazioni che Marucelli porta nel mondo dell’alta moda, conseguenza non solo della sfilata di Dior ma anche dell’estremo bisogno di avviare un processo di rinascita della cultura italiana, desiderio che la accomunava a numerosi artisti e intellettuali connazionali. Sono stati ritrovati alcuni scritti in cui Marucelli ricorda di aver vissuto quei giorni come una sorta di missione e che in lei il percorso da compiere era chiaro:

“si ripresentò il problema di ritornare a Parigi, perché le cose erano rientrate nei soliti binari, […] e sentivo che per me era assolutamente impossibile ritornare su quella via. Si era compiuto tutto un altro processo […] e fu in me stessa che trovai le indicazioni di ciò che dovevo fare, prima tra tutte quella di aprire un salotto di cultura e poi quella di rifiutare a tutti i costi gli inviti ad abbandonare l’Italia”

E così, dopo il suo ritorno a Milano nel 1947, in Via Cerba, diede vita ai “giovedì di Germana Marucelli“, un punto di ritrovo e d’incontro di artisti e intellettuali.

«Marucelli non è solamente una sarta alla moda; è soprattutto un’artista che ama gli artisti, si circonda di pittori e di letterati; se disegna e crea vestiti lo fa soltanto perché raggiunge in essi una forma del bello palese e viva».
-Gio Ponti

Il passo successivo importante è stato l’acquisizione della storica sartoria Ventura di Milano, aprendo la strada a una produzione internazionale e continuando la scalata al successo internazionale. Nello stesso anno, partecipa alla manifestazione “Moda Europa” a Monaco di Baviera come unica casa di moda ambasciatrice dello stile italiano all’estero. Ambasciatrice del neonato stile italiano, partecipa insieme ad altri pochi colleghi alla prima sfilata collettiva di moda italiana chiamata “First Italian High Fashion Show”, organizzata da Giovanni Battista Giorgini, un abile uomo d’affari che vedeva subito il potenziale della moda italiana. La stilista decise di presentare degli abiti in stile Impero, ispirati al mondo ellenico e decorati con motivi contemporanei realizzati insieme al pittore Piero Zuffi. Così facendo, unì passato e presente. Inutile dire che fu un successo smisurato. Dopo questa esperienza, partecipa a una seconda sfilata simile l’anno successivo, e da qui in avanti Marucelli continua a creare collezioni influenzate dall‘arte, convinta della necessità di un’interdisciplinarità nella creazione.

All’apice della sua carriera, nel 1972, Germana Marucelli presenta la sua ultima collezione a Firenze, per poi ritirarsi dalla scena pubblica. Nonostante ciò, non rinuncia alla sua passione per la moda. Continua a produrre abiti in esclusiva per le sue clienti fedeli, crea una scuola di cucito e stile per bambine, progetta un’Accademia della moda come fucina di futuri fashion designer e, nel 1974, realizza preziose tavolette auree dal nome suggestivo “Le presenze“, sintesi del suo percorso. Si spegne a Milano nel 1983.

GERMANA MARUCELLI – STILE

Nelle sue creazioni, la stilista Germana Marucelli cattura perfettamente l’animo femminile in un’epoca in continua evoluzione. I suoi abiti rappresentano creazioni affascinanti e potenti, che nel tempo hanno creato uno stile unico e riconoscibile, definito “Stile Marucelli”. Per lei, la ricerca interiore è il presupposto imprescindibile per la composizione di un abito.

“Per me, il problema della moda è sempre stato un problema di proposta. La donna che sento in me, in risposta alla mia conoscenza della donna di tutti i tempi, mi fa le sue richieste, mi suggerisce come vuole essere, e da lì, dalla mia interiorità, nasce la donna che propongo.”

Prevale in lei un nuovo concetto di moda, in cui la donna non è più solo il “soggetto passivo” da vestire di significati, ma diventa invece la componente attiva, la ragione e il senso stessi. La silhouette femminile diventa raffinata, nascosta, mettendo in risalto una bellezza che deve essere intuita e che è pronta a svelarsi al nuovo mondo, partendo dall’eleganza delle forme pure. 

Marucelli ribadisce più volte la sua passione innata per l’arte e viene considerata “una delle più attive promotrici dell’interdisciplinarità tra moda e arte“. Come anticipato nel paragrafo precedente, in lei è forte il senso di appartenenza e l’attenzione alla ricchezza della nostra civiltà, elementi che guidano il suo lavoro. 

Da una parte, c’è il potente richiamo della storia, che riecheggia in lei e la guida nel perpetuare la continuità con il passato e la tradizione; dall’altra, c’è la sua straordinaria sensibilità verso le evoluzioni sociali, culturali e di costume in atto, che le permette di essere sempre all’avanguardia e di intuire stili sempre nuovi. Marucelli vede l’abito come una tela bianca, un simulacro vuoto in cui iscrivere nuovi significati, e ammette di aver trovato nell’arte contemporanea un ottimo alleato e fonte d’ispirazione. 

Nel 1957, crea la linea “pannocchia”, pensata per le donne della nuova generazione, indipendenti, con vestiti da sera corti e tailleur con giacca a sacchetto. Dagli anni Sessanta, la sua ricerca si focalizza sulla realizzazione di capi “che cambiano continuamente sotto gli occhi di chi li osserva“, capaci di interpretare appieno le esigenze della donna del suo tempo. Tra le sue creazioni più rappresentative, si possono citare la linea “fraticello” del 1954, che richiama i pittori toscani del Quattrocento, e la linea “Vescovo” del 1960, ispirata alla serie dei “Cardinali” dello scultore Giacomo Manzù. Nel 1967, firma la sua linea “unisex” con i primi modelli no-gender. Altro esempio lampante è la linea “Assira”, risultato della sua collaborazione con l’artista Paolo Scheggi, dove il colore è l’elemento dominante. 

I capi nascono neutri, e solo dopo averli visti in movimento sull’indossatrice si decide il colore. I motivi, brevi pennellate eseguite a mano da Paolo Scheggi su shantung di seta, talvolta ricoprono l’intero abito, altre volte sottolineano solo alcuni dettagli, quasi a voler schematizzare la figura. La direzione del segno costituisce la struttura dell’abito, e il corpo, ora in secondo piano, svanisce per far emergere la vera essenza dell’essere umano: il movimento, in altre parole la vita.

GERMANA MARUCELLI – CONCLUSIONE

Le parole del poeta Ungaretti, amico di sempre, ritraggono a pieno la Marucelli come “sarta intellettuale”:

“[…] Cara Germana non è quindi difficile capire perché lei ami tanto la poesia delle parole. Sarebbero tanto lievi, tanto aerei, eppur mossi da una gravità risoluta, i modelli dei vestiti che lei inventa, per trattenere almeno durante un attimo, la fugacità della grazia, se nello stesso tempo la poesia delle parole non le fosse apparsa, in un baleno, a manifestarle l’infinito fuggitivo della poesia, indovinandone il segreto. Grazie Germana, interprete rara di poesia.”

In conclusione, Germana Marucelli si erge come una figura pionieristica nel mondo della moda, capace di tradurre, l’animo mutevole e in evoluzione delle donne, in creazioni affascinanti e potenti. Il suo stile unico, definito “Stile Marucelli“, ha lasciato un’impronta indelebile, trasformando la moda, da mero indumento, a forma d’arte. Con una sensibilità acuta verso il connubio tra moda e arte contemporanea, ha spianato la strada a una visione della moda in continua trasformazione, in sintonia con le mutevoli esigenze e aspirazioni della donna moderna. 

La sua eredità vive nelle innovazioni che ha introdotto, nel suo coraggio nel rivendicare la centralità della donna nell’atto creativo e nell’incoraggiare il costante dialogo tra passato e presente, storia e contemporaneità. 

La storia della moda è arricchita dalla sua genialità, e la sua influenza continua a risplendere, illuminando il percorso dei futuri designer e delle donne che si riconoscono nell’incessante cambiamento della vita.

SITOGRAFIA
Germana Marucelli, la sarta “intellettuale” degli anni 50. Una mostra a Palazzo Pitti | Vogue Italia

Chi è Germana Marucelli, sarta del Made in Italy (harpersbazaar.com)

Germana Marucelli, la Sarta Intellettuale - Arte e Arti Magazine (artearti.net)