Arte e Attivismo con le Guerrilla Girls

16 aprile 2024 - Stefania Abegaille

Secondo quanto stabilito di ICOM – International Council of Museums –  a Praga nel 2022 si definisce museo un’istituzione permanente senza scopo di lucro e al servizio della società, che effettua ricerche, colleziona, conserva, interpreta ed espone il patrimonio materiale e immateriale.

Aperti al pubblico, accessibili e inclusivi, i musei promuovono la diversità e la sostenibilità. Operano e comunicano eticamente e professionalmente e con la partecipazione delle comunità, offrendo esperienze diversificate per l’educazione, il piacere, la riflessione e la condivisione di conoscenze.

Ciò, ovviamente è una traduzione non ufficiale e, per una maggiore trasparenza, trascrivo il testo come in originale: 

A museum is a not-for-profit, permanent institution in the service of society that researches, collects, conserves, interprets and exhibits tangible and intagible heritage. Open to the public, accessible and inclusive, museums foster diversity and sustainability. They operate and communicate ethically, professionally and with the participation of communities, offering varied experiences for education, enjoyment, reflection and knoowledge sharing.

La nuova definizione, a differenza della precedente, punta maggiormente sul legame tra il museo e la sua comunità, professionisti del settore o semplici appassionati.

Affinché, quindi, l’istituzione museo abbia valore ha bisogno di essere vissuta, anche, in modi non convenzionali. Abbiamo creato un mito nei confronti di musei e di opere contenute in esso, ma il patrimonio culturale va usato, e non solo conservato, perché solo così facendo si può creare cultura.

Ed è esattamente quello che fanno le Guerrilla Girls a partire dal 1985, usando le istituzioni museali come luogo di protesta, contro sessismo, razzismo e corruzione nel mondo dell’arte. 

L’inaugurazione del MoMA divenne lo scenario perfetto per la prima di molte proteste di queste attiviste, che chiesero a voce alta, in modo da essere ascoltate, se le donne per poter essere esposte, in questo o in altri musei, dovessero essere nude.

Guerrilla Girls, Do Women Have To Be Naked To Get Into The Met. Museum, 1989

 Do women have to be naked to get into the Met. Museum?

Le donne devono per forze essere nude per entrare al Met. Museum? 

Infatti il Museum of Modern Art di New York, il cui edificio era stato da poco rinnovato ed ampliato, in occasione dell’inaugurazione, organizzò una mostra dal titolo An international survey of art and sculpture. Gli artisti selezionati 169 e fra questi solo 13 donne.

Guerrilla Girls, The Advantages Of Being A Woman Artist, 1988

Nonostante, quindi, negli Stati Uniti, il suffragio femminile fosse una battaglia vinta e le donne fossero entrate ufficialmente nel mondo del lavoro, esistevano, ancora, alcuni ambienti che facevano resistenza alla loro presenza, come, giustappunto, i contesti artistici, e a dimostrazione di ciò le Guerrilla Girls, nel 1989, condussero uno studio approfondito sulle collezioni pubbliche del Metropolitan Museum of Art, in cui dimostrarono, con dati alla mano, che le artiste avevano prodotto meno del 5% delle opere del dipartimento di arte moderna, mentre l’85% dei nudi erano femminili. 

Insomma, erano riuscite a dimostrare che le donne, nei musei, potevano esserci solo per essere ammirate, in maniera passiva, e mai, o meglio, raramente, come soggetti attivi.

Guerrilla Girls, At last! Museums will no longer discriminate against women and minority, 1988

Ma chi sono le Guerrilla Girls?

Guerrilla Girls è il nome di un gruppo di attiviste femministe dall’identità anonima, nato a New York nel 1985 con l’intento di denunciare disuguaglianze e abusi nei luoghi d’arte. 

Guerrilla Girls, When racism & sexism are no longer fashionable, what will your art collection be worth, 1989

La loro attività artistica si serve di forme di comunicazione immediate, come locandine e manifesti affissi in punti strategici della città, spesso in prossimità di luoghi di cultura, e con l’avvento delle nuove tecnologie anche i social sono divenuti luoghi per manifestare la propria rabbia contro un sistema escludente.

Guerrilla Girls, White Chapel Street, 2016

Attraverso frasi provocatorie ed ironiche criticano la società, supportate da dati e domande scomode, portano ad una riflessione collettiva.

Uno dei loro tratti distintivi è l’utilizzo di maschere da gorilla, per le apparizioni pubbliche, garantendo così l’anonimato ai loro membri, con lo scopo di focalizzare l’attenzione sulle questioni trattate, e non sulle singole persone, che spesso utilizzano, anche nomi di artiste famose del passato come Frida Kahlo, Paula Modersohn-Becker o Gertrude Stein.

Guerrilla Girls Demand A Return To Traditional Values On Abortion, march on Washington DC, 1992

La scelta di usare delle maschere da gorilla nacque per un errore: nel momento in cui una delle attiviste coinvolte capì male il nome del gruppo – Gorilla Girls e non Guerrilla – e si presenterà, con appunto, una maschera da gorilla, da quel momento diventerà il simbolo delle Guerrilla Girls.

Ancora oggi attive e contemporanee più che mai, inglobando nelle loro proteste temi nuovi come l’inquinamento, ospitate in musei e università, scrivendo libri e realizzando progetti, anche per la Biennale di Venezia, con l’obiettivo della conquista della parità, ancora non raggiunta del tutto.

Guerrilla Girls, Women Get Resentful, 2018
Bibliografia e Sitografia:
https://www.guerrillagirls.com/
https://www.icom-italia.org/
Perna Jessica (a cura di), Guerrilla Girls. Sotto la maschera, Roma, Castelvecchi, 2018
Lunardon Ester, Piazzi Ludovica (a cura di), Comunque nude, la rappresentazione femminile nei monumenti pubblici italiani, Milano, Mimesis, 2023