Elizabeth Eleanor Siddal: decostruzione della musa
30 settembre 2025 - Stefania Abegaille
Autorialità femminile tra arte e poesia nel XIX secolo
“Noi siamo le muse, dee delle arti e proclamatrici di eroi.” Così si definiscono le stesse Muse, narratrici del 35° classico Disney Hercules.

Nella mitologia greca, le Muse erano le figlie di Zeus e della Titana Mnemosyne, dee in grado di ispirare artisti di ogni tipo. Oggi i significati che attribuiamo al termine sono molteplici.
Nella mitologia e nella tradizione letteraria greco-romana, ciascuna delle nove figlie di Zeus e Mnemosine, protettrici del canto, della poesia e della danza, e quindi tradizionalmente invocate dai poeti classici all’inizio delle loro opere. La tradizione si continuò in età posteriore, presso poeti cristiani.
Ma anche un senso figurativo largamente diffuso.
L’ispirazione poetica, la poesia stessa, il/la poeta e la donna ispiratrice dell’artista.
Ad un certo punto della storia, ci si liberò dal tradizionale “Cantami, o Diva, del Pelide Achille“, segnando un passaggio fondamentale nelle arti. Infatti, ciò che rimase fu la rappresentazione dell’essere umano nella sua essenza più profonda, priva dell’intervento divino. In questo nuovo contesto, le figure protagoniste non furono più entità sovrannaturali, ma individui reali, con sogni, aspirazioni e desideri, troppo spesso sacrificati per fare emergere il genio, a volte in modo eccessivo e doloroso.
La storia di Lizzie Siddal, il volto di molti pittori Pre-Raffaelliti, per intenderci, ci racconta una vita di aspirazioni altrui, tanto da essere ricordata più per le opera in cui fa da modella che quelle che realizza come artista.
Lizzie Siddal, il cui nome per esteso è Elizabeth Eleanor Siddal, nacque a Horborn, nel 1829, da una numerosa famiglia che vantava antenati illustri, ma che alla nascita di Lizzie, non possedeva né titoli né ricchezze, motivo per cui lavorò come modista, in una bottega di Cranbourne Alley. Nonostante l’origine modesta fu un’ottima disegnatrice che ambiva a diventare stilista finché non divenne la modella principale per i gruppo di giovani pittori: i Pre-Raffaelliti.

La Confraternita dei Pre-Raffaelliti, il cui nome originale è Pre-Raphaelite Brotherhood, fu un movimento artistico britannico fondato nel 1848 dai pittori D.G. Rossetti, W. Holman Hunt, J.E. Millais e dallo scultore T. Woolner, cui si associarono poi due critici, F.G. Stephens e W.M. Rossetti, e il pittore J. Collinson.
Il movimento nacque in contrapposizione alla Royal Academy, i cui esponenti si rifacevano ad un’arte meno costruita, precedente, a loro dire, a Raffaello Sanzio, da cui il nome della confraternita. Importanti, anche, gli sviluppi che questo movimento portarono all’architettura e alle arti decorative, come le carte da parati e i tessuti di Morris o gli arazzi e le vetrate di Burne-Jones.


Lizzie Siddal fu, quindi, una giovane donna proveniente da una famiglia modesta di Londra, che mentre lavorava come commessa, fu notata da Walter Deverell, il quale, impressionato dalla sua bellezza eterea, la scelse come modella per molti dei suoi dipinti, convincendo la padrona del negozio a lasciarla posare per lui.
Era il 1849 quando si verificò tutto ciò. Il primo dipinto che la ritrae fu La dodicesima notte, opera del 1853, ispirata all’omonima commedia di William Shakespeare, in cui la Siddal divenne il mezzo per rappresentare la protagonista femminile.

La sua figura fu, però, celebre per essere il corpo di Ophelia (1851-1852) di John Everett Millais, dove immersa in una vasca da bagno, posò per ore nell’acqua ghiacciata. Questo episodio divenne il simbolo della sua sofferenza fisica e psicologica, oltre a riflettere sul significato della tanto ricercata bellezza tragica che i Pre-Raffaelliti amavano rappresentare.

Lizzie costituiva per i Pre-Raffaelliti l’ideale di bellezza più pura, decadente e ambigua a cui si potesse ambire: carnagione chiarissima, mani esili, volto scavato, capelli rossi e occhi grandi. Tutto ciò le conferivano un aspetto sublime, quasi ultraterrena, e tormentato, da cui era facile rimanere incantati.

Questa tipologia di rappresentazione femminile era molto diffuso nel XIX secolo, che riduceva la donna a oggetto estetico e simbolico, ma non soggetto attivo.
Le opere in cui è ritratta contribuirono in modo fondamentale alla creazione di una poetica di tipo estetica che oscilla tra il dolore e la bellezza. La donna, in questo tipo di narrazione, non è mai un soggetto dell’azione, ma di contemplazione.

Le sue pose e il suo aspetto fragile vennero scelte per esprimere temi legati alla morte, alla malinconia e alla passività femminile, tipici dell’età vittoriana, che erano, però, fortemente, in contrasto con il carattere ed il temperamento di Lizzie, più energici e risoluti di quello che si possa immaginare.
Lizzie, infatti, non fu solo una figura passiva e per tutta la sua vita cercò di ritagliarsi spazio anche come artista. Tuttavia, la sua arte non ha avuto lo stesso riconoscimento del suo ruolo di modella. Le sue opere, per lo più disegni e acquerelli erano delicati e raffinate, ma spesso non venne presa seriamente dagli altri membri della Confraternita. Il suo ruolo come artista, purtroppo, fu soffocato, in parte, dalla relazione con Dante Gabriel Rossetti, e in parte dal contesto sociale in cui visse, che limitava le opportunità per le donne nell’arte.

Un momento cruciale nel percorso artistico di Lizzie Siddal fu l’incontro con John Ruskin, celebre critico d’arte e mecenate dei Pre-Raffaelliti, che riconobbe nelle sue opere una sensibilità particolare e una voce originale. Ruskin fu uno dei pochi sostenitori della sua arte in un ambiente dominato da uomini, e nel 1855 le offrì un sostegno economico annuale di 150 sterline permettendole di dedicarsi esclusivamente alla pittura, senza dover più posare come modella per mantenersi.
Questo atto di mecenatismo rappresentò un momento di emancipazione per Lizzie, che iniziò a lavorare con maggiore impegno e libertà, producendo una serie di disegni e acquerelli. Le sue opere, spesso incentrate su soggetti femminili, leggende medievali e temi fiabeschi, erano caratterizzate da un tratto delicato, quasi naïf, e da un’atmosfera malinconica e introspettiva.

Oltre ai ritratti e ai disegni, Lizzie Siddal scrisse anche poesie in cui emerse un mondo interiore tormentato e malinconico, ma anche il desiderio di trovare uno spazio di espressione individuale.
Un esempio significativo è il suo poema The Ballad of the Poor Woman, il cui tema principale ruota intorno alla sofferenza femminile e al sacrificio, ma anche al desiderio di riscatto e di evasione. In questi versi, la Siddal mostra una forte consapevolezza delle difficoltà sociali delle donne e dell‘impossibilità di emergere in un contesto dominato dagli uomini.
Nel 1862 Lizzie morì per overdose di laudano, sebbene alcuni storici suggeriscano che si fosse suicidata a causa della depressione e delle difficoltà psicologiche, aggravate dalla relazione tormentata con Rossetti e per l’insoddisfazione di non riuscire a realizzare appieno il proprio potenziale creativo in una società così rigida come era quella in cui visse.
Oggi molte delle opere realizzate, e/o che la raffigurano, sono esposte alle Tate Gallery di Londra.

Foto: Ashmolean Museum of Art and Arch / Cordon Press.
BIBLIOGRAFIA e SITOGRAFIA
Colonnelli L., Le muse nascoste. Protagoniste dimenticate di grandi opere d’arte, Milano, Giunti Editore, 2020
Hawksley L., Lizzie Siddal. Il volto dei Preraffaelliti, Città di Castello, Odoya, 2019
Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani, Musa, https://www.treccani.it/enciclopedia/musa/
Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani, Musa2, https://www.treccani.it/vocabolario/musa2/
Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani, Preraffaellismo, https://www.treccani.it/enciclopedia/preraffaellismo/
Pagano A., Dante Gabriel Rossetti e Elizabeth Siddal: un amore tra arte e laudano, ,Storica National Geopraphic, 28 giugno 2021, https://www.storicang.it/a/dante-gabriel-rossetti-e-elizabeth-siddal-amore-tra-arte-e-laudano_15247
Tate Gallery, Elizabeth Eleanor Siddal, https://www.tate.org.uk/art/artists/elizabeth-eleanor-siddal-494