Le donne nell’arazzo di Bayeux: tessitrici anonime protagoniste della storia
24 settembre 2024 - Paola Crippa
L’arazzo di Bayeux racconta la vita quotidiana di un popolo fatto di guerrieri, di re e di regine che seppe creare regni e dinastie da Nord a Sud, dalla Francia alla Gran Bretagna, fino alla Sicilia ed alla Terra Santa: i Normanni.
L’arazzo di Bayeux è un rotolo di lino di 70 metri ricamato, dove sono rappresentati gli eventi compresi nel periodo che va dal 1064 al 1066, cioè fino alla battaglia di Hastings. Vi sono raffigurate 626 persone e, tra queste, solo 3 donne, 505 animali di differenti specie, 41 imbarcazioni e 49 alberi.
Ma chi ha realizzato effettivamente quest’opera?
Questa è la parte più gratificante del nostro lavoro di storiche dell’arte: cercare di offrire una chiave di lettura diversa che dia maggiore spazio al contributo delle donne nella storia dell’arte. Non ci limitiamo a ricercare figure di artiste “eccezionali” che hanno raggiunto grandi risultati, ma ci impegniamo a modificare il nostro sguardo sull’arte stessa, riconoscendo che alcune forme di artigianato tipicamente femminili, come il ricamo, fanno a tutti gli effetti parte del patrimonio artistico. In questo modo, superiamo la dicotomia tra le cosiddette “arti maggiori” e “arti minori”.
Proprio in quest’ottica dobbiamo considerare l’arazzo di Bayeux.
L’arazzo fu tessuto tra il 1070 e il 1077. Per secoli si credette all’affascinante leggenda secondo la quale esso fosse stato realizzato dalla regina Matilde, moglie di Guglielmo il Conquistatore, e dalle sue dame di compagnia. In realtà, fu commissionato dal vescovo Oddone, fratellastro del re normanno, e realizzato da una comunità di monache inglesi, forse a Canterbury, dove si trovava una rinomata scuola di tessitura.
Come detto, l’arazzo viene attribuito a ricamatrici attive nei conventi dei territori inglesi conquistati. A tale ipotesi si oppongono i sostenitori dell’origine francese dell’arazzo, i quali ritengono che l’opera sia stata realizzata nei laboratori tessili del monastero normanno di San Fiorenzo a Saumur. Quel che è certo è che le ricamatrici inglesi erano celebri in tutta Europa per la loro maestria, reputazione confermata dal cappellano di Guglielmo il Conquistatore, Guglielmo di Poitiers, il quale scrive che “les femmes de l’Angleterre sont très-habiles aux travaux d’aiguille” (molto brave a lavorare con l’ago). Se, come ampiamente accettato, l’arazzo fu cucito da mani diverse, sembra plausibile il coinvolgimento di donne presenti nei conventi compresi tra Winchester e Canterbury.
Va tuttavia notato che l’arazzo non rispecchia la tipica magnificenza del ricamo inglese medievale, contraddistinto dalla complessità dei punti utilizzati e dall’opulenza dei fili di seta o metallo prezioso.
Da subito si comprende inoltre come alle donne sia dato poco spazio nella storia della Conquista Normanna. Infatti, come già anticipato, tra le 626 figure rappresentate solo 3 sono donne.Una di queste è chiaramente identificabile come la moglie di Edoardo il Confessore, che veglia il marito sul letto di morte.

Un’altra scena rappresenta invece una donna con un bambino che scappa da una casa in fiamme, mentre i Normanni sbarcano sulle coste inglesi. Questa donna è stata riconosciuta come la prima moglie del re Harold: Edith Swanneck.

La terza figura è la più intrigante, quella che ha dato vita a molte interpretazioni. Si tratta di AElgyva, il cui nome si legge chiaramente sopra la sua testa.

AElgyva è rappresentata davanti a una porta, sulla soglia di una casa, con un chierico che le tocca la guancia. Non è chiaro se il tocco sia di ammonimento o di benedizione, ma appare evidente una sorta di collaborazione tra i due. La scritta in latino “Ubi unus clericus et AElgyva” recita semplicemente: “Qui un certo chierico e AElgyva.”
Incompleta, la frase non riesce a identificare né AElgyva né il sacerdote, né a chiarire il contesto in cui i due si trovano insieme. Nella bordura, ai piedi di AElgyva, è raffigurato un uomo nudo che imita la postura del chierico, forse inserito per suggerire una sorta di scandalo legato alla dama.

Poiché questa è l’unica scena dell’intero Arazzo di Bayeux in cui la donna è la vera protagonista e considerando che è solo una delle tre donne raffigurate nell’intero ricamo, la storia raffigurata deve avere un certo significato per la storia dell’Arazzo di Bayeux e per la conquista normanna.
Ma chi era la misteriosa AElgyva?
Nella storia normanna del periodo pre e post Battaglia di Hastings ci sono diverse donne che potrebbero essere identificate come AElgyva, poiché questo nome era molto popolare nell’Inghilterra dell’XI secolo.
Nel XVIII secolo, fu suggerito che “AElgyva” significasse “regina” e quindi l’immagine poteva rappresentare un messaggero reale che informava la regina Matilda che il re Guglielmo aveva promesso una delle loro figlie come sposa per Harold del Wessex. Naturalmente, nel 1064, Matilda non era ancora regina, e quindi “AElgyva” dovrebbe tradursi come “duchessa”.
Nel XIX secolo, è stato suggerito che la scena raffigurasse la figlia di Matilda e Guglielmo informata del suo fidanzamento. Questa teoria ignora però il fatto che Matilda e Guglielmo non avevano una figlia di nome AElgyva. Un’altra teoria è che la dama sia Ealdgyth, la futura moglie di Harold, che riceve la notizia del salvataggio del re dal naufragio o dalle grinfie del conte Guy di Ponthieu, da parte del duca Guglielmo. Tuttavia, non ci sono prove che Harold fosse fidanzato con Ealdgyth prima della fine del 1065 o dell’inizio del 1066.
La seconda moglie di Etelredo II, Emma di Normandia, è una candidata che merita un’indagine più approfondita. Emma fu la moglie di Etelredo dal 1002 fino alla sua morte nel 1016. Nel 1017 sposò poi Canuto. Emma ebbe tre figli dal primo marito: Alfredo, Edoardo e Goda, e altri due figli da re Canuto, Canuto II e Gunilda. In Inghilterra, per rispetto alla prima moglie di Etelredo, Aelfgifu, Emma venne chiamata con lo stesso nome, come mera sostituta. Nel matrimonio con Canuto, la sua figura venne messa in ombra dalla moglie precedente, Aelfgifu di Northampton, sempre citata come Aelfgifu di Normandia.
Nonostante il suo ruolo di “seconda moglie”, i suoi nobili matrimoni crearono comunque un forte legame tra l’Inghilterra e la Normandia, che avrebbe trovato il suo culmine nel 1066 con il suo pronipote Guglielmo il Conquistatore. Consigliere e cappellano di Emma fu il vescovo Stigand, che in una cronaca inglese apparsa due secoli dopo, veniva descritto anche come suo amante.
Se Emma fosse la Aelfgifu dell’Arazzo di Bayeux, questa storia potrebbe spiegare la sua inclusione, soprattutto se il tocco del chierico nella scena fosse quello di un amante, piuttosto che di un prete ammonitore. Tuttavia, ci sono diverse ragioni per scartare Emma dall’essere presente nell’arazzo: la prima è che la storia di Emma e Stigand come amanti apparve due o tre secoli dopo la sua morte, e non esiste alcuna prova contemporanea di una relazione tra i due. La seconda ragione è che la loro relazione avrebbe avuto poca influenza sulla conquista normanna, rendendo improbabile la sua inclusione nell’Arazzo di Bayeux.
Un’altra ipotesi per l’identità dell’Aelfgifu dell’Arazzo di Bayeux è Aelfgifu di Northampton. Aelfgifu fu la prima moglie di re Canuto, nata intorno al 990, da una famiglia importante delle Midlands. Si sposò con Canuto tra il 1013 e il 1016, e la coppia ebbe due figli, Swein e Harold Harefoot. Swein fu inviato a governare la Norvegia con sua madre come reggente, ma fu cacciato per malgoverno. Morì in Danimarca, e Aelfgifu tornò in Inghilterra, dove suo figlio Harold fu incoronato re nel 1037.
Se Aelfgifu è la donna nell’Arazzo di Bayeux, potrebbe essere legata a uno scandalo di cui si parlava già durante la sua vita: si diceva che, con l’aiuto di un monaco, Aelfgifu avesse fatto passare per suoi i figli di una sua serva, un’accusa fatta sia per il primo che per il secondo figlio. Le storie scandalose sorsero dopo la morte di Canuto, quando Aelfgifu tornò in Inghilterra e fece di tutto per far diventare re suo figlio Harefoot. Secondo un’altra versione delle cronache, il monaco sarebbe stato il vero padre dei bambini. Gli uomini nudi ai margini della scena, uno dei quali brandisce un’ascia, sono considerati ulteriori prove di questo scandalo.
Una delle ipotesi più realistiche è che la donna nell’arazzo sia una donna con un nome diverso, ma la cui storia includeva uno scandalo rilevante per Harold del Wessex. Questa dama potrebbe essere Eadgifu o Eadgyva, badessa di Leominster nel 1046. La storia di Eadgifu è raccontata nelle cronache anglosassoni: fu rapita, probabilmente per ottenere il controllo delle vaste proprietà di Leominster nell’Herefordshire. La sua storia è associata a uno scandalo e alla presenza di suo presunto figlio in Normandia.
Nonostante le molte possibilità e teorie che circondano AElgyva e il suo chierico, le loro identità e il motivo della loro inclusione nell’Arazzo di Bayeux rimangono un mistero. AElgyva potrebbe non essere nessuna delle donne suggerite, ma un’altra che, nel passaggio di quasi un millennio, si è persa nelle nebbie del tempo. La storia potrebbe essere stata ben nota all’epoca in cui l’arazzo fu creato, rendendo superflua qualsiasi spiegazione ulteriore per gli spettatori dell’XI secolo.
Molte controversie storiche restano irrisolte. Nonostante l’enorme quantità di studi, le origini dell’arazzo sono ancora un mistero, la sua provenienza è discussa, le ricamatrici rimangono sconosciute, la nazionalità è incerta, e la sequenza delle nove strisce che lo compongono è ancora oggetto di dibattito, così come il suo racconto, ritenuto incompleto.
Bibliografia e Sitografia:
A Historical Document Pierre Bouet and François Neveux, bayeuxmuseum.com/en/un_document_historique_en;
The Mystery Lady of the Bayeux Tapestry, Paula Lofting, annabelfrage.qordpress.com;
Ӕlfgyva: The Mysterious lady of the Bayeux Tapestry, M.W. Campbell, Annales de Normandie;
The Bayeux Tapestry, the Life Story of a Masterpiece, Carola Hicks;
Æthelred II [Ethelred; known as Ethelred the Unready] (c. 966×8-1016), Simon Keynes, Oxford Dictionary of National Biography, oxforddnb.com;
Britain’s Royal Families; the Complete Genealogy, Alison Weir;
Queen Emma and the Vikings: The Woman Who Shaped the Events of 1066, Harriet O’Brien;
The Anglo-Saxon Chronicle tradotti da James Ingram;
On the Spindle Side: the Kinswomen of Earl Godwin of Wessex, Ann Williams;
Swein [Sweyn], earl, Ann Williams, Oxford Dictionary of National Biography, oxforddnb.com;
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The Chronicle of John of Worcester, Thomas Forester, A.M;
The Anglo-Saxon Chronicles edited and translated, Michael Swanton.
I fili della vita. Una storia del mondo attraverso la cruna dell’ago. Clare Hunter.