Andra Ursuta: le sculture tra tradizione e innovazione

28 gennaio 2023 - Sonia Chabbi

Nata in Romania, l’artista residente a New York estrae i ricordi dell’infanzia e le sue radici nell‘Europa orientale per creare opere che affrontano questioni politiche e sociali con un senso dell’umorismo oscuro, pungente e spesso autoironico. Ha partecipato a diverse edizioni della Biennale di Venezia (2013, 2019 e 2022) e le sue opere sono attualmente esposte nella mostra collettiva ARS22: Living Encounters presso il Museum of Contemporary Art Kiasma a Helsinki, Finlandia.

ICONOGRAFIE  POPOLARI

La sua coinvolgente iconografia personale trae spesso ispirazione dalle tradizioni popolari rumene così come dalle sue stesse frustrazioni e paure. Per l’opera dal titolo “T. Vladimirescu #5, An International Psychic Maeuver” (2007-2010), ad esempio, Ursuta ha costruito una stanza modello in scala di una casa delle bambole basata sulla casa in cui è cresciuta, nella piccola città transilvana di Salonta, nei Monti Balcani.

Al centro della minuscola stanza c’è una massa incombente e amorfa – un riferimento alla pratica della sua famiglia di trasformare il grasso di maiale per il sapone fatto in casa e una metafora per gli spettri persistenti del passato dell’artista.

IL LINGUAGGIO DELLA DEA

“Conversion Table” (2012) è nata dal fascino di Ursuta per il lavoro di Marija Gimbutas, un’archeologa lituano-americana nota per le sue ricerche sulle culture neolitiche della “Vecchia Europa”, in particolare l’area da cui proviene Ursuta.

Il noto libro di Gimbutas, “The Goddesses and Gods of Old Europe”(1974) ossia, Il linguaggio della Dea, fornisce prove di culti matriarcali in questa regione, e la sua cultura ha avuto un’influenza significativa su molte pensatrici femministe negli anni ’70, specialmente quelle associate al Great Goddess Movement, che celebra divinità femminili.  

Con i torsi colonnari e i seni appuntiti, i busti di Ursuta richiamano anche le forme femminili primitive della scultura Modernista e, con la loro combinazione di materiali animali e vegetali, invitano anche a un’interpretazione come sacri oggetti feticci.

Ogni busto è decorato con un’elaborata collana di monete, che evoca quelle tradizionalmente indossate dai gipsy nell’ambiente rurale della città natale di Ursuta. L’artista ha descritto la sua fascinazione per l’idea di “indossare il denaro come ornamento“, che ha anche “l’obiettivo di aumentare il valore di una donna, come se le donne non valessero molto da sole“.

Con monete  provenienti dagli Stati Uniti, dall’Unione Europea e dalla Romania che decorano la collana dell’opera, il “Conversion Table” di Ursuta indica lo storico commercio di donne nel mercato transnazionale e la continua mercificazione del corpo femminile.

Da citare inoltre l’opera  Impersonal Growth (2021), il cui fisico alieno della scultura è  ispirato ai mostruosi xenoformi di Alien. Nelle sue opere più recenti, tra le quali Phantom Mass e Therminal Figure, entrambe del 2021, il corpo è sempre più costretto nella sua posa.

Andra Ursuta, Phantom Mass, Biennale Internationale d’Art de Venise

Elementi come corsetti, fibbie e ossa si trasformano progressivamente nei componenti tecnici di un corpo cyborg in continuo mutamento.

Negli ultimi dieci anni, Ursuţa ha ottenuto riconoscimenti per il suo lavoro scultoreo inventivo che estrae le correnti più oscure della società contemporanea. Attingendo dalla memoria, dalla nostalgia, dalla storia dell’arte e dalla cultura popolare e impiegando una varietà di media, l’artista trasforma oggetti e materiali comuni in sculture e installazioni visceralmente evocative che danno una nuova forma redentrice all’esperienza soggettiva.


Bibliografia e sitografia:
Marija Gimbutas, Il linguaggio della Dea, 1989;
http://www.enciclopediadelledonne.it/biografie/marija-gimbutas/ 
https://www.labiennale.org/it/arte/2022/il-latte-dei-sogni/andra-ursu%C5%A3a
https://www.davidzwirner.com/artists/andra-ursuta
https://www.artuu.it/le-sculture-evocative-di-andra-ursuta/