CATHY BERBERIAN, ARTISTA MULTIFORME
21 novembre 2023 - Enrica Sirigu
La prima volta che ho ascoltato un’interpretazione canora di Cathy Berberian è stato nel 2015 quando, ancora studentessa fuori sede, guardavo le puntate di C’è musica e musica, programma televisivo italiano del 1972.
Alla prima apparizione della cantate sullo schermo, sono rimasta sbalordita dal suo talento e dalla sua versatilità. Ciò che catturava la mia attenzione era l’apparente – e forse effettiva – facilità con la quale affrontava brani difficilissimi e, ancora di più, ciò che mi colpiva era la personalità spiccata e l’interpretazione quasi attoriale dei brani in questione.
Capii che a sconvolgermi non era solo la sua bravura ma soprattutto l’ironia e il divertimento che lasciava trasparire durante le esecuzioni e questo fatto, per una musicista che ha studiato tanti anni “musica classica” con un’impostazione sempre seriosa, era un esempio liberatorio.
FORMAZIONE
Cathy Berberian (Catherine Anahid Berberian) nacque nel 1925 negli Stati Uniti. Studiò canto a New York, letteratura e storia del teatro alla Columbia University ma nel 1949 si trasferì a Milano dove cominciò un nuovo percorso di studi presso il Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano.
Sin da adolescente ascoltava opere liriche, prendeva lezioni di recitazione, danza hindū e danze di tradizione armena, considerato che i genitori erano profughi armeni.
Lo studio del gesto e della recitazione si unirono ad una sua già spiccata e naturale ironia e ad un’incredibile facilità a stare sul palco. Queste caratteristiche la resero un’interprete unica nel panorama musicale mondiale.

CARRIERA
La sua voce e le sue doti interpretative la portarono a collaborare con i più importanti compositori di quegli anni: Bruno Maderna, Luigi Nono, Luigi Dallapiccola, William Turner Walton, John Cage, Kurt Weill, Goffredo Petrassi, Sylvano Bussotti, Igor Stravinsky, Luciano Berio. Proprio con quest’ultimo, il sodalizio non fu soltanto lavorativo ma anche sentimentale, i due infatti si sposarono ed ebbero una figlia, Cristina Berio. Il matrimonio durò quattordici anni ma la collaborazione musicale tra i due durò molto più a lungo.

La sua conoscenza di ben cinque lingue (armeno, russo, italiano, inglese e francese) e la sua versatilità consentirono a importanti musicisti di sperimentare nella composizione di brani particolari, pensati appositamente per lei. La prima opera che iniziò la lunga serie di composizioni a lei dedicate fu Aria (1959) di John Cage.
I primi anni Sessanta furono il periodo in cui entrò in crisi il matrimonio tra lei e Berio, ma questo non impedì il proseguimento del loro sodalizio lavorativo e, sono proprio di questi anni, molti dei brani più interessanti che il compositore scrisse su misura per la sua voce:
- Circles (1960) per voce, arpa e due percussionisti
- Visage (1961) per nastro magnetico con manipolazione elettroacustica della voce
- Folk Songs (1964) raccolta di undici composizioni per voce e gruppo strumentale
- Sequenza III (1965-66) per voce sola

STRIPSODY
Il brano Stripsody nacque dall’idea di Cathy Berberian e dalla sua successiva collaborazione con Eugenio Carmi e Umberto Eco nella produzione della partitura. Si trattava di una composizione particolare, in quel momento del tutto nuova rispetto a ciò che sino ad allora era stato composto.

Berberian aveva creato un testo con il solo linguaggio dei fumetti e la sua idea era quello di farlo musicare ad un compositore. Quando però Eco ascoltò quel canto, le fece notare che si trattava già di una composizione compiuta. Ciò che invece mancava, era una partitura del materiale già esistente, così Eco propose a Berberian di collaborare con il pittore Eugenio Carmi.

I tre si incontrarono un giorno del 1966, a casa di Cathy Berberian e Carmi rimase affascinato dalle sue qualità artistiche. Di quell’incontro racconta:
“Cathy era un’artista indescrivibile, un vulcano in eruzione e la sua figura era tutt’uno con la sua voce e i suoi gesti. L’opera si chiamava Stripsody e raccontava in musica le parole dei fumetti. Ascoltai cantare Cathy con emozione, diventammo improvvisamente amici, lei mi diede un piccolo disco del canto che avevo sentito poco prima, dicendosi felice che mi servisse per inventare le immagini di un libro”.
Così Carmi tornò nel suo studio di Boccadasse e ascoltò decine di volte il disco regalatogli da Berberian e in un mese concluse il lavoro producendo quattordici immagini in cui trovarono posto le onomatopee.

La prima esecuzione di Stripsody avvenne al Festival di Brema nel 1966 e la seconda alla Carnegie Hall a New York; in entrambe le occasioni il successo fu enorme.
DA MONTEVERDI AI BEATLES
Da Monteverdi ai Beatles è uno dei recital più eseguiti e conosciuti di Berberian. In esso confluiscono oltre tre secoli di musica vocale e vi si concentra tutta la sua ricerca di musiche antiche, così come di musiche contemporanee di diversa derivazione. I Beatles sono l’esempio di come Berberian rompesse gli schemi, difficilmente altr* avrebbero avuto il coraggio di inserire musica “leggera” in un programma di musica “classica”.
Già al tempo di Stripsody, Berberian cantava i Beatles a casa sua, glieli aveva fatti conoscere la figlia. Qualche anno dopo, decise di inserirli come bis nei suoi concerti e poi come repertorio. Nel 1975 al Festival di Avignone spiegò al pubblico:
“Canto i Beatles perché amo le loro canzoni e perché è musica contemporanea. Nel 1966, quando li ho scoperti, noi vecchi li consideravamo musica sovversiva e l’idea di riarrangiarli in chiave barocca all’inizio è stato un modo per far piacere i Beatles ai genitori. E ha funzionato. Con il tempo è diventata una missione: attraverso i Beatles mi sono ricollegata a un’epoca, tra il diciottesimo e il diciannovesimo secolo, in cui la musica poteva anche divertire, essere uno scherzo. Ora la ascoltiamo nelle sale da concerto con la mano sulla fronte, con l’aria seriosa: ma la musica è sempre stata anche risata, puro divertimento. Per questo ora vi canterò Ticket to ride come avrebbe potuto cantarla una cantante di oratori haendeliani della provincia inglese”.
Il suo interesse per il Beatles era sincero, senza snobbismi, tanto che nel 1967 pubblicò un disco dal titolo Beatles arias, che raccoglieva alcuni brani del gruppo inglese arrangiati per quartetto d’archi e voce, in chiave barocca e ironica.

GLI ULTIMI ANNI
Negli anni Settanta la sua attività si divise tra i concerti, le trasmissioni televisive e radiofoniche. In quegli anni ricevette anche numerosi riconoscimenti come il Grand Prix du disque e diversi Grammy awards.
Nello stesso periodo ebbe seri problemi di vista e andò incontro ad un graduale declino fisico che culminò in una morte improvvisa nel 1983, a causa di una crisi cardiaca.
Il suo lascito, a livello interpretativo e di ricerca, è davvero enorme e la consacra come musicista straordinaria.

Sitografia
https://www.palazzoesposizioni.it/pagine/cathy-berberian
https://www.internazionale.it/opinione/daniele-cassandro/2021/04/19/cathy-berberian-beatles
https://it.wikipedia.org/wiki/Cathy_Berberian
https://www.treccani.it/enciclopedia/cathy-berberian_%28Dizionario-Biografico%29/
https://www.youtube.com/watch?v=0dNLAhL46xM
https://www.youtube.com/watch?v=WLqVioiDldc
Bibliografia
Cathy Berberian, Eugenio Carmi, Umberto Eco, Stripsody, Nomos Edizioni, 2013