Cristina da Pizzano: la prima scrittrice della storia.
16 ottobre 2020 - Nicoletta Torri

Nella storia della letteratura, se si va indietro nel tempo, è molto difficile trovare letterate e scrittrici. Questo perché alle donne, per lungo tempo, non è stato concesso il diritto di poter studiare, tanto meno di saper leggere e scrivere.
Eppure ci sono state delle eccezioni, casi singolari e sporadici, che oggi ci permettono di constatare che delle donne ci sono state. Nel Medioevo in particolare, c’è una donna che si è distinta per essere stata la prima scrittrice di professione, non religiosa bensì laica, della storia e il suo nome è Cristina da Pizzano. Non conoscevo la sua storia, come capita molto spesso, perché nonostante Cristina sia nata in Italia a Venezia, la sua figura è praticamente sconosciuta e non compare in nessun libro di storia. Questo perché la Pizzano visse la sua vita in Francia, dove oggi è maggiormente conosciuta e apprezzata, alla corte di Carlo V detto Il Saggio. Il padre Tommaso di Benvenuto detto da Pizzano, che insegnava all’Università di Bologna, fu chiamato dal re per essere suo medico e astrologo personale – sì i medici nel Medioevo erano anche astrologi – e la famiglia intera partì alla volta di Parigi. Per la Pizzano fu una fortuna, che a pochissime bambine di allora capitava nella vita: crescere nella corte di Parigi voleva dire essere nel centro più importante, a livello culturale e politico, del basso medioevo europeo.

In questo contesto, la Pizzano ricevette un’educazione letteraria molto approfondita, concessa dal padre stesso che incentivava l’istruzione della figlia, nonostante la madre avesse una visione più tradizionalista per il futuro di questa ragazza, che molto presto, sarebbe diventata moglie e madre. Grazie all’accesso totalmente libero alla Biblioteca Reale del Louvre, la Pizzano non solo imparò a leggere e a scrivere, ma passò la sua infanzia a studiare diventando una poetessa, scrittrice, editrice e filosofa. Si sposò molto presto, all’età di quindici anni, e rimase vedova dieci anni dopo, con tre figli piccoli da crescere e l’intera attività del marito morto improvvisamente da gestire, il quale era segretario del re. In questo momento di totale smarrimento, avvenne la trasformazione della Pizzano, raccontata nelle sue memorie attraverso un sogno – ad oggi non sappiamo se sia accaduto davvero o sia un’invenzione letteraria – che le portò la forza per prendere in mano la situazione.
Sogna di essere su una nave dove ,ad un certo punto, scoppia una tempesta e il nocchiero sparisce nelle acque. È suo marito che è scomparso. Lei è rimasta sulla nave, la nave della sua famiglia, è disperata, vorrebbe buttarsi in acqua e affogarsi. Ma la trattengono. La nave va alla deriva. E poi racconta che nel sogno stava dormendo e mentre dormiva la Fortuna è andata a cercarla. Poi nel sogno, Cristina si sveglia e la prima cosa di cui si accorge è che ha perso l’anello nuziale e poi si rende conto che anche il suo corpo è cambiato, le membra sono più forti, la voce più grossa, si sente più snella e leggera: Cristina sogna di essere diventata un uomo. Il modo in cui la Pizzano descrive questa trasformazione è davvero straordinario. L’assunzione di responsabilità e la solitudine generarono in lei un cambiamento che la portarono a diventare la scrittrice di grande importanza che è oggi in Francia, allora un mestiere che era praticato solo dagli uomini.

Da questo momento in poi, Cristina assume un ruolo sempre più rilevante all’interno della corte di Francia, in un periodo storico difficile a causa della guerra dei cent’anni. Si fa rispettare dalla corte, riscuote i debiti dai creditori, porta in salvo la sua famiglia dalla deriva e inizia a scrivere, stimolata anche dalle persone che la circondavano. Le sue opere toccano diversi argomenti, quali poesia, trattati sull’economia, sulla politica, sulla guerra e di filosofia. Lei stessa si occupò della diffusione dei testi, splendidamente illustrati dai suoi tre miniatori di fiducia, uno dei quali era donna – della quale purtroppo, non sappiamo nulla -, orgoglio della Pizzano, che mostrava ovunque i suoi lavori, superiori in delicatezza e precisione a tutti gli altri. Come possiamo vedere dai manoscritti, la Pizzano viene raffigurata sempre nello stesso modo iconico, con un abito azzurro austero intenta nello scrivere, indice del fatto che voleva essere riconosciuta come scrittrice professionista.

L’opera che ancora oggi stupisce è quella che scrisse nel 1405, dando vita alla Querelle des femmes, che si intitola La città delle dame (Livre de la Cité des dames), un pamphlet che oggi definiremmo femminista, che la scrittrice consegna direttamente alla regina Isabella. Scritta in pochi mesi, quest’opera è attualissima e affascinante, sia per i temi trattati, sia per la grande passione che la scrittrice fa trasparire dalle pagine, cercando di affrontare la tematica femminile che allora era continuamente sminuita dai poeti, con frasi fortemente misogine. Cristina prende spunto dal De mulieribus claris di Boccaccio e narra la visita di tre donne -Ragione, Rettitudine, Giustizia- che la invitano a costruire una fortezza, una Gerusalemme celeste tutta al femminile. In questa città vivono donne virtuose e importanti della storia dell’umanità come Saffo, Medea, Didone, Proba, Nicostrata, Giselda, Minerva, le Amazzoni, ecc. figure quindi mitologiche, bibliche, storiche, mitologiche. La Querelle, la disputa, la contesa delle donne viene vista finalmente in un’ottica totalmente differente. Nell’opera infatti, Cristina scrive che non esiste differenza di valore fra l’anima femminile, l’anima maschile e la perfezione dei due corpi. Dimostra, inoltre, la capacità delle donne a governare, ma soprattutto rivendica l’uguaglianza di raziocinio, rettitudine e capacità di giudizio tra uomini e donne. Era determinata a non dimenticarne nemmeno una di quelle donne, quelle che fecero e cambiarono la storia.

La Città delle Dame ricosse un successo enorme, basti pensare che fu tradotta persino in olandese e successivamente seguì l’epilogo, il Livre des trois Vertus, che incoraggia tutte le donne, dalla regina alla più umile prostituta, a farsi valere e a lottare per i propri diritti, senza dipendere da un uomo. La questione femminile caratterizzò l’intera produzione letteraria della Pizzano tanto che, dopo dieci anni di silenzio, nel 1429 scrive la sua ultima opera Ditié de Jehanne d’Arc dedicata alle gesta della pulzella d’Orleans, Giovanna d’Arco. Proprio nella sua figura, Cristina vede riassunte le cause per cui ha lottato nella sua vita: le donne e la Francia.

Cristina da Pizzano, precedendo di secoli quelle che saranno le lotte sulla rivendicazione femminile per i diritti e l’uguaglianza, ci ha dato un contributo importante in un periodo storico in cui le donne non venivano considerate ed erano l’ultimo anello della catena. E’ riuscita a distinguersi, non perdendo mai la sua vocazione e lottando per tutte quelle donne che erano state dimenticate dalla storia. La sua opera merita di essere studiata perché all’avanguardia su molti temi e perché è un esempio importante, se non unico, di prima scrittrice professionista nella storia.
